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7 Days in Havana
Scritto da Emanuele Rauco   
Friday 08 June 2012

In sala dal 8/06/2012 Genere Drammatico
Regia B. Del Toro, P. Trapero, J. Medem, E. Suleiman, G. Noé, J. C. Tabìo, L. Cantet Con Josh Hutcherson, Daniel Brühl, Emir Kusturica, Elia Suleiman, Melissa Rivera
Paese Spagna/Francia, 2012 Durata 129’
Distribuzione BIM

►7 registi nella capitale cubana per raccontare il contrasto tra i loro sguardi (quasi) stranieri e la realtà locale. Tra spunti interessanti e vacanza premio...

 

Recensione

Non sempre il regista è l'autore e il motore di un film. Nel caso di 7 Days in Havana – presentato al Certain regard del Festival di Cannes – il vero artefice è lo scrittore Leonardo Padura, autore dei racconti alla base del film, che raduna a sé 7 registi per trarne le loro versioni. All'appello ci sono Benicio Del Toro (esordiente), Pablo Trapero, Julio Medem, Elia Suleiman, Gaspar Noè, Juan Carlos Tabìo e Laurent Cantet.

Un turista americano in cerca di donne, Emir Kusturica ospite di un festival, una cantante che vorrebbe partire, un regista che aspetta di poter parlare con Fidel Castro, una ragazza che deve essere purificata, una famiglia alle prese coi dolci e un condominio alle prese con la festa per una madonna. Coordinato negli script proprio da Padura e dalla moglie Lucia Lòpez Coll, 7 Days in Havana non è un film su una città, come possono essere Paris je t'aime o I Love New York, ma una riflessione sfaccettata sul rapporto tra Cuba e chi la guarda dall'esterno.

Vero protagonista del film infatti è lo sguardo dello straniero sia nel senso dei registi – 6 su 7 non sono cubani – sia in quello dei personaggi che vi interagiscono, passando dal ragazzino che di Cuba vuole gli stereotipi (addentrandosi sempre più nel cuore della città), le sue tradizionim, la quotidianità delle sue persone, fino ad arrivare al cuore folk del suo popolo, quella santeria che si specchia in due ragazzi pronti a scappare in America. Più che un ritratto, 7 Days in Havana è un viaggio sospeso tra ciò che c'è e ciò che si vorrebbe vedere, tra il calore di musica e sensualità al sapore di mojito e i bozzetti paradossali di un tempo che non c'è più; ma se i quadretti descrittivi di Padura possono contare sulla mano dello scrittore, la mano dei registi deve essere altrettanto felice per renderli a pieno.

Molti dei cineasti non entrano in sintonia col cuore o l'anima della città: Del Toro si limita alla “barzelletta”, Trapero si adagia sulla personalità di Kusturica, Medem è buono per le soap-opera, l'unico cubano, Tabìo, non va più in là della sitcom, mentre Cantet ha perlomeno buon gioco coi suoi attori improvvisati. Fanno eccezione Suleiman, come sempre sospeso tra Tati e Kitano nel guardare attonito la realtà che gli sfugge di continuo (esilarante lo sberleffo a Castro), e a sorpresa Noé, che senza parole, solo con la forza dei corpi e di ossessivi stacchi sul nero fa pulsare il cuore segreto della città e dei suoi abitanti. Facendo in modo che un viaggio non diventi solo una vacanza. (Emanuele Rauco)

 

Trailer:

 

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