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Il destino di un film: Cuore Scatenato
Scritto da Daniele "Danno" Silipo   
Tuesday 22 September 2009

Gianluca Sodaro e Andrea Pallanza raccontano a Bizzarro Cinema la sorte di Cuore Scatenato, un film "disperso" e sfortunato.

 

Ancora una volta, le falle del sistema cinematografico italiano, si mostrano in tutta la loro inadempienza: a pagarne le spese, in questo caso, è stato il film Cuore Scatenato (uscito nel 2003). A raccontarci l'accaduto, sono Gianluca Sodaro e Andrea Pallanza, rispettivamente regista e sceneggiatore (assieme allo stesso Sodaro) di quest'opera sfortunata. Una sfortuna che sembra "indotta" più che casuale...

 

ROMA, 25 APRILE 2009

Come nasce Cuore Scatenato?
G.S.- Avevamo già fatto il nostro primo cortometraggio importante, I Paladini della Santa Provvidenza (integralmente visionabile su www.mizzicaboys.com ndr.), in 35mm e con attori professionisti. Un corto che è andato benissimo, ha girato per sette anni in tutto il mondo. Dopo questo piccolo successo, ci è stato chiesto se ci sentivamo pronti per un lungometraggio, e la nostra risposta è stata chiaramente affermativa. Così abbiamo iniziato a lavorare a Cuore Scatenato. Come spunto per la sceneggiatura abbiamo utilizzato un fatto di cronaca: un pregiudicato, durante il periodo di galera, viene a sapere che la moglie lo tradisce. La moglie - conoscendo i propositi di vendetta del marito - non appena viene a sapere che il consorte è uscito di prigione, inizia ad avvisare tutti i suoi amanti del pericolo, diffondendo il panico. Questa storia di tradimento e corna - nonché il substrato della cultura siciliana e, quindi, la “questione” del pregiudizio - era al centro del nostro interesse. Ma, nel raccontare la vicenda, abbiamo cercato di evitare il didascalismo, come invece troppo spesso accade nei film italiani: non c’è mai un punto di vista diverso, un punto di vista “della regia”. Perché riproporre la realtà così com’è? Cosa viene raccontato di diverso? Così, per evitare di scadere nel didascalismo, e non limitarci a rappresentare una storia di tradimento e vendetta, abbiamo deciso di utilizzare un’ambientazione western. Tra l’altro, io provengo da Calascibetta, un paesino dell’entroterra siciliano dove il paesaggio estivo ricorda molto quello western. Per cui l’accostamento è stato molto spontaneo. Ci tengo a precisare che, Cuore Scatenato, pur utilizzando gli elementi tipici del genere western, non è propriamente un film western. All’epoca, ci fu addirittura chi scrisse che, a causa del nostro film, Sergio Leone si stava rivoltando nella tomba (oggi, Leone, ha ben altri motivi per rivoltarsi nella tomba!). Né io né Andrea abbiamo mai avuto la presunzione di dire “facciamo il western”, abbiamo semplicemente realizzato un film che non ha né luogo né tempo. Abbiamo mescolato tutta una serie di elementi: ci sono i cavalli, le pistole ma anche gli occhiali da sole Ray Ban e i Juke Box. Questo contribuisce a mantenere il film giovane: Cuore Scatenato non invecchia, nonostante siano trascosri sei anni, a rivederlo oggi, sembra comunque appena uscito.

 

Durante la lavorazione avete incontrato molte difficoltà…
A.P.- Realizzare Cuore Scatenato è stato faticosissimo: la produzione tendenzialmente ti porta sempre a risparmiare e lavorare in ristrettezze. Il rischio è quello di perdere forza nell’impatto visivo del film e di allontanarsi dall’immagine che si crea in fase di sceneggiatura.
G.S.- Pistole riciclate che passavano di mano in mano, manici di scopa colorati di nero e spacciati per fucili…
A.P.- Un’enormità di scene modificate il giorno prima perché mancava il materiale per poterle realizzare, abbiamo anche dovuto modificare il finale.
G.S.- Poi ci si è messo pure il tempo: abbiamo girato a Marzameni (dove è stato realizzato anche Sud di Gabriele Salvatores), un paesino siciliano dove non pioveva da dodici anni. Non appena abbiamo sistemato tutto per iniziare le riprese, c’è stato il diluvio. Quindi abbiamo girato tutti gli interni nelle prime due settimane, mentre fuori continuava a piovere.
A.P.- È stata un’esperienza surreale… come doveva essere!

 

Che tipo di accoglienza ha avuto il film in Italia?
G.S.- In Italia, il film, non ha avuto una grossa distribuzione. Più che di distribuzione, infatti, si può parlare di passeggiata. Cuore Scatenato ha avuto una storia travagliata: è stato girato nel 2000, è stato completato nel 2001 e sarebbe dovuto uscire in sala con una grossa distribuzione italiana, addirittura sarebbe dovuto andare al Festival di Berlino. Improvvisamente, salta la distribuzione e salta Berlino: il film rimane fermo e non ci è mai stato spiegato il perché.
A.P.- Vengono realizzati tanti film che poi non riescono ad uscire in sala, ma è strano che questo sia successo a Cuore Scatenato che, proprio grazie alle sue particolarità, si prestava molto in termini di promozione e marketing.
G.S.- Esatto, c’era anche tutto il discorso musicale da “sfuttare”, viste le persone coinvolte nel progetto (Raiz degli Almamegretta, i Calexico). E invece niente. Dopo due anni di stop, nel 2003, ci arriva la proposta di farlo vedere nelle scuole…
A.P.- Non era proprio il destino che ci eravamo immaginati…
G.S.- Noi speravamo di farlo vedere “anche” nella scuole, ma non “solo” nelle scuole. Così, ci siamo mossi per vie legali, creando una rottura con la tradizione: nessuno si azzarderebbe a chiamare un avvocato per farsi aiutare nella distribuzione di un film. Noi avevamo poca forza contrattuale, però c’erano dei piccoli spiragli: l’avvocato si è infilato in uno di questi buchi, ha contattato la produzione e, finalmente, si sono messi in moto per far uscire il film. Parallelamente ci siamo mossi anche noi due, che abbiamo fatto molto per promuovere il film. Andrea si è occupato della parte grafica, quindi la locandina del film e il sito, mentre io ho chiesto di poter fare uno speciale sul film all'interno di una trasmissione che, in quel periodo, facevo per La7 (si chiamava Crea): la gente iniziò a incuriosirsi. Quindi, uscimmo in sala, chiaramente con un distributore molto piccolo: a Roma in una sala, a Milano, a Torino e a Catania per una settimana.
A.P.- A Milano ci proiettavano solo il pomeriggio alternati a un altro film.
G.S.- Insomma, la distribuzione è stata molto difficoltosa e la promozione tutto sommato modesta: c’era un trailer che passava in tv solo alle sette del mattino e alle undici di sera e c’erano quattro manifesti a Roma. Dallo speciale su La7 era passato un bel po’ di tempo, quindi, possiamo dire che la gente non era propriamente informata sull’uscita del film in sala. Ci ha salvato un po’ Sky Cinema (all’epoca Telepiù) che aveva preacquistato il film prima della sua realizzazione: Cuore Scatenato ha avuto circa quaranta passaggi televisivi. E il pubblico l’ha conosciuto proprio grazie alla televisione, oppure scaricandolo da internet, anche perché non è mai stato realizzato il dvd.

 

Il film è circolato anche in festival internazionali…
G.S.- Si, a un certo punto ci giunse anche voce che il film stava per essere selezionato al Sundance. Ma poi anche lì è saltato.
A.P.- Quell’anno, al Sundance, l’unico film italiano in concorso fu L’ultimo Bacio
G.S.- C’è una cosa però che bisogna sapere. In Italia, non è direttamente la produzione a mandare i film alle preselezioni dei vari festival, ma c’è una sorta di commissione che si occupa di queste cose. Non so se esiste ancora.
A.P.- In pratica, prima di essere selezionato all’estero, devi essere selezionato in Italia e, se hai avuto poca fortuna in Italia, è molto facile che ai festival stranieri non ci arrivi proprio. E infatti così è stato, almeno per il Sundance.
G.S.- Poi, nel 2004, finalmente arriva una bella notizia: l’International Miami Film Festival ci vuole in una delle sue sezioni. La fondatrice del festival aveva visto Cuore Scatenato e lo aveva molto apprezzato. Per noi fu una grande soddisfazione: ricordo che, quando il film venne proiettato, c’era la coda fuori dal cinema. Finito il film, io e Andrea, fummo accerchiati da un gruppo di mastodontici rapper americani che avevano assistito alla proiezione, lì per lì ci siamo un po’ spaventati. In realtà, quei ragazzi, volevano solo ringraziarci per avergli fatto vivere questo viaggio attraverso i nostri occhi, così dissero. Poi, l’anno scorso, siamo stati al New York International Independent Film & Video Festival e abbiamo vinto come Miglior Fotografia.
A.P.- Le reazioni all’estero sono state molto positive, Cuore Scatenato viene percepito come qualcosa di fresco in cui si ritrovano dei legami con quel cinema italiano che piaceva molto oltreoceano e che oggi, purtroppo, sembra scomparso.

 

Dopo il successo all’estero?
G.S.- Io e Andrea ci siamo messi subito a lavoro su altri progetti. Uno in particolare, un road movie che, con Cuore Satenato, ha in comune un’ambientazione non proprio definita: un luogo/non-luogo. Abbiamo fatto tesoro della precedente esperienza e, dopo aver scritto la sceneggiatura, il primo step è stato tradurla in inglese. E infatti abbiamo trovato persone interessate negli Stati Uniti. Ci siamo mossi anche in Francia: la sceneggiatura aveva superato la commissione di lettura dell’EuropaCorp (casa di produzione di Luc Besson). Al progetto avevano aderito anche altri professionisti come Angelo Badalamenti e Joe Mantegna.
A.P.- Insomma abbiamo cercato fondi fuori dal paese. E in un certo senso li abbiamo trovati. Ma il problema è che tutti i produttori stranieri si stupivano che non ci fosse anche un produzione italiana interessata, la volevano. Chiaramente, essendo noi italiani, tutti avevano intenzione di fare una coproduzione con il nostro paese.
G.S.- Siamo quindi tornati a sbattere il muso con le produzioni italiane: abbiamo trovato solo grande entusiasmo, mille complimenti e niente più. Da noi tutto funziona diversamente: per esempio se è andato bene Manuale d’amore, l’evoluzione naturale è Manuale d’amore 2. Vanno sul sicuro, non c’è spazio per altre idee. Ci sono paesi che già conoscono questi meccanismi e non vogliono avere nulla a che fare con le nostre case di produzione. Come ci hanno fatto capire ad esempio in Inghilterra. Così, siamo nuovamente bloccati, con questo e con altri progetti.

 

Nel frattempo, Gianluca, pur senza Andrea, ha comunque realizzato Ti Stramo, una parodia dei teen movie italiani…
G.S.- Si, è un progetto che ho realizzato su commissione. In questo caso è valsa la meritocrazia (spero sia un segnale di ripresa). La produzione aveva visto per caso un mio showreel e mi ha sottoposto la sceneggiatura. Avevo voglia di cimentarmi in qualcosa scritto da altri, anche se ho comunque rimaneggiato alcune idee dello script, soprattutto da un punto di vista stilistico, per evitare tutti quei problemi fisiologici della parodia: dovevamo fare un “film”, non una serie di sketch televisivi. Ovviamente si tratta di un film più commerciale rispetto a Cuore Scatenato, ma credo di aver ottenuto un buon risultato. Ora speriamo di smuovere qualcosa riguardo agli altri progetti più personali, ma la vedo dura: sembra di essere un eterno esordiente!
 

Intervista a cura di Daniele "Danno" Silipo

Le "carte da gioco" sono state realizzate da Andrea Pallanza nel periodo di promozione del film.

 

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