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"Kaspar Toporski": il nuovo film di Stefano Bessoni
Scritto da Daniele 'Danno' Silipo   
Friday 29 January 2010

Anticipazioni/Incontri È in pre-produzione Kaspar Toporski - Appunti di un filmaker immaginario, il prossimo film di Stefano Bessoni (Frammenti di scienze inesatte, Imago mortis). Ne abbiamo parlato con il regista e i produttori.

 

Prodotto dalla Interzone Visions e dallo studio di effetti speciali Leonardo Cruciano Workshop in collaborazione con la Film Commission Piemonte, Kaspar Toporski - Appunti di un filmaker immaginario, stando a quanto scrive lo stesso Bessoni sul suo blog, vuole essere "una sorta di work in progress che possa essere ampliato ed arricchito anche in fasi successive e se necessario anche a distanza di tempo, per cogliere così le naturali trasformazioni che il tempo può determinare su idee, personaggi e struttura narrativa". Un progetto che, pur partendo dal cinema, vuole andare oltre, magari estendendosi a sbocchi espositivi, editoriali e web. Nato dal desiderio di sperimentazione e ricerca, Kaspar Toporski, rappresenta per il regista una pausa, fortemente voluta, dai processi di pianificazione industriale del cinema commerciale, che spesso - come scrive ancora Bessoni - impediscono "una fase creativa sincera". Il film, le cui riprese si svolgeranno tra Roma e Torino, vedrà come attori principali Lorenzo Pedrotti, Jun Ichikawa, Franco Pistoni, Francesco Martino e Orfeo Orlando.

 

 

SINOSSI

Kaspar è un giovane filmaker in attesa di risposte per realizzare i suoi progetti cinematografici. Trascorre le sue giornate disegnando, scrivendo e inventando un suo mondo immaginario che giorno dopo giorno sembra diventare sempre più reale. Condivide le sue idee con Helix, una fotografa ossessionata dalla morte e dalla cattura per le immagini, con Schulz, un costruttore di burattini che incarna le teorie sulla creazione e sui manichini elaborate da un poco conosciuto scrittore polacco e con Bertolt, un suo collega filmaker che non ha mai superato il fallimento di un film rovinato dai pesanti interventi imposti dalla produzione.

Per fermare le sue idee, Kaspar inizia a realizzare un film su se stesso, una sorta di taccuino di appunti cinematografici, fatto di immagini, di disegni, di fotografie, di brevi animazioni, di suoni, di parole e di musica, di sogni e di incubi.

Con il passare del tempo e il progredire del film, l'allontanamento di Kaspar dal mondo reale si fa sempre più insistente: si rende conto che, lui stesso, è frutto della sua fantasia, e che vive in compagnia di amici immaginari. Ma intuisce anche che, prima di scomparire per sempre nel limbo dei suoi sogni, può provare a lasciare una traccia reale delle sue idee e del suo passaggio, proprio attraverso il suo film: come un essere reale può creare personaggi e mondi immaginari, un essere immaginario può creare cose reali.

 

INTERVISTA A STEFANO BESSONI

Cosa dobbiamo aspettarci da Kaspar Toporski - Appunti di un filmaker immaginario?
È una cosa strana rispondere a domande riguardanti un lavoro che, nel concreto, ancora non è stato realizzato. Trattandosi di un progetto totalmente libero, posso dirti cosa mi aspetto io, ovvero sguazzare in un’overdose di libertà, avere tanti problemi, sprofondare in difficoltà economiche a non finire, collaborare con tante persone che credono in me e nel film (responsabilità pesantissima!!!) e andare avanti nella speranza che alla fine ne esca fuori un film sincero, magari pretenzioso ma non banale, “artigianale” ma pieno di invenzioni e suggestioni. Più di ogni altra cosa, spero di riuscire a terminarlo, e soprattutto spero che il risultato possa il più possibile avvicinarsi al caotico frullato di idee e visioni che affollano la mia scatola cranica. Dovete sicuramente aspettarvi un allontanamento dall’etichetta horror che mi è stata appioppata nel commercializzare e quindi anche banalizzare la mia idea di cinema. Io adoro il cinema di genere, ma il mio temperamento è accomunabile a un'accezione bizzarra, quanto macabra, del concetto di orrore, un'idea molto lontana da quella che siamo abituati a vedere normalmente al cinema. Credo che il cinema, e quello horror in particolare, sia oggi la naturale evoluzione di quella forma di narrazione popolare che è la favola. I fratelli Grimm, con le loro storie zeppe di morti che ritornano, orchi sanguinari, genitori che fanno a pezzi i bambini e poi li mangiano, altro non sono che i primi registi horror della storia. Peccato che il cinema sia stato inventato solamente un paio di secoli più tardi. E poi c’è Freud, i suoi studi sul Perturbante, il Doppelganger. Quindi è bene fare attenzione quando parlo di horror, perché il mio concetto di orrore è ben diverso dall’accezione che oggi viene commercialmente e superficialmente attribuita a questo termine. Il mio vuole essere un cinema a tinte orrorifiche che affonda le proprie radici nelle paure più profonde, che si nascondono nel cuore dell’animo umano. Mi piacerebbe provare a realizzare un film che, idealmente, possa essere una sorta di punto d'incontro tra L'inquilino del terzo piano di Roman Polansky e Zoo di Peter Greenaway, ibridato con i corti dei Brothers Quay e le favole di Tim Burton, in un'atmosfera fortemente debitrice al Wim Wenders de Il cielo sopra Berlino. Il tutto strutturato e condito con gli elementi del mio immaginario, ovvero un mondo fatto di cripto-cinematografia, di zoologia, di tassidermia, di anatomia, di wunderkammer e di scienze anomale. Chiaramente si tratta di un'operazione totalmente indipendente e quindi le spietate ristrettezze di budget porteranno a inevitabili limitazioni espressive che mi auguro di poter aggirare con idee e invenzioni stilistiche.

 

Si dice che quando un regista mette in scena il "cinema nel cinema" è perché sta attraversando un periodo di crisi. È così anche per te?
Sicuramente si. Io sono eternamente in crisi, fa parte del mio carattere, del mio temperamento codardo e problematico. Poi, come se non bastasse, ci si mettono anche le problematiche del mondo cinematografico ad aggravare il mio stato emotivo: anni ad aspettare pazientemente (e dolorosamente) che parta un progetto, settimane e mesi in attesa che squilli il telefono, progetti improvvisamente cancellati dopo anni di contatti e trattative, incontri con persone ottuse e spregevoli, rospi da inghiottire, sorrisi da fare a persone che vorresti trafiggere con paletti di frassino, imposizioni e ingerenze che, a raccontarle, potrebbero sembrare frutto di manie persecutorie… Detto questo, il fatto di parlare di “cinema nel cinema” non è frutto di crisi, bensì un elemento costante della mia poetica. Tutti i miei personaggi sono sempre a contatto con le immagini, con il cinema, con la fotografia, con il disegno, in poche parole sono tutti ossessionati dalla cattura delle immagini, fisse o in movimento che siano. Anche Imago mortis è un film sul cinema e su cosa si può arrivare a fare pur di catturare immagini e, attraverso queste, sentirsi padroni del tempo e della morte. Si dice che bisognerebbe raccontare sempre solo quello che si conosce bene, quindi io metto sempre me stesso nei miei personaggi, che come me scrivono, disegnano, filmano, e vivono nell’effimera esistenza del loro mondo immaginario.

 

Sul tuo blog scrivi: "sento la necessità di riconciliarmi con il mezzo cinematografico e di ricercare una leggerezza calligrafica"...
La lavorazione di Imago Mortis, anche se importantissima e ricca di esperienze, è stata per moltissimi aspetti traumatizzante e devo assolutamente fare nuovi film per scrollarmi di dosso cattivi ricordi e paure. Sono ora in procinto di realizzare Falene, un grosso film con Colorado Film, prodotto da Maurizio Totti, una storia di spettri e insetti ambientata in un oscuro istituto di zoologia, sperduto sulle scogliere inglesi. Ma nell’attesa non voglio stare fermo, bensì sperimentare, dare spazio al mio lato autoriale, personale, cinematograficamente “puro”. Semplicemente mi piacerebbe, ma mi rendo conto che non è facile, usare la macchina da presa come una matita, esattamente come faccio quando disegno, senza farmi troppi problemi, scarabocchiando, cancellando, pastrocchiando… solamente io, la carta, la matita e le mie idee. Con il cinema questo è pressoché impossibile, perché i costi altissimi e la complessità del processo realizzativo impongono una serie di filtri tra te, l’idea originale e il risultato finale; per non parlare poi di quello che avviene quando la produzione vuole violentemente importi cosa fare. Non so se ci riuscirò, perché realizzare un film impone il confronto continuo con altre persone, cosa che comunque può rivelarsi stimolante e costruttiva se hai a che fare con persone fidate e intelligenti. Cercherò di rimuovere più filtri possibili, di personalizzare le immagini anche con la mia mano da illustratore, seguendo la strada di un cinema pittorico. Una strada aperta da Peter Greenaway, che guardi le sperimentazioni grafiche di Dave Mckean e imposti un contatto diretto con l’attore alla Patrice Leconte.

 

INTERVISTA ALLA INTERZONE VISIONS
(Ivan Cenzi, Christian Favale, Francesco Rizzi)

 

Interzone Visions srl è una giovane casa di produzione cinematografica con sede a Roma nei pressi degli stabilimenti di Cinecittà, fondata nel 2008 da Ivan Cenzi, Christian Favale e Francesco Rizzi. Oltre a curare diversi progetti per il cinema, la società si occupa anche di documentari e di vari servizi per aziende. Interzone Visions ha anche realizzato le trasmissioni televisive "Stelle & Padelle" e "TransEurope" in onda sui canali All Music e SKY Discovery. Interzone Visions nasce dal desiderio di proporre una nuova, inedita prospettiva cinematografica, dando risalto soprattutto all'originalità e all'unicità dei progetti. Crede infatti in un cinema che, oltre ad essere prodotto di intrattenimento, abbia l’autenticità e la potenza necessarie a scuotere lo spettatore, coinvolgendo a livello emotivo ed intellettuale. Come l'Interzona, non-luogo allucinato e visionario creato dalla penna di William S. Burroughs, anche il cinema della Interzone Visions vuole essere un porto franco dove la realtà confonde i suoi confini con il sogno. Un territorio di frontiera sospeso, dove tutto è possibile grazie alla forza della fantasia.

 

Perchè la Interzone Visions ha scelto di investire nel nuovo film di Stefano Bessoni, quale aspetto del progetto vi ha maggiormente colpito?
Conosciamo bene Stefano, e abbiamo sempre subìto il fascino del suo mondo espressivo. Abbiamo ritenuto che la macabra poesia delle sue favole nere e la sua continua ricerca di stampo pittorico si potessero esprimere al meglio in una dimensione più autoriale, sperimentale, cosa che non gli è stata concessa appieno dalla grande macchina produttiva a cui si era affidato per il film precedente. Siamo noi stessi registi, e sappiamo quanto sia importante per un autore avere la piena e totale libertà creativa. Kaspar Toporski, ne siamo certi, sarà il Bessoni migliore: bizzarro, macabro, malinconico, folle, e visivamente raffinatissimo.

 

Quale Iter ha percorso il progetto finora e quale strada deve ancora percorrere?
La preproduzione è appena iniziata, e avendo esperienza di filmmaking indipendente sappiamo che all'orizzonte ci attenderanno di sicuro molte sfide e difficoltà. Ma lo sai bene anche tu, è proprio questo che rende il cinema indipendente così vivo e palpitante: la passione, certo, ma anche e soprattutto l'assenza forzata di sonni tranquilli! Le riprese saranno effettuate a Roma e a Torino, città di cui Stefano è innamorato. Chiaramente si tratterà di una sua personale “rivisitazione” gotico-fantastica del capoluogo piemontese. Oltre quindi alla collaborazione della Film Commission di Torino, il film godrà anche del contributo del Leonardo Cruciano Workshop, probabilmente il top in Italia per quanto concerne gli effetti speciali, e della scenografia di Briseide Siciliano. Pensiamo che la squadra sia quella ideale, perché si tratta essenzialmente della “famiglia” storica di collaboratori di Stefano Bessoni, di cui anche noi ci sentiamo parte. Kaspar Toporski sarà come un ritrovo tra vecchi amici anche per un altro motivo: dissezioni anatomiche, maschere antigas, botteghe delle meraviglie, scienze inesatte, freaks, mandragole e burattini... si ritorna nel buon vecchio mondo di Bessoni!

 

CONCEPTUAL SKETCHES: LA MANDRAGOLA
(By Stefano Bessoni)

 

"Kaspar Toporski - Appunti di un filmaker immaginario"

Scritto e diretto da Stefano Bessoni

prodotto da
Stefano Bessoni, Ivan Cenzi, Christian Favale, Francesco Rizzi e Leonardo Cruciano
per
INTERZONE VISIONS
e
LEONARDO CRUCIANO WORKSHOP
in collaborazione con
FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE

Kaspar - Lorenzo Pedrotti
Helix - Jun Ichikawa
Schulz - Franco Pistoni
Bertolt - Francesco Martino
Theophilus - Orfeo Orlando
Scenografia - Briseide Siciliano
Costumi - Alessandra Torella
Fotografia - Ugo Lo Pinto
Effetti digitali - Bruno Albi Marini
Effetti speciali e prostetici - Leonardo Cruciano
Aiuto regista - Silvia Chicoli

 

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