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"Shutter Island" di Martin Scorsese: retroscena e dichiarazioni
Scritto da Caterina Gangemi   
Friday 12 February 2010

Anticipazioni/Incontri Shutter Island, ultimo e attesissimo lavoro di Martin Scorsese, sarà nelle sale dal 5 Marzo, ma già riesce a far parlare di sè. Merito soprattutto della verve del regista italo-americano e del suo ormai attore-feticcio Leonardo Di Caprio che, durante la conferenza stampa di presentazione del film, hanno intrattenuto la platea con curiosità e retroscena...

 

Il sodalizio artistico

Dopo otto anni e quattro film insieme, non è azzardato riconoscere nella collaborazione tra Scorsese e Di Caprio, una delle partnership più riuscite del cinema contemporaneo, che ha permesso da un lato all'attore di liberarsi del ruolo di sex-symbol adolescenziale esplorando ruoli sempre più complessi, e dall’altro ha offerto al maestro un interprete duttile e carismatico, capace di spaziare con credibilità dal kolossal epico al bio-pic, fino alle ultime due ottime incursioni nel thriller di The departed e, appunto, Shutter island.

Un rapporto solido, che trova il suo fulcro in una reciproca e profonda fiducia tra i due: «Penso che il mio rapporto con Leo, non sia tanto cambiato nel corso degli anni - afferma Scorsese - ma si sia piuttosto consolidato, all’insegna di una maggiore fiducia nei suoi confronti e nel lavoro svolto insieme. Già in The Aviator ho avuto la sensazione che fosse possibile toccare livelli più profondi con i personaggi, e questo film ci ha dato l’opportunità di esplorarli».

Una fiducia che, incalza Di Caprio, implica per lui anche una profonda ammirazione: «Uno dei pregi di Marty, che si è potuto notare nel suo rapporto con De Niro, è la sua profonda capacità di fidarsi totalmente di te come attore, dandoti la possibilità di diventare proprietario del personaggio e condurre la narrazione in senso emotivo».

E non poteva esserci occasione migliore di un film come Shutter Island, thriller psicologico ad alta tensione e dai molteplici livelli di lettura, per riappropriarsi di questa “affinità elettiva” e spingerla fino in fondo.

 

Il film

Ispirato all’omonimo romanzo di Dennis Lehane (già autore di Mystic river e Gone baby gone, portati al cinema con successo da Clint Eastwood e Ben Affleck), il film - che verrà presentato fuori concorso al prossimo Festival di Berlino - indaga gli anfratti più reconditi e oscuri della psiche umana, assumendo come pretesto la missione di due agenti di polizia (Leonardo Di Caprio e Mark Ruffalo), inviati all’inizio degli anni ‘50 in una misteriosa isola in cui ha sede un importante manicomio criminale gestito con metodi innovativi dallo psichiatra Cawley (Ben Kingsley), per far luce sulla scomparsa di una pericolosa paziente.

Lo stesso Scorsese ha dichiarato di essere stato attratto dal romanzo di Lehane, soprattutto per quel senso di paura e paranoia che riesce a trasmettere, lo stesso con cui è cresciuto nel decennio post-bellico e che, ancora oggi, sente molto forte: «Ciò che più mi ha attratto della storia, è stato il suo farmi riflettere su temi importanti come l’essenza dell’essere umano; mi sono interrogato molto su quanto di violento ci sia in noi, quanta di questa violenza possa essere eliminata e quale sia il debito da pagare per essa».

Analogamente, Di Caprio ha visto nella forte componente di violenza, l’occasione per unirsi al Pantheon dei grandi personaggi creati dal regista nel corso della sua carriera e introiettarne la lezione: «Credo che molti di essi siano per natura violenti, ma cos’è la violenza se non la proiezione verso l’esterno di un dolore interiore? Perciò i protagonisti di film come Toro scatenato o Taxi driver, per me sono stati molto importanti, proprio perché mi hanno aiutato a esplorare e comprendere la natura umana».

 

Le fonti d'ispirazione

Oltre al libro di Lehane, il retroterra di Shutter Island si compone di classici del cinema hollywoodiano, che arricchiscono la base letteraria di riferimenti visivi, stilistici e tematici, ma anche di articolate sottotrame. Le catene della colpa di Tourneur, il thriller di Preminger, Laura, basato su uno scambio di identità, Il corridoio della paura di Fuller, col quale condivide l’ambientazione in un ospedale psichiatrico, sono solo alcune delle opere dalle quali Scorsese ha tratto ispirazione: mostrandole al cast e alla troupe, prima di iniziare le riprese, ha suggerito loro l’atmosfera da ricreare nel film. Particolarmente forte e palpabile è inoltre l’influenza del cinema espressionista tedesco, da Lang al Gabinetto del Dottor Caligari di Wiene.

Lo stesso Scorsese ha ammesso il suo debito con il cinema tedesco, che fa parte della sua formazione di regista, ma anche di giovane cinefilo: «Molti dei film con i quali sono cresciuto erano diretti da registi emigrati (perlopiù dalla Germania e dall’Austria) perciò non posso negare l’importanza di questa cinematografia nel mio background artistico e nella mia vita».

Ma c’è anche un documentario alla base di Shutter Island, e si tratta del controverso Titicut Follies di Frederick Wiseman, che ha illustrato in modo sconvolgente ad attori e tecnici le condizioni in cui versavano le cliniche psichiatriche negli anni ’50 e ’60, all’insegna del più totale sprezzo dei diritti e della dignità umana, rivelandosi così fondamentale per la riuscita del film, in termini di realismo e autenticità.

 

La musica

Per concludere, una curiosità sulla colonna sonora - curata in veste di supervisore dal musicista Robbie Robertson (già immortalato dalla macchina da presa di Scorsese in The Last Waltz) - che, tra i vari brani di compositori moderni (Richter, Duchamp, Eno, per citarne alcuni), include alcuni pezzi dell’italiano Giacinto Scelsi, la cui vita travagliata implica diversi anni di degenza in una clinica psichiatrica. Tanto per restare in tema…

 

A cura di Caterina Gangemi

 

 

Trailer

» 1 Commento
1"Modelli, temi, realtą"
il Thursday 11 March 2010 10:15by Irma
Ho trovato molto interessante l'accenno al documentario "Titicus Follies" come parte del materiale che č alla base del film di Scorsese: in effetti il film ( non ho letto il libro di Lehane) , oltre a proporre una vicenda strutturalmente ambigua che ,forse, solo nella parte finale si chiarisce (ma parzialmente) č anche complesso per i riferimenti che contiene: i modelli cinematografici ( che costituiscono il modo in cui Scorsese si avvicina al thriller psicologico e manicomiale, contaminando fonti diverse: Hitchcock, Tourneur, Fuller e altro ancora), la rappresentazione dei temi della violenza, della colpa, del tentativo di redenzione, la messa in scena delle condizioni concrete di vita dei soggetti chiusi negli istituti psichiatrici negli anni in cui č collocata la vicenda dell'agente federale ( e quindi le sperimentazioni, il degrado, l'annullamento della dignitą umana).
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