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By Giulio Questi
Scritto da Redazione   
Thursday 29 May 2008
Home video: Raccolti in un'edizione a doppio dvd dalla RHV, i sette cortometraggi digitali di Giulio Questi, regista del cult Se sei vivo spara. Un grande ritorno dopo anni di silenzio. Data uscita: 06/05/2008

 

By Giulio Questi

Data uscita: 06/05/2008

Dischi: 2

Regista: Giulio Questi

Genere: Cortometraggi

Anno: 2003 - 2007

Durata: 150 min

Etichetta: Ripley’s Home Video

Audio: italiano Dolby Digital Mono

Sottotitoli: inglese

Extra: Intervista-backstage, commento critico, booklet

Area DVD: Area 0

Altro: Sistema PAL; Formato 4/3

 

I CORTI:
Doctor Schizo e Mister Phrenic- In genere le convivenze sono difficili. Ma ancora più difficile è la convivenza col proprio doppio se una persona vive sola. In questo caso la schizofrenia è in agguato in ogni angolo della casa. Lettera da Salamanca- Nel cuore della notte mentre il protagonista è intento a sfogliare un libro, qualcuno suona alla porta. E' un misterioso uomo senza volto che porta una lettera dal contenuto inquietante. Tatatatango- Sesso, pallottole, sangue. Un dramma della gelosia. Arriva un commissario di polizia con il suo assistente sciocco. Un caso di difficile lettura. Tre cadaveri e un solo morto. Psicanalisi o indagini scientifiche? Di più. Occorre la consulenza teologica dell'Arcivescovado. Mysterium noctis- Un black out senza fine. Non solo la propria casa, il mondo intero è al buio. Alla luce delle candele il protagonista tiene un diario, e in quella notte eterna assediato da fantasmi e paure il corpo del protagonista si modifica. Repressione in città- Pomeriggio d'estate in città, una visita improvvisa: è la società del gas per un controllo delle utenze. L'utente, la procedura, la fattura, il controllo, la prassi: il protagonista colto di sorpresa è sottoposto a un interrogatorio che arriva fino alla tortura fisica. Vacanze con Alice- Il protagonista è immerso nella lettura di Alice nel paese delle meraviglie, quando improvvisamente una bambina "dagli occhi di sogno e di chimera" appare alla finestra in cerca di aiuto. Visitors: Fantasmi notturni tormentano il protagonista e lo riportano al suo passato, agli anni tragici della guerra partigiani. I morti di allora ritornano dall'unico sopravvissuto, gli offrono una berretta a sua scelta e lo invitano a seguirli...

GLI EXTRA:
Il cinema digitale secondo Giulio Questi: documentario-intervista ricco di interessanti retroscena sulla lavorazione dei corti (a cura di Stefano Consiglio). L'occhio del critico: divertente incursione ghezziana del critico Domenico Monetti che ripercorre la carriera del regista. In allegato un booklet completo di filmografie e note biografiche.

 

NOTE:

Leggi l'intervista a Giulio Questi

Giulio Questi, la storia:
Giulio Questi è un regista che, con pochi film all'attivo, ha lasciato un segno. Ogni sua pellicola ha tracciato nuovi confini, vivisezionato e personalizzato generi cinematografici altrimenti condannati a un'anonima serialita', reinventato nuovi codici linguistici. Perché Giulio Questi prima che regista è letterato. Prima che cineasta autore. Questi si serve della macchina da presa come lo scrittore utilizza la penna. Per raccontare, per scrivere attraverso il cinema. Magari in compagnia di Kim Arcalli, l'indimenticato montatore, sua penna era il maneggiare, il tagliare e l'incollare la pellicola. O il bere un buon bicchiere di vino con gli amici e parlare e parlare. La coppia Questi/Arcalli era talmente affiatata che veniva definita nell'ambiente cinefilo romano "Jules e Kim". Due autentici visionari pop del cinema. Altrimenti non si spiegherebbe la reinvenzione di un genere come il western all'italiana (Se sei vivo spara, 1967). O la contestazione riletta attraverso l'estetica di Bataille (La morte ha fatto l'uovo, 1968). E ancora il lucido delirio "metafisico" di Arcana (1971), autentica zona franca di un cinema italiano che voleva scrollarsi di dosso le etichette di "genere" e "autore" e al contempo delizioso quanto allucinante ritratto femminile di due attrici Lucia Bosé e Tina Aumont. Ma Giulio Questi prima ancora che regista trasgressivo, è autore di una vita all'insegna dell'avventura. Partigiano nella Resistenza, "reduce" nella cosiddetta vita civile, intellettuale di Via Veneto durante gli anni d'oro della Dolce Vita insieme al "capogruppo" Ennio Flaiano. Tanto che è attore sia per La dolce vita (1960) di Federico Fellini (interpreta Don Giulio, l'inquietante padrone del castello), sia Signore e signori (1965) di Pietro Germi, impersonando il farmacista che riceveva le ragazzine nel retrobottega. Al cinema non si fa attendere. Negli anni '50 realizza una serie di documentari, alcuni dei quali vincono il Nastro d'Argento della critica italiana. All'inizio degli anni '60 fa parte di quel manifesto-progetto cinematografico e neorealista fortemente voluto da Cesare Zavattini e chiamato Le italiane si confessano (1961) firmando l'episodio Viaggio di nozze. Nel 1961 collabora alla realizzazione di documentario sexy e scandalistico, all'epoca molto alla moda, intitolato Nudi per vivere, girato a Parigi. Nel 1964 gira lo straordinario episodio Il passo, del film collettivo Amori pericolosi con uno straordinario Frank Woolf. Dopo Arcana, Questi propone progetti di film, ma la sua voce rimane inascoltata. Viaggia moltissimo, incontra attori, lestofanti, produttori. Da bravo bohemien si da' ai vizi, alla lettura e alla scrittura. Con la fine degli anni '70 si "concede" alla televisione. E poi? Il nulla? Fino alla scoperta del digitale.

Domenico Monetti

 

La nascita dei corti:
Da alcuni anni la videocamera era stata per me un oggetto del desiderio. Un desiderio che avevo sempre cercato di reprimere per il timore di fare anche io quei fatali filmetti sulle vacanze, a cui tutti sono condannati. Comparvero le prime digitali e ancora seppi resistere. Ma crollai di fronte ad un nuovo modello della Canon di cui avevo letto su una rivista grandi cose. Tanto più che avevo in casa un Machintosh dotato di un software di editing. La vidi esposta nella vetrina di un negozio e la comprai. Il giorno dopo con la piccola videocamera infilata su una mano mi avventuravo tra la folla e le bancarelle del mercato del mioquartiere. In due o tre giorni misi insieme un piccolo documentario. Non certo una gran cosa. Ma avevo imparato ad usare la camera e il software del computer. Tutto finì lì. Mi ero tolto una voglia. Per un bel po’ la videocamera rimase sulla mia scrivania tra fogli da scrivere e gli amati libri. Ogni tanto ci giocavo. L’accendevo e cercavo nel mirino immaginarie inquadrature. Finivo fatalmente sugli oggetti che avevo intorno. Gli oggetti di tutti i giorni nella videocamera prendevano un’enorme importanza. L’effetto macro li esaltava. Messi insieme costituivano un mondo. Il mio mondo. Ci potevo fare un film. E il protagonista da mettere in relazione con gli oggetti? Abito da solo. Non avevo scelta. Io stesso. E l’antagonista per accendere la scintilla drammaturgica? Quell’altro, quello che vive con ciascuno di noi. Cioè ancora io. Il cast era al completo. Non mi mancava niente. Fu così che feci Doctor Schizo e Mister Phrenic. Un tema semplice, riassunto dal titolo, un tema che tutti conoscono perchè tutti in qualche modo lo vivono. Alla fine, misi in apertura un cartello con il nome di un’immaginaria casa di produzione. Avendo fatto tutto da solo non poteva essere che la SOLIPSO FILM.

Giulio Questi

 

Il cinema digitale secondo Giulio Questi:
Quando, essendo suo amico da tanti anni, ho avuto il privilegio di vedere i corti digitali di Giulio Questi due cose mi hanno colpito con grande forza. La prima è che il soggetto di quei piccoli e bellissimi film non è solo quello che raccontano, ma il modo, il processo, l’energia, quasi fisica, di quel raccontare. Una sorta di “action shooting”, per parafrasare l’”action painting”: dove l’opera che ne risulta enfatizza l’atto fisico del fare creativo (del dipingere o del girare che sia). Quello che resta insomma, cioè il film, è una specie di residuo del lavoro effettivo dellʹarte, lavoro che sta nellʹatto del processo della creazione dell’oggetto artistico.La seconda cosa che mi ha colpito – conseguenza… o forse premessa della prima, chissà? Non saprei dire! – è stata la sensazione che Giulio facendo quei piccoli film in digitale stesse (re)inventando il cinema. Quanto meno il suo.È intorno a queste due forti emozioni che ho sentito il bisogno di far ruotare la mia conversazione con lui..

Stefano Consiglio

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