| Videocracy |
| Scritto da Andrea Avvenengo | ||||
| mercoledì 02 dicembre 2009 | ||||
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Genere Documentario In breve Documentario/inchiesta sul sistema TV che cade con disarmante banalità nelle stesse trappole che vorrebbe denunciare e disinnescare.
Regia Erik Gandini Paese Svezia/Danimarca/Regno Unito/Finlandia, 2009
Sarebbe ormai facile e scontato, quasi retorico, parlar male della televisione italiana, tanto più nel momento in cui si fa l'ulteriore scelta di campo di rimestare nel fitto sottobosco di preservativi usati, risiko grandezza naturale e do ut des dei suoi intrallazzi col Potere, quello con la P maiuscola. Ma siamo davvero così sicuri che basti fornirsi di un minimo di senso critico, accendere un apparecchio e sedersi comodi in poltrona per andare dritti al punto? Sembrava essere la figura giusta Erik Gandini, formazione italiana ma crescita professionale avvenuta all'ombra delle socialdemocrazie scandinave - quindi abbastanza al riparo dai fortunali censori e dalle storture tricolori – per incarnare quel soggetto finalmente in grado di darci una visione ester(n)a, e allo stesso tempo coerente con le nostre italiche categorie di giudizio, su quanto in corso nei sempre più confusi rapporti tra esercizio della democrazia e medium televisivi, pubblici e privati. Le censure Rai e Mediaset, tempestivamente intervenute a bloccare la messa in onda del trailer di questo suo Videocracy, sembrava non essere altro che l'ultimo tassello di un puzzle recante l'effigie della tanto attesa bomba pronta ad esplodere sul nostro panorama mediatico. Ma ben lungi dall'essere quanto sembrava – un'inchiesta di matrice più politica che politicizzata – Videocracy si sgonfia con sistematico metodo, virando su un taglio decisamente più da inchiesta di costume che da lucido assalto all'arma bianca, accontendandosi di fungere da panoramica un po' sfilacciata nello svolgimento e facilona nelle forme dell'offerta media delle televisioni italiana, buona a far sganasciare alle nostre spalle parte del pubblico europeo e sparando su una Croce Rossa già di per sé crivellata a morte. E quindi via alle danze con inutili idioti del nordest religiosamente dediti all'unione tra arti marziali e pop latino come via nuova al successo televisivo, Lele Mora e la sentita manifestazione del suo filo-fascismo, la vestizione del Principe Fabrizio Corona con tanto di nudo integrale pre-marchetta discotecara e l'inutile intervento della fotografa di Villa Certosa Marella Giovannelli. Tutto già visto, risaputo, regurgitato. Ben più interessante, tanto per dire, l'intervento di un regista del Grande Fratello sulle manovre Mediaset, tanto oscure quanto prevedibili, atte a garantire una maggior visibilità al Cavaliere durante una delle sue uscite in seconda serata sulla TV pubblica; poca roba e nemmeno così sostanziale, ma forse il labile indizio di una via all'inchiesta che avrebbe potuto garantire al prodotto ben altro taglio. Peccato, perché quell'incipit dal flavour orrorifico imperniato sull' estratto dall'antesignano Spogliamoci Insieme (il primo quiz televisivo con espliciti riferimenti sexy andato in onda per sei mesi tra il 1977 ed il 1978 su Tele Torino International) rendeva bene l'idea della genesi culturale del mostro in fieri, ancora dormiente nelle segrete stanze del potere futuro. (Andrea Avvenengo)
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