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'Fantastic Mr. Fox' di Wes Anderson: curiosità e dichiarazioni
Scritto da Caterina Gangemi   
Friday 16 April 2010

Incontri Nella sua mise impeccabile fatta di abito in velluto marrone e lunghi capelli biondi spettinati ad arte, il regista texano Wes Anderson ha incontrato la stampa per presentare il suo ultimo film Fantastic Mr. Fox, gioiellino di animazione in stop-motion. Curiosità e retroscena sulla realizzazione della sua opera più ambiziosa e complessa.

 

Dalla pagina alla pellicola:
portare sullo schermo il mondo di Roald Dahl

Eclettico e visionario, capace di esprimere, sotto la superficie naif e poetica di mondi e personaggi fantastici, una sferzante verve satirica e un inusuale humour grottesco, lo scrittore britannico di origine norvegese è stato spesso fonte di ispirazione per diversi registi: da Mel Stuart a Tim Burton (autori dell’originale e del successivo adattamento di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato), passando per Nicholas Roeg (Chi ha paura delle streghe, tratto dal libro The Witches), fino Danny De Vito (Matilda sei mitica), e l’animazione di Harry Selick (James e la pesca gigante). Senza contare, poi, il contributo diretto che l’autore ha dato al cinema, con la stesura di un soggetto cult come quello de I Gremlins e di svariate sceneggiature tra le quali Chitty Chitty Bang Bang di Ken Hughes, e perfino 007-Si vive solo due volte, quinto capitolo delle avventure della spia più famosa del mondo James Bond.

Nel caso di Wes Anderson, si è trattato di un infatuazione precoce, risalente alla sua infanzia: “Fantastic Mr. Fox è stato non solo il primo libro di Roald Dahl che ho letto, ma anche il primo libro che ho posseduto - ha dichiarato il regista a proposito del romanzo, pubblicato nel 1970 con le illustrazioni di Donald Chaffin – Mi piaceva tanto da bambino, il Signor Fox, un personaggio per certi versi eroico e un po’ vanitoso. E mi piaceva scavare: i miei fratelli ed io eravamo fissati con i tunnel e i fortini sotterranei”. E così, mentre era ancora impegnato con la post-produzione de I Tenenbaum, Anderson, che aveva già acquistato i diritti cinematografici dell’opera, è entrato in trattative con la vedova di Dahl, chiedendole il permesso di poter soggiornare assieme al suo socio e partner Noah Baumbach, a Gipsy House, la tenuta di famiglia nel Buckinghamshire, per scrivere la sceneggiatura: “ Dahl era un uomo molto interessante e poliedrico. Abbiamo trascorso un po’ di tempo a Gipsy House mentre scrivevamo, e molti dettagli della sua vita hanno trovato posto nella storia e nel personaggio di Mr. Fox. Probabilmente Dahl ha immaginato il personaggio come una versione animale di se stesso, perciò, pur senza parlarne apertamente, l’intuito ci ha portati a scrivere la vicenda basandoci su questo presupposto”. Nell’adattare il romanzo, tuttavia, Anderson e Baumbach hanno dovuto adottare alcuni accorgimenti per renderlo più fruibile sul grande schermo: “Il libro è piuttosto breve, perciò è stato necessario espanderlo: la storia è ripresa per intero, ma abbiamo aggiunto altri capitoli, uno introduttivo e uno finale, e nuovi personaggi, come quello di Ash, il figlio adolescente e un po’ disadattato di Mr. Fox, e del cugino Kristofferson, creando così nuove dinamiche nella famiglia, ma sempre nel rispetto dello spirito dello scrittore”. E un altro importante innesto è stata la figura del lupo, particolarmente cara al regista che, nel descriverne la portata ha colto l’occasione per una precisazione sul suo personalissimo modo di concepire i film e sulla sua poetica: “Per me è il centro del film, perché rispecchia maggiormente la personalità di Dahl. La scena col lupo, infatti, è la mia preferita, anche se non credo di saperne spiegare i simbolismi: so solo che è la chiave del film. In generale, abbiamo scelto di evitare deliberatamente ogni implicazione di sorta, proprio per non limitare la gamma di interpretazioni e far sì che ognuno possa metterci del suo”.

 

La realizzazione: pupazzi e stop-motion

Fantastic Mr. Fox è interamente girato in stop-motion, tecnica già impiegata da Anderson in alcune sequenze de Le avventure acquatiche di Steve Zissou, per le quali si affidò al talento di Henry Selick, qui sostituito dal direttore dell’animazione Mark Gustafson che, assecondando le richieste del regista, ha optato per uno stile volutamente più “sporco” e artigianale, ispirato al film del ’41 Una volpe a corte di Ladislas Starevich. “Wes non voleva un prodotto super raffinato – ha precisato Gustafson – gli piace che i materiali vengano percepiti e che il pubblico capisca come è stato realizzato il film”.

Quanto all’approccio a questa nuova modalità di fare cinema, il regista ha ammesso di essersi cimentato con grande entusiasmo e soddisfazione: “Il risultato finale, rispetto al girare “dal vero”, è lo stesso, ma il processo ad essere completamente diverso: si tratta di modellare e dare forma a tutto ciò che si inserisce in quel rettangolo. Il mio lavoro è stato quello di monitorare e controllare tutto, il che richiede molto tempo. È stato un processo molto lento ma emozionante, perché c’era sempre qualcosa in divenire. Per me è stato quasi come girare un primo film, una cosa unica, ed è stato molto bello lavorare con i vari dipartimenti dell’animazione”. Un processo, come sottolineato dalle sue parole, di notevole durata, considerato l’inizio delle riprese nel 2008, più il tempo occorrente, in precedenza, per la realizzazione dei pupazzi, che hanno richiesto ben sei mesi. E sulla loro creazione, ad opera di Ian McKinnon e Peter Saunders (La sposa cadavere), il regista ha da subito avuto le idee molto chiare: “Quando abbiamo iniziato la lavorazione non avevamo disegni o tracce del set, ma solo i pupazzi, perciò ogni cosa è stata creata in loro funzione. Tutto il design del film, dai costumi alle ambientazioni, è stato concepito chiedendosi innanzitutto in che tipo di ambiente si sarebbero trovati a loro agio. Ci sono, tuttavia, molti riferimenti presi dalla realtà, come per esempio il villaggio nel quale è ambientata la vicenda, che è ricalcato sul modello di Bath, una cittadina inglese dove ho passato un po’ di tempo prima delle riprese”.

 

Le voci: casting e doppiaggio

Infine, uno degli aspetti più curiosi e divertenti di Fantastic Mr. Fox è il doppiaggio dei personaggi, che, nella versione originale, ha visto coinvolti alcuni dei più importanti divi del panorama Hollywoodiano. Si parte con George Clooney che ha prestato la propria voce, profonda e sorniona, al protagonista Mr. Fox, dando il via alla peculiare volontà del regista e dei produttori, di far doppiare i personaggi “animali” con accento americano, attribuendo invece agli umani una cadenza britannica.

Così, per la moglie, la scelta è caduta su un’interprete straordinaria e autoironica come Meryl Streep, mentre ai fidi Jason Schwartzman e Bill Murray sono spettati i ruoli, rispettivamente, del figlio Ash e dell’avvocato Badger. Una straordinaria galleria di ugole d’eccezione, che comprende altri interpreti di pregio quali Willem Defoe (il malvagio e atletico topo Rat), altri due fedelissimi come Owen Wilson (Skip, l’allenatore) e Adrien Brody (Rickety), mentre, sul versante inglese, spicca Michael Gambon nella parte dello spietato contadino Franklin Bean.

Da sottolineare, per concludere, oltre al simpatico cameo del regista, che doppia l’agente immobiliare Weasel, la partecipazione del musicista Jarvis Cocker, ex leader dei Pulp, nelle vesti, a lui peraltro molto somiglianti, di Petey, scagnozzo tuttofare di Bean e interprete del brano Petey ‘s song, eseguito all’interno del film e scritto insieme ad Anderson e Baumbach.

 

A cura di Caterina Gangemi

 

Recensione del film

 

 

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