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NeroSuBianco: Il cinema di Natale
Scritto da Daniele 'Danno' Silipo   
Tuesday 21 December 2010

NeroSuBianco: un libro, una storia. Gianluigi Negri e Roberto S. Tanzi, autori del saggio Natale al cinema, ripercorrono assieme a noi un fenomeno spesso poco considerato quale quello dei film natalizi. Dalle favole di Hollywood alle festività rosso sangue.

 

Il Libro

Natale al cinema
Da "La vita è meravigliosa" a "A Christmas Carol"

di Gianluigi Negri e Roberto S. Tanzi (Edizioni Falsopiano)

Scaldano i cuori, commuovono, vengono visti e rivisti ogni anno. E non necessariamente nel mese di Dicembre. Sono i film di Natale. Anzi, i film sul Natale. Il Christmas movie è ormai diventato, specialmente negli Stati Uniti, un genere cinematografico. In questo libro si trovano i film più rappresentativi, quelli più facilmente reperibili sul mercato home video e anche quelli che non sono mai stati distribuiti. Non un’enciclopedia sul Natale né un dizionario del Christmas movie, ma una sorta di viaggio sulla slitta per scoprire o riscoprire le favole più belle del cinema americano, gli adattamenti di “Canto di Natale”, come viene rappresentata la figura di Babbo Natale su grande schermo, il fenomeno del cinepanettone, i Natali italiani e nel mondo, per arrivare a quelli rosso sangue di tanto cinema horror e thriller. E poi le frasi famose, le mille curiosità sulla lavorazione dei film e sulle canzoni, gli attori più affezionati al genere. Per chiudere con una letterina a Babbo Natale, al quale, se siamo stati buoni, chiediamo di portarci sotto l’albero quei Christmas movie mai usciti, per varie ragioni, nel nostro Paese.
Web: www.falsopiano.com/natalealcinema.htm

 

 

Intervista a Gianluigi Negri e Roberto S. Tanzi

a cura di Daniele 'Danno' Silipo

GLI AUTORI

Gianluigi Negri, giornalista, vive a Fidenza. Lavora per la “Gazzetta di Parma”, di cui è anche critico cinematografico. Ha realizzato programmi radiofonici sul cinema ed è stato critico del quotidiano “Libertà”. Ha curato rubriche sui dvd per “Buongiorno.it” e “Il giornale di Reggio”. È l’organizzatore della rassegna gastronomica e letteraria “Mangia come scrivi”.

Roberto S. Tanzi vive a Salsomaggiore Terme. È autore di numerosi volumi storici. Giornalista di ufficio stampa, ha diretto testate di carattere provinciale e interprovinciale, curato presentazioni di libri, organizzato eventi legati a cinema, fumetto, musica, teatro. In ambito di cultura e cinema ha scritto per riviste e quotidiani come “Il Resto del Carlino” e “Gazzetta di Parma”.

Insieme hanno scritto “Cyber Movies. Guida al cinema del terzo millennio” (Tunnel, 1997) e hanno curato “Culti non colti. Guida al cinema sommerso” (Falsopiano, 1999).

 

 

Alla luce del vostro studio, qual è la forza del cinema natalizio?

GN: È quella di coinvolgere, emozionare e commuovere senza far provare vergogna: un tipo di cinema che porta all’esaltazione dei sentimenti, senza necessariamente essere retorico o, al contrario, giocando con la retorica. Gli americani parlano di film che ‘scaldano i cuori’: li si guarda una, cinque, dieci volte e non stancano mai. Ci danno l’impressione, in ogni senso, di essere a casa.

RST: Fa riferimento a una festa antichissima che il cinema ha contribuito a mantenere attuale. Certo gli aspetti religiosi, quelli fondanti il Natale, sono spesso assenti, ma la festività non è mai solo uno sfondo, una cornice o un pretesto. C’è sempre un significato sotteso, qualcosa che filtra, non importa se banale o profondo, e che ci fa riflettere. È la magia del Natale, come il fatto che, la maggior parte dei film può essere vista non necessariamente in quel periodo dell’anno senza perdere valore.

 

Come varia la rappresentazione del Natale tra cinema hollywoodiano e cinema italiano?

GN: Lo ha spiegato bene Pupi Avati in diverse interviste. Il cinema americano non sarebbe hollywoodiano senza l’happy ending. In Italia il lieto fine è qualcosa che la critica rifiuta quasi a priori: o in un film c’è la ‘cattiveria’ oppure (inevitabilmente) lo si stronca. Ecco perché si arriva a ignorare quasi completamente una commedia fantastica come Santa Clause, considerandola una sciocchezzuola per bambini, o si maltratta aprioristicamente un film come Fred Claus – Un fratello sotto l’albero.

RST: Hollywood ci ha fatto conoscere il Natale così come lo viviamo oggi, uno scintillìo di luci e uno sfolgorìo di regali. È la festa dove domina il rosso degli incarti e della casacca di Babbo Natale, che ha sostituito Gesù Bambino nel portare i doni. Lo ha fatto uscire, come dicevo prima, dalla tradizione spingendolo verso quello che Thorstein Veblen chiama il ‘consumo vistoso’. Qualche analogia c’è, ad esempio film imperniati sulle ‘family reunion’ peraltro presenti anche in altre cinematografie europee. Direi che la vera differenza è rappresentata dal cinepanettone, un fenomeno tutto, e solo, natalizio, che non ha eguali in nessun’altra parte del mondo.

 

E nel resto del mondo come viene rappresentato il Natale al cinema?

GN: In molti prodotti minori si tenta di giocare le stesse carte del cinema americano, con profusione di simboli e sentimenti. Ma si parla di opere piccole, e spesso dimenticabili, confezionate per mercati ‘interni’. Il discorso cambia quando c’è un autore dietro la macchina da presa: che sia l’Anthony Harvey de Il leone d’inverno o l’Arnaud Desplechin di Racconto di Natale.

RST: In Europa il cuore batte con ritmi diversi, più intellettuali e legati alla storia, ma non può non soffermarsi sulla famiglia, che delle feste è un po’ il simbolo, né sugli inevitabili aspetti ludico-amorosi. Piccola sorpresa è una parabola che ci arriva dal mondo dei manga. Tokyo Godfathers di Satoshi Kon, un regista recentemente scomparso, rielabora una convincente allegoria dei Magi e di Gesù Bambino.

 

Il Natale cinematografico può essere anche tremendamente “cattivo”: come si è passati dal bianco della neve al rosso del sangue e a cosa si deve il successo dei “Natali horror”?

GN: Quasi per una crisi di rigetto verso eccessi di zucchero, melassa e buonismi vari. Nel 1974 Bob Clark firmò quello che tardivamente è diventato un cult anche da noi: Black Christmas – Un Natale rosso sangue, quasi uno slasher ante-litteram. Ciò che subito apparve blasfemo e oltraggioso aprì le porte a un filone florido, e amato dal pubblico, nel quale Babbo Natale, anziché portare doni, regala morte. E in cui la paura viene amplificata tanto più la si inserisce in un contesto così rassicurante e familiare come quello natalizio.

RST: Il rosso spicca sul bianco. Quando Babbo Natale scivola sulla neve con la sua slitta trainata dalle renne è impossibile non vederlo, e una macchia di sangue sulla neve è agghiacciante. In ogni cosa c’è sempre un lato oscuro, le favole hanno un lieto fine, ma prima di arrivarci... Il giorno di Natale si fermano le guerre e il precetto dice di essere buoni. Ad ogni costo. Ma sappiamo che è un’ipocrisia. Così, un bel giorno, qualcuno ha pensato a un Natale nero, un Black Christmas e da allora non ci si è più fermati. Ma, per dirla come Abel Ferrara, anche questo è il nostro Natale.

 

Babbo Natale è ovviamente la figura centrale di molto cinema festivo: come è stato raccontato su grande schermo?

GN: Ci sono i tre rassicuranti Santa Clause con Tim Allen e c’è l’amatissimo e amorale Billy Bob Thornton di Babbo bastardo. In mezzo c’è anche un brutto film come La storia di Babbo Natale, legato a un’idea di cinema fantastico e costoso, gigantesco e infantile, che fa tenerezza. E comunque rimane interessante e singolare come esempio di ‘grande’ fallimento. Finto flop (lo si è sempre considerato un disastro clamoroso ma in realtà incassò in tutto il mondo più del doppio dei suoi costi), è da ricordare per la sua ricchissima vicenda produttiva: a un certo punto sembrava dovesse dirigerlo addirittura John Carpenter.

RST: Oltreoceano hanno molti meriti e molti demeriti. Un demerito può essere quello di aver creato una figura profana che si è sovrapposta ad una religiosa secolarizzando le feste; un merito quello di aver dato linfa a questa figura, Santa Claus, costruendo attorno ad essa un sogno, il mito di Babbo Natale. Ci sono due film andati in questa direzione: Il miracolo della 34ª strada e il suo remake Miracolo nella 34ª strada. Babbo Natale esiste? La risposta che dà il cinema è sì. Non è poi così male crederci.

 

Altri fenomeni cinematografici legati al Natale e degni di nota?

GN: Se si parla di fenomeni, il cinepanettone lo è a pieno titolo. Prodotti seriali e di largo consumo: non film, ma canovacci, che ci si è talmente stancati di stroncare che, a un certo punto, qualcuno si è sbizzarrito nel tentativo di trovare la parte ‘buona’ di quelle commedie girate in fretta e furia solo per rimpinguare le casse di abili industriali del cinema. Non ha nessun senso dire ‘il pubblico li guarda, dunque meritano rispetto’. È il pubblico a dover meritare rispetto.

RST: Direi il sopravvivere dei numerosi adattamenti del Canto di Natale di Dickens. L’esempio ultimo è A Christmas Carol in 3D di Robert Zemeckis uscito lo scorso 2009 giusto prime delle feste. A parte gli adattamenti da Shakespeare che ogni tanto appaiono, credo che sia uno dei pochi esempi di letteratura che il cinema continui a tradurre in immagini.

 

Quali sono i film di Natale più “irregolari” e di difficile catalogazione?

GN: C’è tutto un mondo di speciali natalizi televisivi che in America, dai primi anni Sessanta in poi, hanno fatto la storia. Da noi rimangono in buona parte sconosciuti, ma almeno Un Natale da Charlie Brown e Il Grinch e la favola del Natale sono stati esportati. E per fortuna. Saranno anche prodotti tv, ma in questo caso non si può non spendere la parola ‘capolavori’.

RST: Più che di film si tratta di operine di pregio, molto apprezzate negli Stati Uniti e molto natalizie, ma un po’ ‘irregolari’ per la forma di medio e cortometraggio d’animazione televisivi, e perché poco noti da noi i personaggi. Sono inediti come Rudolph, the Red-Nosed Reindeer e Frosty the Snowman, talmente in tema che varrebbe la pena conoscere meglio.

 

Volendo tracciare una filmografia essenziale, quali sono i film imprescindibili del cinema di Natale?

GN: Per ovvie ragioni i due citati nel sottotitolo del libro: La vita è meravigliosa e A Christmas Carol. Poi Regalo di Natale di Avati, Un Natale da Charlie Brown, il sottostimato (ma cult assoluto negli Usa) A Christmas Story – Una storia di Natale. Per un semplice motivo: non c’è solo il Natale dentro, c’è un pezzo della storia della nostra vita.

RST: Posso tracciare una mappa dei film che per me sono imprescindibili. Comincio con La vita è meravigliosa di Frank Capra, Il miracolo della 34ª strada di George Seaton, Bianco Natale di Michael Curtiz, a mio parere quelli che hanno meglio interpretato lo spirito del Natale. Poi Joyeux Nöel di Christian Carion per il suo significato anche di documento storico e Canto di Natale di Topolino di Burny Mattinson, uno dei migliori adattamenti da Dickens. Potrei citarne altri, aggiungo solo La freccia azzurra di Enzo D’Alò. È un ottimo film d’animazione italiano e c’è la Befana.

 

 

 

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