Home arrow Daily arrow Torino GLBT: settima giornata

Torino GLBT: settima giornata
Scritto da Redazione   
mercoledì 29 aprile 2009

 

Fuori concorso: Prima mondiale di BOY di Auraeus Solito

Torna a Torino al Da Sodoma a Hollywood Glbt Film Festival, il regista filippino Auraeus Solito con la prima mondiale del suo nuovo film, Boy, già al centro delle polemiche perché censurato al recente festival di Singapore. Solito fa parte della giuria internazionale del festival torinese (lui stesso fu vincitore nel 2006 con The Blossoming of Maximo Oliveros) e presenta – fuori concorso - questa storia di coming out di un ragazzo il cui sogno è fare il poeta: vende fumetti per potersi permettere una notte d’amore con Aries che lavora in un locale notturno, a Capodanno…

In concorso: Elève libre di Joachim Lafosse
Quarto film di uno dei registi più talentuosi della sua generazione, Elève libre prosegue la ricerca di Joachim Lafosse sulla trasmissione dei limiti e la loro trasgressione. Era già, lo ricordiamo, il soggetto del suo precedente film, Proprietà privata. Qui Jonas, un ragazzo di sedici anni, preferisce il tennis agli studi; ma se non passa gli esami, sarà costretto ad andare in una scuola tecnica. Tre adulti che navigano nei piaceri del libertinaggio gli propongono di aiutarlo. Jonas ha un’altra preoccupazione: come si fa l'amore per la prima volta con una ragazza? I tre adulti s'incaricano di dare a Jonas alcuni consigli pratici.

I due documentari in concorso
Isola nuda di Debora Inguglia (Italia, 2008) indaga il destino di un gruppo di omosessuali nel periodo fascista, a Catania nel 1939. Furono arrestati e sottoposti a interrogatorio, ma anche a ispezioni corporali nel tentativo di avvalorare le supposizioni scientifiche del tempo che volevano spiegare l'omosessualità come una patologia. E successivamente mandati al confino a Ustica, come successe a numerose altre persone omosessuali, per arginare il pericolo che si diffondesse una etica considerata poco dedita ai valori della famiglia e dello stato fascista… Il secondo documentario arriva ancora dall’India: Punches’ n’ Ponytails di Pankaj Rishi Kumar narra le vicende di due donne indiane che cercano di trovare soddisfazione in uno sport dominato dagli uomini: il pugilato. Nello stile del cinéma verité, il ritratto di un'India che cambia attraverso i combattimenti di due donne che lottano, e non solo sul ring.

The Universe of Keith Haring (2008) di Christina Clausen è un documentario-ritratto dell’artista forse più famoso del graffitismo e unisce vecchie foto di famiglia, home movies sull’infanzia e l’adolescenza di Haring ma anche filmati ripresi da lui, interviste ai suoi genitori, a amici, parenti vicini e lontani e vari altri personaggi celebri per creare una memoria di un tempo felice che fu: la cultura pop, la musica new wave, energia e ottimismo portato nelle strade, fuori dalle gallerie buie, un periodo oscurato dal virus dell’aids prima e dalla paura poi. “L’arte è per tutti, e questo è il fine a cui voglio lavorare”, aveva detto all’epoca l’artista che nel lontano 1976 si era recato a San Francisco, e frequentando la Castro Street aveva iniziato a partecipare al movimento creato da Harvey Milk e a manifestare la propria omosessualità. Scoprì nell’88 di essere affetto dal virus micidiale, e fece in tempo a fondare la Keith Haring Foundation per aiutare i bimbi malati di Aids. Nel 1989 fece l’ultimo dipinto open air a Pisa intitolato Tuttomondo e dedicato alla pace universale. Morì il 16 febbraio 1990, aveva 31 anni, ma il suo linguaggio visivo si è imposto tra quelli più importanti emersi nel XX secolo, benché il comune di Roma avesse cancellato nel 2001 lo stupendo graffito lungo sei metri (e due in altezza) sulle pareti trasparenti della metropolitana lungo il ponte sul Tevere all’altezza di Piazzale Flaminio.

I.K.U. per l’omaggio a Shu-Lea Cheang

Apertamento ispirato a Blade Runner di cui vuole essere l'ideale sequel porno, il secondo lungometraggio di Shu-Lea Cheang, I.K.U., rivela sin dal titolo (che in giapponese significa “sto venendo”) il suo voler essere un porno sperimentale. Racconta il corpo cyber e la sessualità trans-gender di un mondo non così lontano, mescola le regole del genere fantascientifico con quelle dell'hardcore, dei video pubblicitari giapponesi e dei Manga. I.K.U. è una frenetica corsa polimorfa attraverso le libido dei personaggi: Reiko, la cyborg, Dizzy, il transessuale, e Tokyo-Rose, una dominatrix manipolatrice. Shu-Lea Cheang è filmmaker, videoartista e artista concettuale, originaria di Taiwan ma profondamente nomadica e temporaneamente residente a Parigi. Per l’omaggio a Torino sono stati presentati anche diversi corti realizzati tra il 1993 e il 2008, nonché il suo primo lungometraggio Fresh Kill del 1994, esempi della sua poetica poliforme e dei temi a lei cari: il femminismo, le identità sessuali, le nuove tecnologie, la multimedialità dell'esperienza contemporanea. Un'ottica moderna che si nutre di punk, di pensiero cyborg e di pornografia con un atteggiamento radicale, ironico e critico.

» Nessun commento
Non ci sono commenti fino ad ora.
» Invia commento
Email (non verrà pubblicata)
Nome
Titolo
Commento
 caratteri rimanenti
 
< Prec.   Pros. >

Recensioni

Rubriche

 

cineforum

 

forme di vita

 

 

Non cinema

 

 

cose da pazzi

 

Non cinema

TRADUTTORE

 

 

 

NOVITÁ HOME VIDEO

 

 

PARTNER

 

 

 

 

 

 

CI TROVI ANCHE SU