| SulmonaCinema 2009 - Giorno 2 |
| Scritto da Redazione | |
| sabato 07 novembre 2009 | |
|
27° SULMONACINEMA FILM FESTIVAL
6 – 10 novembre 2009
SULMONA, Cinema Pacifico
7 novembre 2009: secondo giorno al Sulmonacinema Film Festival Immota Manet di Gianfranco Pannone
Underground di Emile de Antonio
Fernanda Pivano. C’era una volta l’America di Marina Spada
Trittico sull’Africa e l’emigrazione: Alice Lakwena di Antonia Moro, The Tree of Ghibet di Amedeo d’Amedeo d’Adamo e Nevica Satta, Ho fatto il mio coraggio di Giovanni Princigalli
Omaggio a Valentina Carnelutti, presidente della giuria di studenti di cinema, con Le ombre rosse di Francesco Maselli e la prima assoluta del corto Hertz di Giovanni Spigoli
Seconda giornata – intensa - per Sulmonacinema, il festival del cinema indipendente italiano/italieno in concorso, il cui filo rosso quest’anno è “Dei muri, 1989-2009”. Oggi si vedono i muri crollati a L’Aquila nel corto Immota Manet di Gianfranco Pannone, “nato” a causa del terremoto ad aprile perché il cineasta stava preparando un documentario dedicato a Ignazio Silone con gli allievi dell'Accademia dell’immagine dell'Aquila. Il sisma di Aprile ha fermato tutto, anche la scuola che ha subito ingenti danni. Lo scrittore abruzzese racconta del terremoto del 1915 in cui perse la madre e altri cari e lascia, infine, un monito rivolto a tutti coloro che approfittarono di quella catastrofe per rimediare affari con i fondi economici destinati alla ricostruzione: “Non c’è dunque da stupire se quello che avvenne dopo il terremoto, e cioè la ricostruzione edilizia per opera dello stato, a causa del modo come fu effettuata, dei numerosi brogli frodi furti camorre truffe malversazioni d’ogni specie cui diede luogo, apparve alla povera gente una calamità assai più penosa del cataclisma” (I.Silone, 1915) Un monito che ci riporta ai timori dei nostri giorni. E’ rinviata a martedì mattina la lezione su musica e cinema a cura di Pasquale Catalano, compositore legatissimo alle sue radici culturali, che si rifiuta di andare a registrare a l'estero e lo fa soltanto con i musicisti che conosce da una vita a Napoli. A Catalano - che ha curato le musiche di film come Le conseguenze dell’amore e L’uomo in più di Paolo Sorrentino, Signorina Effe di Wilma Labate – è dedicato l’omaggio con la proiezione di La doppia ora di Giuseppe Capotondi.
Due gli omaggi: il primo è In ricordo di Fernanda Pivano, con il documentario-intervista realizzato da Marina Spada nel 1995 per la provincia di Milano: Fernanda Pivano. C'era una volta l'America. Pivano nel suo ruolo di traduttrice dei testi di - tra gli altri - Allen Ginsberg, Jack Kerouac, era una importante ambasciatrice della beat generation degli anni sessanta. Il secondo va alla presidente della giuria Valentina Carnelutti, attrice e sceneggiatrice, con due film: Le ombre rosse di Francesco Maselli (era a Venezia 2009) e in prima assoluta il corto Hertz di Giovanni Sinopoli, esperimento sulla ‘ipersensibilità dell’udito’. Continua a alternare scena e schermo, invece di imbambolarsi nella prigione aurea del ‘piccolo schermo’, e ha soggiornato a lungo all’estero lavorando, tra gli altri, con Angelopoulos, Ridley Scott, Soderbergh e Bollywood e in Italia con eretici che rischiano il rogo al cospetto ‘del giudizio dell’audience’ come Pau, Maselli, Orlando, Zanasi, Giordana, Maderna e Moroni… Valentina Carnelutti è una ‘monade’ speciale, autonoma, in esodo perenne, hard rock, originale, esperta, e indocile all’interno del nostro sistema attoriale. Un’italiena vera. Figlia dell'attore e regista Francesco Carnelutti, nata a Milano, ma romana da subito. Al tema del 68, trattato da Maselli nel suo Le ombre rosse, si associa il film in concorso Ragazze la vita trema di Paolo Sangiovanni: Alessandra, Maria Paola, Marina e Liliana hanno provenienze diverse, geografiche, culturali e sociali e le loro vite si sono incrociate a Roma tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta: l’autocoscienza, gli amori, la violenza sulle donne, il divorzio, la contraccezione, l’aborto… Special sull’Africa e sull’emigrazione – qui abruzzese verso il Canada - con tre film: Alice Lakwena, Giovanna D’Arco o Angelo Sterminatore nel nord dell’Uganda di Antonia Moro, narra del popolo Acholi, designato dagli inglesi al mestiere delle armi nell’Uganda coloniale, estromesso dal potere militare nel 1986 per mano dell’attuale presidente Yoweri Museveni. Dopo 22 anni di feroce guerriglia e bambini rapiti per combattere, l’Uganda del Nord cerca la pace. Alice Lakwena, guaritrice e guerrigliera, si è battuta per la riconquista del paese da parte degli Acholi. Il film offe un ritratto sfaccettato di una donna speciale che seguendo il proprio istinto religioso, in un’area geografica dove la religione è motore primario delle dinamiche sociali, si fa profeta di liberazione. Incorrendo per ovvie ragioni di guerriglia in nefandezze che ancora oggi producono conseguenze sulla psiche di tanti ugandesi assoldati in tenera età. Il film The Tree of Ghibet di Amedeo D’Adamo e Nevica Satta è il primo di tre film concepiti nell’ambito di “The travelling film school”, un istituto di formazione cinematografica itinerante con base a Milano e Los Angeles, che fa tesoro delle precedenti esperienze di regia e didattica del cinema dei due filmmakers. Il progetto, nato sulla scorta di un primo viaggio di Satta a Douala nel 1999, anch’esso finalizzato a un’esperienza di formazione, si appoggia a una rete di ostelli religiosi che danno asilo a ragazzi di strada: D’Adamo e Satta hanno avviato un processo di training prima teatrale e poi cinematografico con alcuni di essi, dando loro gli strumenti per partecipare fattivamente alla realizzazione di un film ispirato al loro vissuto, partendo da uno script di un’ottantina di pagine. La zia di DJ, un bambino di 8 anni, è convinta che il nipote sia posseduto dal demonio e, per questo motivo, lo abbandona per le strade di Douala, un piccolo e pericoloso centro del Camerun. Solo e senza mezzi, il piccolo DJ deve trovare un modo per sopravvivere, perciò cerca di entrare a far parte della banda di Ghibet, composta da bambini di strada e da prostitute in erba... Nevina Satta e Amedeo D’Adamo non sono solo registi di cinema: uniscono entrambi la passione del fare cinema col desiderio di trasmetterne la conoscenza. Nevina insegna istituzioni di regia all’Università Cattolica di Brescia, mentre il marito è stato dal 2001 ‘Founding Dean’ e presidente della Los Angeles Film School. Amedeo, newyorchese con nonni italiani. Ho fatto il mio coraggio di Giovanni Princigalli, nato a Bari, emigrato lui stesso in Canada, narra storie d'amore, matrimoni, fidanzamenti, incontri per foto, procura e posta tra gli Italiani di Montréal e gli Italiani del Sud Italia, negli anni 50 e 60. Il racconto della trasformazione dei contadini in operai: i conflitti sul lavoro, il sindacato, il padronato, la condizione della donne in fabbrica, e, infine, la vecchiaia, l’attesa della morte. Dice a proposito del suo film, Princigalli, anche ricercatore appassionato d’antropologia e di scienze storiche e sociali: “Ho girato in solitudine, senza équipe, un po’ a causa del budget davvero modestissimo, ma anche perché ormai mi sono abituato a vivere così l’esperienza documentarista. Ho trovato incredibile, magica, l’apertura delle persone che ho ripreso, sincera, emotiva e spontanea. È questo che rende straordinaria l’esperienza del documentarista. Questo film si inserisce in una sorta di trilogia in cui racconto storie di donne di culture popolari e marginali, spesso emigranti, che sognano l’amore come una diversa realtà sociale. Trovo che sia una grande sfida quella di portare nel documentario i sogni, i ricordi, le emozioni, tutte cose che spesso deleghiamo al cinema di fiction”.
» Nessun commento
Non ci sono commenti fino ad ora.
» Invia commento
|
| < Prec. | Pros. > |
|---|

E’ sostituita con Underground di Emile de Antonio, cineasta documentarista italieno geniale, anticipatore dello stile tanto attuale à la Michael Moore, morto nel 1989. Italieno perché figlio di un emigrante torinese che ha vissuto a New York nell’ambiente underground artistico attorno a Andy Warhol: “I miei film sono una sorta di storia degli Stati Uniti nel periodo della guerra fredda. Essi sono storie episodiche disgiunte, non concepite come una storia scritta che muove da un inizio a una ipotetica fine. Sono film caotici creati da una persona caotica e dai suoi interessi personali: c’è McCarthy, la morte di Kennedy, la guerra nel Vietnam, Nixon, i Weather Underground e la Sinistra cristiana. Io sono ateista, ma ammiro la Sinistra cristiana. I miei film si basano sulla speranza che le persone vedano per comprendere meglio e poter esaminare i procedimenti nel mondo, la natura di obiettivi specifici affinché possano poi dare inizio ad azioni di riguardo. Sono lavori artistici, opere di arte politica”.



















