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Al cinema con i Righeira
Scritto da Jacopo Coccia   
Monday 24 August 2009

Una chiacchierata a sfondo cinematografico con Johnson Righeira, cinefilo DOC, amante delle bizzarrie e dei “filmacci” da drive in.

 

In occasione dell’ultimo tour estivo, abbiamo incontrato i leggendari Righeira, cui si fa portavoce l’irresistibile Johnson Righeira (al secolo Stefano Righi). Le personalità più folli, sperimentali e dichiaratamente cinefile del panorama musicale italiano si confessano in esclusiva su Bizzarro Cinema!

 

Una domanda d’obbligo sulla vostra carriera musicale: considerando la stretta collaborazione produttiva con i fratelli La Bionda, come e in che misura sono attribuibili i differenti contributi artistici al progetto Righeira? Si intende in termini di musica, testi e look...
Il look è dipeso sempre e solo da noi. Senza dubbio quando abbiamo conosciuto i La Bionda venivamo entrambi dalla scena new wave/underground torinese, per cui avevamo una dimensione musicale sicuramente non di massa. I La Bionda ci hanno permesso di raggiungere una dimensione più “popolare”, anche se Vamos a la playa restava tuttavia una canzone molto strana per la scena musicale di quel periodo. Poi, subito dopo il successo della canzone, tutti iniziarono a liquidarla con facilità e a dire “cavolo un pezzo così funziona!”… In realtà molti discografici, non solo in Italia, al tempo non ci diedero la possibilità di incidere il disco. Quindi è stata una scelta da outsider quella di Carmelo e Michelangelo La Bionda. Sono stati capaci di valorizzare le nostre capacità in una chiave precisa, anche se al tempo eravamo preoccupati che venisse snaturata la nostra essenza. Tuttavia alla fine son venute fuori delle cose assolutamente originali.

 

Riconoscendo a un brano come Vamos a la playa la forza di evocare generi cinematografici ben precisi come il post-apocalittico, quali sono state le principali influenze e passioni cinematografiche dei Righeira?
È assolutamente vero quello che hai percepito. Vamos a la playa è a suo modo un cortometraggio musicale, con immagini che appartengono direttamente alla fantascienza di serie B. Il cinema di genere ci ha sempre influenzati. Poi abbiamo scritto un pezzo come Luciano Serra pilota che si rifà proprio a un film cult (di Goffredo Alessandrini con protagonista Amedeo Nazzari ndr.) che, ironicamente, richiama le atmosfere di un periodo piuttosto difficile, tanto per il Paese quanto per il nostro cinema. Insomma, un certo immaginario di serie B e talvolta di serie Z ci è sempre stato vicino. Io stesso possiedo dei “filmacci” praticamente inguardabili!

 

Ho scoperto nel documentario Tanzen mit Righeira di Alessandro Castelletto che possiedi una vasta collezione di DVD, tra i quali spiccano titoli con protagonista il wrestler messicano El Santo …
Certo! Adoro Santo versus la invasión de los marcianos!

 

Quindi sei un appassionato del cinema exploitation?
Personalmente sono soprattutto legato al cinema di fantascienza. Ho una profonda passione per film come Terrore nello spazio di Mario Bava e per tutti quei titoli da drive in anni ’50. I film con Godzilla poi li amo da morire! Ne avrò circa una decina e non escludo di fare a breve un tatuaggio con lui protagonista. Però mi riferisco a quello giapponese della Toho, non quella bestiaccia americana di qualche anno fa…

 

Chiarite le influenze cinematografiche che vi caratterizzano, avete forse in progetto sperimentazioni cinematografiche sulla falsariga di Electroma o Interstella 555, entrambi ispirati all’universo musicale dei Daft Punk?
Io sono molto pigro. Da anni però partecipo in veste di attore a diversi cortometraggi underground: un esempio è Calibro 70 del mio amico Alessandro Rota, una sorta di parodia del poliziottesco italiano degli anni settanta. Ho risentito tempo fa Alessandro e gli ho persino proposto di girare un nuovo corto di fantascienza, ma di quella fantascienza davvero “squallida” capito? Con le astronavi legate col cordino e roba del genere…

 

Parlando sempre di cinema, cosa ricordi invece di Rimini Splash Down, brano composto per colonna sonora del film Rimini Rimini?
È stata un’esperienza divertente, soprattutto nello scrivere il testo insieme all’amica Raffaella Riva del Gruppo Italiano. E comunque anche quella canzone ha immagini dichiaratamente riferite allo spazio, alla fantascienza…

 

In conclusione, quali futuri progetti bollono in pentola per i Righeira?
Siamo in una fase di trasformazione. Oggi non si sa bene se esisterà ancora un supporto per la musica o per qualsiasi altro prodotto creativo, tutto oramai si fruisce su supporti cancellabili e riscrivibili. Per questo ci stiamo un po’ guardando intorno. Di certo non abbiamo in cantiere un nuovo album, che rappresenta una grande fatica e impegno rispetto al fatto che poi, in sostanza, non c’è più un vero e proprio mercato. Siamo come sempre attenti alle realtà mediatiche e culturali che ci circondano e ci muoveremo quindi di conseguenza.

 

Recensione

TANZEN MIT RIGHEIRA
(2008) di Alessandro Castelletto
 

Michael vive in una casa minimale, dal gusto meditativo-zen, distante chilometri dal frastuono cittadino. Johnson vive nella centralissima Torino, in un'abitazione che è un vero e proprio museo per tutti gli appassionati di cinema di fantascienza e bmovie. Basterebbe questa semplice ed efficace contrapposizione a sintetizzare la poetica di un progetto musicale che, come un cataclisma di proporzioni inimmaginabili, ha letteralmente stravolto il panorama discografico italiano e internazionale dei primi anni '80: i Righeira!

Il documentario Tanzen mit Righeira, il cui titolo prende spunto da un loro brano, ripercorre i loro successi e le loro cadute. Grazie alle testimonianze del duo e a quelle di coloro che li hanno incontrati nell'arco degli ultimi 30 anni - vedi Red Ronnie, Carmelo e Michelangelo La Bionda, Freak Antoni, Oderso Rubini, Alberto Campo e altri ancora - si ripercorre la vicenda artistica e personale dei fratelli musicali più famosi d'Italia, dai loro esordi a Torino nei primi anni '80 all'esplosione planetaria con il celebre pezzo Vamos a la playa, fino ai giorni nostri, passando per mille ricordi e vicissitudini.

Né una prevedibile riconsiderazione, né un'ipocrita celebrazione a tutto tondo del duo musicale. Castelletto sceglie un approccio appassionato ma critico, rivelando allo spettatore i lati più sconosciuti della coppia attraverso le testimonianze del loro "entourage" artistico e soprattutto umano. Un viaggio culturale più che artistico, segnato da follia, irresponsabilità, genialità e talvolta amarezza. Tutto scandito da ipotetici capitoli che citano estratti dei loro brani, a sottolineare come la ribalta possa spesso contaminarsi con il retroscena, non senza conseguenze impreviste: le parole dello stesso Johnson Righeira, in merito alla vicende giudiziarie che lo coinvolsero nel 1993 (scontò cinque mesi di reclusione, per poi essere assolto) emozionano davvero e lasciano trasparire un'umanità (frammista forse a ingenuità) orgogliosamente lontana dal plastico, consueto divismo dell'ambiente musicale nostrano. Un documentario di 60 minuti esatti che, attraverso una sincera e totale armonia narrativa, riesce a far convivere il disquisire sull'ideologia futurista-pop, onnipresente nelle canzoni dei Righeira, con le esibizioni canore della band, irresponsabili e provocatorie come nulla prima d'allora e incentrate su costumi, acconciature e coreografie goliardicamente spiazzanti. Ascoltare poi Red Ronnie parlare de L'estate sta finendo, come una delle più belle canzoni della storia della musica italiana, sistema finalmente, nell'opportuna collocazione artistica, un "corto circuito" culturale e discografico tanto unico nel suo genere quanto prezioso. Applausi grazie. (Jacopo Coccia)

 

INTERVISTA A CURA DI JACOPO COCCIA

 

 
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