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[Corriere del Caos] Speciale: Metibla
Scritto da Anthony “antz” Ettorre   
Friday 05 October 2012

In Breve: Viaggio nella musica underground-indipendente-sperimentale italiana di produzione recente. Questa volta ci allontaniamo dalle deviazioni soniche ed estreme a cui CDC è maggiormente rivolto per accompagnarvi nell'accogliente, seppur non molto rassicurante, mondo di Metibla...

 

Mini Biografia Non Autorizzata
Riccardo Ponis (colui che incarna Metibla) nasce da qualche parte nel mondo e cresce appassionandosi prima di tutto al cinema estremo e al metallo pesante. Il suo nerdismo innato lo porta a stringere amicizia con cineasti di rara fattura come il newyorkese Joe Zaso (Guilty Pleasures, Darkness Surrounds Roberta, BearCity) o il teutonico Andreas Schnass (Violent Shit, Violent Shit II, Violent Shit III, Antropophagus 2000). L’incontro con Lloyd Kaufmann, padre della Troma, presso il Detour (storico Cineclub capitolino in cui ha militato per anni) e il suo amore profondo per le “rifattezze” di Britney Spears completano il quadro di un’adolescenza turbata, contorta, ma in qualche modo anche viva e vitale. Tutto ciò, aggiunto alla sua passione per il cinema porno, lo spinge a inoltrarsi nei meandri più intimi dello spirito umano cominciando a coglierne finalmente la sua reale irresolutezza. Nel frattempo diventa cineasta indipendente e realizza alcuni lavori oltre che diversi videoclip per la new wave band romana dei KARDIA. Studia cinema e, tra l’altro, diventa critico cinematografico scoprendo il mainstream (da qui, tra le sue peggiori perversioni, l’amore per Radiofreccia, di Luciano Ligabue). Diventa critico musicale e dirige con il sottoscritto la web-zine NovaMuzique (Musica Non Convenzionata). E’ così che scopre l’underground italiano e tutta quella musica che viene prodotta senza generare profitti. Nel frattempo la Do It Yourself philosophy si impossessa di lui e decide di veicolare il suo disagio esistenziale in un progetto musicale. Nel piccolo della sua cameretta nasce Metibla, epifania post-adolescenziale, che muove i suoi primi passi sul web, rendendo spudoratamente pubblico il suo ego che fino a poco prima non era mai uscito dal cesso di casa. La formazione accademica del Ponis lo porterà ad amare sempre più il cinema. Scrive un libro su Warren Beatty (Warren Beatty. L'inafferrabile Signor Warren, ed. Casini). Scrive una tesi sul cinema di Andy Warhol/Paul Morrissey e Hal Ashby (quello di Harold e Maude per intenderci) e inevitabilmente si innamora dell’universo musicale di Lou Reed e del suo mondo… eppure continua anche il suo indiscusso amore per Hellacopters e Turbo Negro. Oggi Metibla è finalmente una band; indipendente e autoprodotta come ormai ce ne sono tante… ma come poche è fuori dal tempo e dalle mode. Alcuni veterani della scena musicale capitolina, Paolo Alvano dei Kardia, Valerio Fisik dei devastanti Inferno e Mario Sestili dei The Phoenix, sono i significativi compagni di viaggio di sir Ponis. Hell Holes è l’esordio di questa formazione…

 

Teaser del disco Hell Holes

 

La recensione: Hell Holes (autoprodotto 2011)
Un disco imprevedibilmente d'autore. Nulla di ammiccante o post-trendarolo, ma un'opera intima e personale, una sorta di orchestrazione dell'universo-isola Metibla che prende forma cronenberghianamente dal suo interno. L'inadeguatezza ad una vita scomoda da indossare e la dolorosa accettazione dei traguardi non raggiunti sono gli “stimoli” principali che hanno generato Hell Holes. Il disco prende forma attraverso una serie di suggestioni che vanno dal maturo Crack alle sfuriate di Fool, power rock alla Andrew K. Come dalla sofferenza sono emerse discografie superlative (vedi quelle di Eels), così prende forma Pain, sorta di sublimazione del dolore in chiave pop rock. Il retrogusto elettro-eighty della naive Victory (la rivincita del loser), l’avvolgente rock di Spino, che ricorda l’affascinante semplicità esecutiva di J Mascis e le connotazioni arty in Brand New One, si susseguono in un ascolto che incalza. Si arriva a Grave sweet Grave che è l’inno esistenziale di Metibla (“People thinks I’m a madman but I’m only a sad man, nothing more”). Segue Cross the Rain, splendida e cupa ballata che, seppur richiami quasi scandalosamente all’incedere di C’Mon Billy di PJ Harvey, fa da trampolino all’ascolto di You Live, I Don’t bizzarra esecuzione che ricorda (oso senza pudore) i magistrali The Residents. Il disco si chiude con Molly, una fascinosa love song, tutt’altro che un volo pindarico, la conclusione intima di un’opera sorprendente. Eterogenea forse, ma non poi così tanto.. L'immediatezza quasi dadaista di alcuni testi fanno di Hell Holes un'opera d'autore a tutto tondo. Profumo di psicofarmaci in salsa black humor, sottilmente aromatizzata da rock mainstream, contornato da neopsichedelia pop. Una serena presa di coscienza sull’ineluttabilità del vivere, per chi ne ha bisogno… oppure no. L'ottima cover-art a cura di Giuseppe Cacace, fumetto psichedelico tra Pazienza e Guarnaccia, suggerisce il giusto approccio all’ascolto. Inesorabile e autoironico, si tratta di un album di pop rock sociopatico, un concept album come pochi, radicato nell’io di chi lo interpreta. Nulla di plastico, nulla di puramente estetizzante… piaccia o meno…
Scarica il disco: metibla.bandcamp.com

 

Intervista

Questo è Metibla, prendere o lasciare!

 

Iniziamo dalla tua identità. Chi è Metibla e da dove nasce il nome?
Non per fare l’artistoide, ma effettivamente Metibla è una parte di me. O ancor meglio una parte di me che viene mangiata, metabolizzata ed espulsa da altre persone: in primis Paolo Alvano dei Kardia, che abbellisce le mie composizioni con i suoi fraseggi di chitarra e poi V Fisik, che fa da produttore e arrangiatore in fase di registrazione. La genesi del nome Metibla risale ai banchi di scuola, quando ero metallaro e ascoltando una canzone dall’album Sacrifice dei Motorhead chiamata In Another Time ebbi un improvviso colpo di genio. Allora non capivo bene l’inglese e mi sembrava di sentire le parole “Dust of a MErry TIme BLAck”, che in realtà erano “Dust of a mirror turned black”. Traducendo Merry Time Black, veniva fuori “un felice nero periodo” (..o “felice periodo nero” che dir si voglia..) e mi resi conto che era la descrizione più calzante della mia vita in quel periodo. Ero un bimbo sociopatico in cerca d’amore e all’epoca non c’era internet con le sue cose meravigliose come le e-mail o il porno; e fu proprio così che per sfogarmi iniziai a scrivere canzoni solo per me, ossia con l’intenzione di non farle mai ascoltare a nessuno (alcune come Pain e You live, I don’t! sono presenti su Hell Holes). Fortunatamente per il mio ego mi contraddii negli anni e le feci ascoltare al mio amico Paolo Alvano, il quale mi spinse a registrarle. In altre parole Metibla è nato da un errore dovuto all’ignoranza ed a una puerile crisi adolescenziale.

 

 

Sono quasi dieci anni che “esisti”, artisticamente parlando. Dopo il tuoi intimissimi e curiosi esordi, ad un certo punto, ha preso forma il tuo primo lavoro: Hell Holes, appunto. Opera indipendente non solo dal punto di vista produttivo ma anche da quello creativo. Quali sono gli ingredienti principali di quest’opera decisamente atipica?
Per la precisione il mio primo lavoro ufficiale è stato il mini PARAPHERNALIA del 2004, ma non ha avuto la benché minima distribuzione perché una volta registrato mi vergognavo e ho deciso di non mandarlo in giro. E’ il mini da cui è tratta Christmas time, il primo video di Metibla fatto da Giuseppe Cacace. Riguardo gli ingredienti principali di Hell Holes potrei dirti sincerità e tristezza, intesa come rassegnazione verso qualcosa che non piace. Da bravo vittimista finto pessimista lo scopo dei pezzi è farmi stare bene, sputando merda non solo su situazioni esterne a me, ma anche sui miei principali difetti, tipo il non riuscire ad imparare dagli errori. Il processo creativo ha sempre lo stesso inizio: con una mia base di canzone (a volte lasciata invariata come in Victory e You live, I Don’t!) che viene avvalorata dalle chitarre di Paolo Alvano e successivamente in studio dal geniale operato di V Fisik. Il prodotto finale deve rimanere fedele alla perfetta canzone da ascoltare nel walkman. O Ipod che dir si voglia.

 

Hell Holes! C’è per caso una citazione volontaria del brano Hell Hole degli Spinal Tap?
Mi dispiace ammetterlo, ma non c’è. Me ne dispiaccio perché adoro This is Spinal Tap.

 

Dalla cameretta allo studio di registrazione come ci si arriva?
Andando a fare l’impiegato e finanziandoti la registrazione. Oggi più di prima, più spendi e più hai visibilità. Le etichette sono praticamente inutili. Servono agenzie di promozione e di booking. Tutto il resto è superfluo. Almeno per il momento, dato che il nuovo music business ancora non si è assestato.

 

 

Quanto ti senti contemporaneo?
Bella domanda. Nell’attuale epoca del chaos, un disco come Hell Holes dovrebbe essere molto contemporaneo, dato che è un po’ di tutto, incurante dei trend ma allo stesso tempo scemetto al punto giusto per piacere ad un pubblico di adolescenti depressi, ma a dirti la verità, io lo trovo un disco fuori dal tempo. E personalmente, pur essendo immerso nella contemporaneità, inizio quel brutto momento nella vita di un uomo in cui non riesce più a capire al 100% il mondo che gli sta intorno. Una volta comprendevo tutto e facevo le mie scelte; oggi alcune cose non le capisco proprio. Come i vecchi, che probabilmente muoiono perché non si sentono più a loro agio, io inizio in questo periodo il mio processo di inadeguatezza che mi porterà a sentirmi di troppo. Probabilmente è lo stesso processo che ti porta durante la vecchiaia a scordarti di chiudere il gas o a ridicolizzarsi sui video blog. Ad esempio non capisco cosa c’entrino le droghe pesanti con i centri sociali che fanno serate rave ogni settimana. Dov’è la ribellione? Nel senso, che vuoi dalla vita? Le droghe? Benissimo, ma poi? Solo le droghe? Sono per la legalizzazione di tutto dato che se qualcosa esiste, non comprendo perché lo stato debba rompere i coglioni per non farmelo provare, ma dietro l’utilizzo di droghe, se non c’è un’anima, c’è il nulla. E il nulla, come ci insegna “La storia infinita”, finirà per mangiarsi tutto. E allora la gente si ritrova a voler riempire il nulla con qualsiasi stronzata di superficie che gli consiglia la pubblicità, dalle rate di un mutuo trentennale per una casa che non ti puoi permettere fino al comprare un televisore ogni cinque anni. La soluzione e’ accettare il grigio. Bisogna accettare il fatto che ci siano stati dei giorni in cui anche tua madre ti ha odiato e godere del fatto che sono stati pochissimi rispetto a quelli in cui ti ha amato. Il grigio è contro la contemporaneità, che adotta la tattica del maledetto fairplay. Quello del “Guarda, io penso che tu abbia torto, però ti rispetto anche se mi hai ammazzato il gatto”. Io ti odio perché mi hai ammazzato il gatto.. e se muori sono felice! Bisogna ricominciare ad odiare considerando la violenza fisica il più grave degli abusi che un essere umano di sesso maschile o femminile possa fare. Ma bisogna odiare chi ci fa del male, solo così ci si può svegliare da questo maledetto torpore che ci fa vivere ogni giorno uguale all’altro. Se fossero giorni meravigliosi saremmo giustificati, ma non credo sia questo il caso.

 

Esiste un fruitore tipo del mondo Metibla?
Un ascoltatore a cui piace la melodia, il rock da Elvis ai Carpathian Forest e piaccia fare lunghe passeggiate a piedi o con l’autobus.

 

 

Cosa ha rappresentato il cinema “Bizzarro” e quanto ha segnato la tua formazione artistica?
Il cinema “Bizzarro” è stata l’unica tipologia di cinema che vedevo dai 10 ai 20 anni. Mi ha influenzato molto Henenlotter, Buttgereit, i film della Troma, le produzioni del mio amico Joe Zaso, Andreas Schnass e i suoi Violent Shit e l’immenso Douglas Buck. E poi tutto l’exploitation italiano da Margheriti a Fulci passando per Argento, Dallamano, De Martino, Crispino. E poi i meravigliosi manifesti del grande e miseramente dimenticato Sandro Symeoni, una persona a cui sono stato molto legato insieme a Rino Di Silvestro, il regista de La Lupa Mannara. Tutti grandi nomi da me in parte intervistati quando mi fingevo un giornalista e in realtà volevo solo conoscere chi aveva fatto quei film così belli in “due settimane e un giorno”, come si diceva allora. Poi studiando cinema all’università’ e collaborando col cineclub Detour mi sono dedicato al cinema d’autore e accademico, di cui adoro Ferreri, Fellini, Wilder, Allen, Warhol e naturalmente Kubrick, ma ho sempre mantenuto una certa tendenza a scovare film e registi grandiosi e ingiustamente trascurati come l’immenso Hal Ashby.

 

Qual’e stato il tuo primo approccio alla musica?
Considero il mio primo vero approccio alla musica lo scoprire che ascoltando 883 e Luca Barbarossa provavo emozioni diverse rispetto a quando ascoltavo The Number of the Beast degli Iron Maiden. Perché fino a quel momento mi limitavo a prendere ciò che capitava, mentre successivamente iniziai a scegliere e delimitare i miei gusti. Capii che avevo bisogno di muovermi, avevo bisogno di reagire corporalmente e così con la più grande invenzione del secolo passato, ossia il walkman, mi sono messo a fare le passeggiate per il quartiere (tra l’altro scoprendo anche la mia passione per i videoclip). E poi è stato un attimo. La musica italiana non mi diceva più nulla perché non mi dava impulsi e non mi faceva battere i piedoni. Avevo la rabbia e Umberto Tozzi non poteva aiutarmi. Mentre Eddie dei Maiden sì.

 

Cos'è l'underground?
In Italia è l’ambiente povero in cui convivono tante band mediocri, poche band orribili che risultano paradossalmente più interessanti di quelle mediocri e alcune brave band che passano il tempo a scambiarsi la presenza ai concerti e a parlare male l’una dell’altra. Per il momento non c’è nessun futuro. Quindi l’underground è bello, perché è punk.

 

10 dischi da possedere!
1. Lou Reed “Berlin”
2. Ozzy Osbourne “Diary of a madman”
3. Faith No More “Angel Dust”
4. Therapy? “Troublegum”
5. Velvet Underground & Nico
6. Motley Crue “Moltley Crue”
7. Motorhead “Bastards”
8. David Bowie “The Rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars”
9. W.A.S.P. “Kill Fuck Die”
10. Black Sabbath “Sabbath Bloody Sabbath”
11. The Hellacopters “High Visibility”

 

10 film da vedere!
1. Io & Annie
2. Shampoo
3. Amici Miei Atto 2
4. Amarcord
5. Necromantik
6. Suspiria
7. Non si sevizia un paperino
8. Forrest Gump
9. Non aprite quella porta
10. Fight Club

 

A cura di Anthony "antz" Ettorre

 

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