| Torino GLBT: seconda giornata |
| Scritto da Redazione | |
| venerdì 24 aprile 2009 | |
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Partono i concorsi lungometraggi e documentari
Prima giornata piena di eventi del 24° Da Sodoma a Hollywood – Torino GLBT Film Festival, con i due lungometraggi che aprono il concorso. Rückenwind di Jan Krüger, esordio del regista tedesco, che narra la storia di Johann e Robin che decidono di fare una gita in campagna. Più penetrano, però, nei boschi, più strana diventa la loro gita. Le biciclette scompaiono e la mappa non li aiuta a ritrovare il percorso. Capiscono di essere in pericolo, ma cercano di non dare troppa importanza a quello che sta succedendo: decidono di perdersi... Altro esordio è il secondo film in concorso, El patio de mi cárcel di Belén Macías (Spagna, 2008), prodotto da Augustin Almodòvar e già con tre nomination ai premi Goya (tra cui miglior rivelazione). A Madrid una ex-ladra che non riesce ad adattarsi alla vita fuori dal carcere decide di fondare una compagnia teatrale insieme a tre sue amiche: una prostituta, una migrante colombiana e una rom, nel tentativo di dare una raddrizzata alle loro vite. Nel cast le almodòvariane Blanca Portillo (Volver - Tornare) e Candela Peña (Tutto su mia madre). Arrivano da India, Thailandia e Messico i tre documentari in concorso: Out in India: A Family's Journey di Tom Keegan (USA/India, 2007), con interventi di Nandita Palchoudhari e Richard Gere, segue la coppia Peter Carley e David Gere per il loro viaggio di nove mesi in India insieme ai due piccoli figli adottati per cercare di dare il proprio contributo alla lotta contro l'AIDS. In India milioni di persone sono sieropositive, il 90% delle quali non sa di esserlo. I rapporti occasionali e il sesso non protetto sono all'ordine del giorno e i temi della prevenzione sessuale e dell'AIDS sono un tabù. In una società così tradizionalista ma che, allo stesso tempo, anela alla modernità, possono due papà americani fare la differenza? Delle difficoltà di fare cinema con scene apertamente omosessuali parla Boriven nee yu pai tai karn kuk kun (This Area is Under Quarantine) di Thunska Pansittivorakul (Thailandia, 2009), originale per la sua realizzazione: la legge thailandese le proibisce e i due ragazzi che raccontano le loro esperienze, anche sessuali, non si vedono mai nudi, ma non mancano invenzioni visive accattivanti. Questo film concorre assieme a Intimidades de Shakespeare y Victor Hugo (Shakespeare and Victor Hugo's Intimacies) di Yulene Olaizola (Messico, 2008) al Premio Nuovi Sguardi assegnato dal comitato di selezione del Festival. Il primo film di Olaizola indaga i misteri della pensione gestita da Rosa Carbajal, nonna della regista, all'angolo tra le calles Shakespeare e Victor Hugo, a Città del Messico, che nasconde una storia intima e appassionata. Vent'anni prima, Rosa aveva incontrato Jorge Riosse, un giovane tenente con cui aveva stretto una profonda amicizia e che si era trasferito a vivere nella pensione, ma dopo la sua morte improvvisa si scopre che lui era un serial killer.
Franca Valeri & Ferzan Ozpetek
Franca Valeri e Ferzan Ozpetek sono i protagonisti nel pomeriggio, per la presentazione di un altro de “i film della sua vita”: Leoni al sole di Vittorio Caprioli, un fresco pastiche di relazioni sentimentali della durata di un'estate, con una frizzante e splendida Franca Valeri accanto a Philippe Leroy nell'esordio di Caprioli girato nel 1961. "Quando Giovanni Minerba mi ha fatto la proposta, non potevo che essere felice. Volevo cominciare con una serie delle “Madame”, a partire dallo splendido Madame X (di David Lowell Rich) con Lana Turner, passando per Madame Rosa (in Italia si chiamava La vita davanti a sé) interpretato da Simone Signoret, per arrivare a Madame Sousatzka di John Schlesinger con l'intrigante Shirley MacLaine, e finire con Madame de... che in italiano si chiama I gioielli di Madame de... ed è stato diretto da Max Ophüls nel 1953. Purtroppo ci sono stati problemi di reperibilità delle pellicole, e così l'unica “madama” rimasta è quella di Ophüls, film che mi aveva letteralmente rapito per i movimenti di macchina! Poi c'è un'altra “signora” che ho amato molto da piccolo, La signora mia zia di Morton DaCosta del 1958, di cui mi aveva colpito il modo di raccontare, la scenografia, le luci, e mi è entrato nel cuore il sentimento di quel ragazzino davanti a sua zia, l'aprirsi di quel suo mondo. Può sembrare superficiale quello che dice la zia, ma lei tocca corde profonde con le sue parole. Bianca di Nanni Moretti l'avevo visto ben due volte di seguito, mi aveva colpito quel personaggio, ciò che provava per la separazione dei suoi amici accoppiati, è un film singolare di Moretti. Di tutt'altro genere Leoni al sole di un altro regista italiano che amo: Vittorio Caprioli, è davvero un grande, mi ricordo anche il suo Parigi o cara. Rivedere Il segno di Venere di Dino Risi sul grande schermo vuol dire riscoprire una strepitosa Franca Valeri, ho riso e pianto nel guardarla." (Ferzan Ozpetek)
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