| Diary of the Dead |
| Scritto da Alessandra Sciamanna | ||||
| lunedì 13 luglio 2009 | ||||
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Genere Horror In breve Morde ancora, dopo circa quarant'anni di carriera, George A. Romero, padre biologico dello zombi cinematografico.
Genere Horror
Morde ancora, dopo circa quarant'anni di carriera, George A. Romero, padre biologico dello zombi cinematografico. E lascia il segno, grazie ad una critica sociale “al passo con i tempi”, ancora in grado di pungere a dovere. Diary of the Dead, non è il quinto capitolo della saga horror sui non morti più famosa d'America, ma un'opera a sé, che si distacca dalle precedenti e imbocca una nuova via per quanto concerne stile e contenuti. La prima e più evidente novità risiede nel linguaggio: tutti gli avvenimenti del film sono narrati “dall'interno”, attraverso le telecamere dei protagonisti, in quello che, a tutti gli effetti, si palesa come falso documentario. Un gruppo di giovani studenti sono impegnati nella realizzazione di un cortometraggio horror. Ma intorno a loro qualcosa sta cambiando: i morti si sono risvegliati e camminano in mezzo ai vivi. Così, gli impavidi ragazzi della troupe, a bordo di un camper, realizzeranno un documentario on the road sullo strano fenomeno, decisi a svelare una raccapricciante realtà che i media si ostinano a nascondere. Romero non ha perso la stoffa, tanto meno lo spirito critico: Diary of the Dead regala allo spettatore un incalzante spaccato della società moderna e un'analisi interessante sul mondo che ci circonda, soprattutto alla luce delle nuove tecnologie, di cui l'uomo, per sua inevitabile natura, fa uso e abuso. Chiaramente, il film, si porta dietro tutti i problemi fisiologici del genere “in presa diretta” (che ultimamente sta andando alla grande, vedi Rec e Cloverfield) ma, nelle mani di Romero, anche il già visto acquista nuova luce. L'espediente del falso documentario non è soltanto una manovra estetica o, peggio ancora, una banale furbata per alimentare la tachicardia. Fa parte, come dicevamo, di un discorso più ampio. Momenti grotteschi, come quello del ragazzo che sta per essere mangiato vivo e invece di scappare filma tutto con la sua telecamera, sono veri e propri sfottò a una società telerimbambita e webdipendente. Come cita più volte la protagonista: “se non riprendi è come se non fosse successo”. Occorre comunque precisare che Romero, con Diary of the Dead, è ancora una volta un precursore: il film è stato iniziato e concluso nel 2006, prima di Rec e Cloverfield, anche se poi è rimasto schiacciato dalla mostruosa campagna marketing dei due colossi. É inoltre dalle piccole cose che si vede la mano del maestro: Romero tratteggia personaggi deliziosamente sopra la righe (come il contadino muto e il professore) e propone chicche grottesco/splatter che fanno venire il brividino sulla schiena. Lo zombi sociale di Romero fa ancora centro, senza quei ricamini fashion che vanno tanto per la maggiore, ma più lento e affascinante che mai. (Alessandra Sciamanna)
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Regia George A. Romero























