Home

Incontri d'attore: Orchidea De Santis
Scritto da Edoardo Favaron   
Tuesday 08 February 2011

Una lunga chiacchierata con Orchidea De Santis, volto storico del nostro cinema di "genere" anni '70. Tra i suoi film: Il vizio di famiglia di Mariano Laurenti, Concerto per pistola solista di Michele Lupo, Per amare Ofelia di Flavio Mogherini.

 

Orchidea De Santis. Attrice del cinema, del teatro e della televisione italiana; simpatica e spigliata, ha portato nei film interpretati una fresca presenza fisica unita ad un istintivo senso dell'ironia. Nata a Lecce, da piccola si è trasferita a Roma con la famiglia, al seguito del padre, ufficiale di Marina. Ha avuto il suo primo contatto con il mondo dello spettacolo da bambina, in Rai, presso la sede radiofonica di Via Asiago. Prese infatti la sua prima busta paga quando, intorno al 1960, entrò a far parte del coro delle voci bianche diretto dalla Prof.sa Renata Cortiglioni, divenendone presto la voce solista. Per alcuni anni è stata impegnata in trasmissioni radiofoniche e televisive, concerti dal vivo e incisioni discografiche; poi, a dodici anni, abbandonò il coro di via Asiago, per dar seguito ad una propria naturale aspirazione, avvicinandosi a metà degli anni '60 al mondo del cinema, dapprima con piccole parti di contorno, poi con ruoli via via di maggior rilievo. Nel folto e frastagliato cinema di "genere" degli anni '70 si è affermata interpretando film che hanno segnato l'inizio di alcuni caratteristici filoni narrativi, quale la commedia sexy, il poliziesco, il satirico-brillante. A partire dalla metà degli anni ’80, le sue apparizioni cinematografiche si sono diradate, per lasciare spazio a un'attività più diversificata. Tra i suoi film: Il vizio di famiglia di Mariano Laurenti, Concerto per pistola solista di Michele Lupo, Per amare Ofelia di Flavio Mogherini.
Fonte: www.orchideadesantis.it

 

 

Intervista a Orchidea De Santis

 

Uno dei tuoi primi film è stato Come imparai ad amare le donne di Luciano Salce. Come ti sei trovata in un cast tutto al femminile, con Michèle Mercier, Romina Power, Elsa Martinelli e Anita Ekberg?
Un po’ come una gazzella circondata da leonesse! Scherzi a parte è stata la mia prima esperienza con un cast di questo livello, ma per l’incoscienza tipica dell'età adolescenziale mi ci sono buttata con entusiasmo cercando di dare il meglio. Sotto sotto, ero comunque consapevole del banco di prova su cui mi trovavo. Non ho avuto contatto stretto con le colleghe, solo con Sandra Milo, sul set l’ho appena sfiorata, ma poi ho avuto modo di frequentarla anche in privato ed è una donna deliziosa, per cui non conservo nessun ricordo particolare delle altre non avendole neanche incontrate durante la lavorazione del film.

 


Orchidea De Santis nel film Una bella governante di colore (1976)

 

Che ricordi hai di Franchi e Ingrassia con i quali hai lavorato ne I due figli di Ringo?
Quando entrai nel cast del film ero praticamente una fanciulla e guardavo quel mondo ancora con meraviglia e stupore. Ovviamente ogni volta che mi sono trovata a lavorare con attori molto popolari come Franchi e Ingrassia mi sentivo proiettata in un contesto da sogno. Averli al mio fianco - sia mentre recitavamo insieme, sia durante le pause mentre mangiavamo seduti in mezzo alla polvere delle scene girate a Manziana - mi faceva sentire realizzata, già solo per il privilegio di essere alla pari. Franchi era incline a scherzi e giochi, un bambinone dispettoso e irriverente, mentre il ruolo di Ingrassia, anche nel privato, sembrava essere quello del saggio, colto e raffinato signore, spalla perfetta della rozzezza anche fisica del grande inimitabile compagno.

 

Parlaci di Klaus Kinski, con cui hai lavorato in Sigpress contro Scotland Yard. Sono fondate le tante leggende sul suo irascibile e stravagante carattere?
Klaus Kinski effettivamente, anche se all'epoca di quel film non era ancora molto noto, si mostrava già come un personaggio difficile e particolare, ma in quel contesto non ho avuto modo di approfondire questa sua caratteristica perché ci siamo incontrati proprio brevemente. Parte del film è stato girato in quello splendore di Villa Miani che domina dall'alto Roma, e Klaus l'ho visto lì l'unica volta, ovviamente rimasi molto colpita dalla sua faccia. Mi sembrò un tipo sfrontato e poco inibito, uno spirito libero direi, senza tante convenzioni e chiusure mentali.

 

 

In Quelli belli siamo noi è invece curioso notare che compare una giovanissima Loredana Bertè...
Che ci fosse la Bertè me lo fece notare Renzo Arbore una sera che rivedemmo assieme il film in vhs: sapeva che in gran parte era stato girato in un locale che frequentavamo molto tutti noi amanti della buona musica dal vivo, il Titan Club. Comunque Loredana la conobbi in seguito: tramite un amico comune ci trovammo ad uscire insieme, e devo dire che non mi piacque molto. Era agli inizi ma nessuno ancora conosceva le sue doti canore. Anche se riconosco le sue qualità di interprete, il suo difficile carattere era già delineato. Una cosa era molto visibile in lei: l’ambizione e la sfrontatezza.

 

Dopo tanti film di genere, ne L'invasione hai avuto modo di lavorare con attori drammatici come Michel Piccoli...
Si, c'era anche Lisa Gastoni in quel film scomparso! L’invasione è del ’69, mi ero già cimentata in ruoli molto diversi tra loro ma anche di alta qualità produttiva, questa pellicola per me era un'ulteriore possibilità di successo, cosa che però non avvenne: non ho mai capito perché, ma il film sparì nel nulla senza lasciare traccia. Misteri del cinema! Nel film, oltre al magnifico Michael Piccoli - che rincontrai anche in Tre simpatiche carogne insieme a Gerard Depardieu - era presente, nella sua prima apparizione cinematografica, Mariangela Melato. Una donna tutta pepe, esuberante, scura di capelli e riccioluta, molto simpatica. Molto determinata nella sua carriera di attrice, si divideva tra il set e L’Orlando Furioso di Ronconi nella sua prima edizione.

 

Con Il tuo dolce corpo da uccidere ti avvicini per la prima volta al giallo, che tornerai a frequentare poco dopo con Concerto per pistola solista...
Concerto per pistola solista è stato più volte definito come un film molto inglese. Michele Lupo, il regista, è riuscito sapientemente a cogliere quelle atmosfere tipiche di Aghata Christie con un delizioso senso dello humour molto british. Erano gli anni d’oro del cinema italiano, si producevano tantissimi film, per cui se mi proponevano un ruolo che mi piaceva lo accettavo senza pormi nessun problema e nel frattempo imparavo a fare questo mestiere, sperando in un successo.

 

 

In Sette cadaveri per Scotland Yard, coproduzione italo-spagnola, reciti accanto a Paul Naschy. Che ricordo hai di questo attore?
Carino Paul, una persona semplice, garbata e molto seria, ma sono stata più in contatto con Andrès Rèsino che nel film interpretava il ruolo di mio marito. Comunque devo dire una cosa: lavorare con gli spagnoli è stato sempre molto piacevole perché sono persone molto cortesi, piene di fascino e gentili. Poi di quel film ricordo principalmente l'impatto con Barcellona. Era già d'allora una città di costumi estremamente moderni, una città piena di vita, anticonformista, insomma si respirava un'aria di libertà malgrado il franchismo presente in quel periodo.

 

Sei anche stata diretta da Sergio Sollima ne Il diavolo nel cervello. Com'era solito dirigere i suoi attori?
Sergio Sollima è una persona e un regista che stimo molto, un grande uomo di cinema. Se seguivi le sue indicazioni entravi nel personaggio, così come la storia esigeva. Quel film era diverso dai soliti di Sollima: c’era poca azione ma molta psicologia, perciò la recitazione (anche per i ruoli più piccoli come il mio) è stata molto curata. Una bella esperienza lavorare con lui, così come recitare al fianco dell’attore protagonista del magnifico film di Kubrik 2001 odissea nello spazio, Keir Dullea. Senza dimenticare il grande, in tutti i sensi, Tino Buazzelli e la Sandrelli che ho sempre stimato come attrice.

 

Sei stata una delle attrici più presenti nel genere decamerotico, prendendo parte ad alcune tra le pellicole più curiose di questo filone. Il Decamerone proibito e Le mille e una notte italiane risultano entrambi codiretti da Carlo Infascelli e Antonio Racioppi. Ricordi se sono stati girati contemporaneamente oppure se sono frutto di diversi rimontaggi secondo una pratica molto in uso all'epoca? Tra l'altro in entrambi compaiono Malisa Longo e Giacomo Rizzo...
Si, porto con fierezza la coroncina di regina di quel genere e sai perché? Perché da quei film mi è arrivato il successo, anche se ho partecipato continuamente e durante tutta la mia carriera ai cosidetti film di qualità: meno fortunati o forse meno apprezzati dal pubblico. Ogni decamerone era un film a sé, niente rimontaggi anche se gli attori erano gli stessi. Arrivavano continuamente solo offerte di ruoli in film di quel genere a tutte le bellone di turno. Penso che tutte noi attrici (e attori) ci siamo lasciate coinvolgere in quel vortice produttivo che faceva incassi incredibili al botteghino, più per denaro che per il sacro fuoco dell'arte.

 

 

A mio avviso uno dei film migliori e più originali della tua carriera è Ettore Lo Fusto di Enzo Castellari, una rilettura in chiave farsesca e contemporanea dell'Iliade...
Pensi così veramente? Originale forse, ma migliore no, non sono del tuo stesso parere. Comunque è curioso che questo film sia stato rivalutato, perché all’epoca non si può dire che fu un film di successo, malgrado lo straordinario cast e la storia, che come idea sembrava una trovata straordinaria!


Raccontami di Castellari. Com'era solito dirigere i suoi attori?

Castellari prediligeva le scene d’azione e nel film si è sbizzarrito a suo piacere e divertimento. È stato molto divertente seguirlo mentre impostava con gli stuntman quelle scene dove partivano cazzotti, o gli inseguimenti con moto e auto. Noi attori siamo stati liberi di seguire la nostra fantasia e creatività. Un’esperienza interessante. Un film folle e molto pop come è stato definito da alcuni estimatori.

 

Parlaci di Peter Lee Lawrence con cui hai lavorato nel tardo western La preda e l'avvoltoio...
Era un gran bel ragazzo, molto serio e professionale. Quel film lo girammo in Spagna esattamente nei luoghi dove Sergio Leone aveva aperto la strada a molti western italiani. Peter era piuttosto solitario, poco mondano. Anche dopo il lavoro raramente si univa con noi della troupe. Si appartava. Mi è molto dispiaciuto della sua morte, così prematura.

 

Hai lavorato numerose volte con Luciano Salce, un autore che meriterebbe una più diffusa riscoperta. Che ricordi hai di questo grande regista del nostro cinema popolare?
Sono talmente affezionata a questo "grande" del cinema, che nel Febbraio del 2006 gli ho dedicato un omaggio alla Casa del Cinema di Roma. Come dici tu, meriterebbe maggior attenzione. Abbiamo recitato insieme, siamo stati amici anche se - come si sa - era molto sensibile alla bellezza delle giovani donne, ma chi non lo è! Luciano non era pressante, mai volgare, anzi sempre molto galante, ironico, dotato di un’intelligenza non comune, per me è stato un privilegio godere della sua stima. Tutte le volte che abbiamo lavorato insieme è stata sempre una festa.

 


Orchidea De Santis nel film Il tuo dolce corpo da uccidere

 

Parlaci della lavorazione de L'ingenua di Baldanello, film dal cast eterogeneo, con Ilona Staller e Giorgio Ardisson...
A parte Giorgio Ardisson e Daniele Vargas con i quali avevamo già fatto il fortunato e anche qualitativamente migliore film La Nipote, nessun ricordo particolare di Ilona, che credo stesse già preparando con Schicchi (la veniva a prendere sul set) il suo futuro di pornostar. Era una ragazzina anche lei, carina ma non mostrava una grande personalità da quel che ricordo. Non posso dire di più perché i reciproci personaggi ci separavano, come spesso è successo con altre colleghe.

 

Ne Il vizio di famiglia hai lavorato con Edwige Fenech. Com'è stato il vostro rapporto sul set?
Come appena detto, nessun rapporto perché ci siamo incontrate solo in una scena e a volte al trucco. Nella pausa pranzo io preferivo il tavolo delle maestranze perché sono persone vere, senza sovrastrutture. Sono divertenti, spiritosi e sanno cogliere - proprio perché in qualche modo distaccati - le sfumature più sottili di ciò che avviene sul set.

 

Che ricordi hai di Renzo Montagnani e Walter Chiari?
Con Walter Chiari non ho mai recitato ma eravamo amici. Un uomo affascinante, colto ed elegante, con quel senso dell’ironia molto sottile e garbato, mai volgare. Anche di Renzo Montagnani posso dire le stesse cose, ma la nostra frequentazione è stata principalmente sui set. Sai com’è, quando si ha a che fare con colleghi di questa portata anche il lavoro è facilitato, non ci sono incrinature né rivalità, si gioca con serietà e ci si ritrova a creare una sorta di complicità che poi alla fine è quello che si vede nel film. Con entrambi ho trascorso serate romane indimenticabili tra ristoranti e incontri nelle varie case di amici produttori, musicisti, colleghi, dove l’atmosfera era il prolungamento di quella vita nata sul lavoro. Non so se questo avviene anche oggi, nel nuovo panorama cinematografico, ma non credo che ci sia più quell'atteggiamento scanzonato che era tipico anche del contesto sociale di quegli anni. Negli anni ’70 esisteva una grande cosa: eravamo tutti convinti di lavorare alla costruzione di un mondo migliore.

 

I tanti film di genere prodotti in Italia tra gli anni Sessanta e Ottanta (dal decamerotico alla commedia sexy passando per il giallo, il western e il poliziesco) sono frutto di una sistematica e globale rivalutazione critica e di pubblico. Cosa ne pensi di questo rinnovato interesse mostrato da autori come Tarantino e da migliaia di fan in tutto il mondo?
Mi meraviglia ancora che si debba tutto questo all’italo-americano Tarantino! Però anche questo succede spesso: nemo profeta in patria. Quei film del ’70, erano realizzati spesso con pochi mezzi economici, però c’era creatività, inventiva e maestranze. Registi e sceneggiatori erano grandi professionisti. Oggi, non c’è più il cinema di genere, la valutazione viene fatta in base a ciò che si vede in TV e spesso il confronto non regge, anche se ci sono delle serie televisive ben fatte, molto amate e seguite dal pubblico, quel cinema resta sempre unico. Poi che dire, io non avrei mai immaginato di passare alla storia o che i decameroni, o i cosiddetti B movie, sarebbero stati valutati e apprezzati nel futuro. Quello che arriva è sempre da una direzione imprevista.

 

INTERVISTA A CURA DI EDOARDO FAVARON

 

» 1 Commento
1Commento
il Wednesday 09 February 2011 11:32by Luca
Ottima intervista, complimenti! Un fan di Orchidea
» Invia commento
Email (non verrà pubblicata)
Nome
Titolo
Commento
 caratteri rimanenti
 
< Prec.   Pros. >

Recensioni

Rubriche

 

cineforum

 

 

Non cinema

 

 

Non cinema

 

TRADUTTORE

 

 

 

PARTNER

 

 

 

 

 

 

CI TROVI ANCHE SU