| Torino GLBT: settima giornata |
| Scritto da Redazione | |
| mercoledì 29 aprile 2009 | |
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Fuori concorso: Prima mondiale di BOY di Auraeus Solito
Torna a Torino al Da Sodoma a Hollywood Glbt Film Festival, il regista filippino Auraeus Solito con la prima mondiale del suo nuovo film, Boy, già al centro delle polemiche perché censurato al recente festival di Singapore. Solito fa parte della giuria internazionale del festival torinese (lui stesso fu vincitore nel 2006 con The Blossoming of Maximo Oliveros) e presenta – fuori concorso - questa storia di coming out di un ragazzo il cui sogno è fare il poeta: vende fumetti per potersi permettere una notte d’amore con Aries che lavora in un locale notturno, a Capodanno… In concorso: Elève libre di Joachim Lafosse I due documentari in concorso The Universe of Keith Haring (2008) di Christina Clausen è un documentario-ritratto dell’artista forse più famoso del graffitismo e unisce vecchie foto di famiglia, home movies sull’infanzia e l’adolescenza di Haring ma anche filmati ripresi da lui, interviste ai suoi genitori, a amici, parenti vicini e lontani e vari altri personaggi celebri per creare una memoria di un tempo felice che fu: la cultura pop, la musica new wave, energia e ottimismo portato nelle strade, fuori dalle gallerie buie, un periodo oscurato dal virus dell’aids prima e dalla paura poi. “L’arte è per tutti, e questo è il fine a cui voglio lavorare”, aveva detto all’epoca l’artista che nel lontano 1976 si era recato a San Francisco, e frequentando la Castro Street aveva iniziato a partecipare al movimento creato da Harvey Milk e a manifestare la propria omosessualità. Scoprì nell’88 di essere affetto dal virus micidiale, e fece in tempo a fondare la Keith Haring Foundation per aiutare i bimbi malati di Aids. Nel 1989 fece l’ultimo dipinto open air a Pisa intitolato Tuttomondo e dedicato alla pace universale. Morì il 16 febbraio 1990, aveva 31 anni, ma il suo linguaggio visivo si è imposto tra quelli più importanti emersi nel XX secolo, benché il comune di Roma avesse cancellato nel 2001 lo stupendo graffito lungo sei metri (e due in altezza) sulle pareti trasparenti della metropolitana lungo il ponte sul Tevere all’altezza di Piazzale Flaminio. I.K.U. per l’omaggio a Shu-Lea Cheang
Apertamento ispirato a Blade Runner di cui vuole essere l'ideale sequel porno, il secondo lungometraggio di Shu-Lea Cheang, I.K.U., rivela sin dal titolo (che in giapponese significa “sto venendo”) il suo voler essere un porno sperimentale. Racconta il corpo cyber e la sessualità trans-gender di un mondo non così lontano, mescola le regole del genere fantascientifico con quelle dell'hardcore, dei video pubblicitari giapponesi e dei Manga. I.K.U. è una frenetica corsa polimorfa attraverso le libido dei personaggi: Reiko, la cyborg, Dizzy, il transessuale, e Tokyo-Rose, una dominatrix manipolatrice. Shu-Lea Cheang è filmmaker, videoartista e artista concettuale, originaria di Taiwan ma profondamente nomadica e temporaneamente residente a Parigi. Per l’omaggio a Torino sono stati presentati anche diversi corti realizzati tra il 1993 e il 2008, nonché il suo primo lungometraggio Fresh Kill del 1994, esempi della sua poetica poliforme e dei temi a lei cari: il femminismo, le identità sessuali, le nuove tecnologie, la multimedialità dell'esperienza contemporanea. Un'ottica moderna che si nutre di punk, di pensiero cyborg e di pornografia con un atteggiamento radicale, ironico e critico.
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