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Corriere del Caos: speciale Boring Machines (parte 1)
Scritto da Anthony “antz” Ettorre   
Thursday 23 June 2011

In Breve: Intervista a Onga, fondatore e unico cuore pulsante di Boring Machines, etichetta musicale indipendente italiana, rappresentante di una significativa scena musicale underground non facile da collocare.

 

Boring Machines è un “micro-colosso” dell’underground contemporaneo in rappresentanza di una significativa scena musicale non facile da collocare. La sua avventura è iniziata nel 2006 con la pubblicazione del primo disco di My Dear Killer e poi Be Invisible Now! e Satan is my Brother. L’incedere crescente delle uscite BM è sorprendente soprattutto sul piano qualitativo: critica e appassionati sono unanimi nel considerarlo un marchio di garanzia. Nella primavera del 2011 sono usciti ben cinque lavori, quale occasione migliore per incontrare Onga, fondatore e unico cuore pulsante della Boring Machines.

[Nelle foto: cd-cover, poster e vari artwork della Boring Machines]

 

Intervista a Onga

Come nasce un’etichetta indipendente?
Non lo so! Posso dirti come è nata Boring Machines, cioè come conseguenza di altre attività music-related come fare il dj e organizzare concerti. O meglio, quello è l’humus che ha generato il tutto, credo che la scintilla stia nel principio di emulazione: avere sotto gli occhi etichette come la Kranky e la Constellation di cui sono un grande fan mi ha fatto esclamare “si – può – fare!”. Nel 2006 dopo aver lavorato per un po’ assieme agli amici di Madcap Collective, supportando le loro attività, ho deciso di mettere a frutto le mie esperienze e le mie passioni per favorire l’uscita dell’esordio ufficiale di My Dear Killer assieme a Madcap, Shyrec, Eaten by Squirrels e la Under My Bed dello stesso My Dear Killer. Dopo questo primo passo ci ho preso gusto e ho timidamente prodotto in proprio l’esordio di Be Invisible Now! ed adesso eccoci qui, a chiacchierare dopo l’uscita del mio trentaduesimo titolo, con almeno altri otto in arrivo.

 

Boring Machines è rivolto soprattutto a chi ama Ascoltare (con la A maiuscola). Non c’è spazio per l’entertainment o per il “it’s only rock’n’roll but I like it”. Qual è il giusto approccio per avvicinarsi ad una realtà come BM?
Non credo ci voglia un approccio particolare, se non quello appunto di voler ascoltare con una certa attenzione. Certo di questi tempi sembra una dote rara visto come è cambiata la fruizione della musica, ma soprattutto visto quanto poco le persone sono abituate a prestare attenzione alle cose in generale. Non reputo comunque Boring Machines una etichetta con un catalogo così ostico come a volte viene dipinta, io da compratore di dischi possiedo un sacco di roba decisamente più ostica. I miei payoff tipo “in difesa della musica noiosa” o “quit having fun” sono solo dei manifesti programmatici un po’ polemici, chi non ascolta roba vuota e divertente viene spesso dipinto come un nerd o un disadattato ma, come moltissimi possono testimoniare sono una persona estremamente socievole e simpatica, ok mangio i bambini ma questo con la musica c’entra poco.

 

Con quali ascolti consiglieresti di cominciare a chi si accosta oggi a BM?
Boring Machines spiegata ai posteri: faccio un po’ fatica a mettere preferenze e priorità tra le mie uscite, però direi che ci sono diversi stili che concorrono assieme a dare un'idea di cosa possa essere Boring Machines. I miei interessi sono tutti vagamente psichedelici, ma la mia storia passata arriva dalla techno detroitiana più scientifica; mi piacciono molto le macchine analogiche ma il primo amore furono le sei corde grattuggiate. Mi interessa molto cercare le sfumature più scure dell’animo umano e quelle più avventurose che guardano oltre il cielo che ci sta sopra la testa, ma soprattutto adoro le cose lunghe che non cambiano mai. Dovendo scegliere un po’ di titoli che rappresentino tutto ciò direi:
My Dear Killer – Clinical Shyness (BM001) - tutto è iniziato qui
Andrea Marutti & Fausto Balbo – Detrimental Dialogue (BM023) – elettronica spaziale
Luciano Maggiore & Francesco fuzz Brasini – Chàsm Achanés (BM027) – un drone di 35 minuti
Father Murphy – No Room for the Weak (BM025) – se si deve fare il rock, che si faccia così!
Punck – Piallassa (red desert chronichles) (BM008) - immagini che diventano musica che diventa immagini
Be Maledetto Now! – Abisso del Passato pt.1 e pt.2 (BM014/BM015) – altro che gli Emeralds!

 

Primavera 2011, cinque uscite, Wow! Ne vogliamo parlare?
Eh si.. la primavera 2011 è stata molto intensa, e pensa che qualcosa è pure stato rinviato per ovvi motivi economico/produttivi. Tieni conto che Boring Machines è interamente frutto delle mie tasche e del mio stipendio da impiegato del fantastico “nord-est che tira” (bestemmie) quindi ogni uscita è contemporaneamente una gioia per l’animo e un dramma per il portafoglio. Succede, e questo mi fa molto piacere, che molti artisti che apprezzo mi passino i loro nuovi lavori da sentire e spesso mi piacciono al punto che li vorrei pubblicare. Per via dei problemi di cui sopra a volte le cose vanno un po’ per le lunghe, cosa che mai avrei immaginato un paio di anni fa. In questo inizio d’anno si sono verificate alcune occasioni da prendere al volo, tipo dei tour in divenire che sarebbero partiti a breve. Siccome di questi tempi i dischi li vendi soprattutto se suoni dal vivo mi sembrava una buona idea pubblicare tutto per tempo e così mi sono trovato a fare uscire molti dischi tutti assieme. Non ti dico nemmeno i debiti che ho fatto, ti basti sapere che sono in ritardo di sei mesi a pagare il bollo dell’auto e che sono diventato un esperto di finanza creativa, giocando però coi 20 euro invece che coi milioni. Un appello ai lettori quindi: comprate i dischi Boring Machines! Tengo famiglia (di artisti). Delle uscite primaverili sono ovviamente molto felice: Fabio Orsi, con il quale mi sarebbe piaciuto lavorare da sempre, mi ha donato un disco incredibile che mi ha steso al primo ascolto. Marcella/BeMyDelay la conosco da molto tempo ed è una grande artista, per questo lavoro solista, ha messo in campo la sua esperienza ma soprattutto una grande voglia di sperimentare, conoscere, fare cose, molto attuale ed in linea coi tempi che corrono, è gasatissima ed io con lei. Squadra Omega ce li ho sotto casa, li ho visti letteralmente nascere e mi son sempre piaciuti molto, musicalmente e come persone, l’edizione in cd dell’album uscito da poco per gli amici di Holidays è stata una cosa di cui non abbiamo quasi discusso, l’abbiamo fatto in modo molto naturale. Il nuovo lavoro dei Satan is my Brother era nell’aria da un po’, loro secondo me sono la band che in Italia mancava, ci sono dentro diverse influenze che vanno dal jazz all’elettronica e il gruppo è formato da musicisti incredibili. La loro sonorizzazione del film muto L’inferno (di Francesco Bertolini e Adolfo Padovan, ndr.) del 1911 va al di là delle solite sonorizzazioni ad hoc, il disco infatti nasce quasi come capitolo a parte: ha un suo perché anche senza le immagini. Un capitolo a parte va speso per Mamuthones, ho messo in campo uno sforzo senza precedenti per l’etichetta ma la bontà del progetto ha dato subito i suoi frutti: giornali come Mojo, Uncut e persino il Times di Londra hanno fatto delle recensioni decisamente lusinghiere e il concerto di Londra al Vortex organizzato dai tipi di ResonanceFM è stato un successone.

 

C’è una forte componente psichedelica e mistica che permea molte delle tue pubblicazioni. Quanto c’è di ascetico nella strada che hai percorso sino ad oggi?
La psichedelia è una delle cose a cui sono maggiormente interessato, nelle sue varie sfaccettature, assieme ad alcune forme di misticismo. Credo sia una reazione al luogo dove sono nato e vivo, patria di fabbriche e fabbrichette, case che sembrano reggie, automobili giganti e lucidissime, culto del denaro. L’idea di fuga, sia verso il deserto texano che nello spazio profondo, mi appartiene da moltissimi anni e tutta la mia storia in musica è rivolta alla fuga dai meccanismi industriali o alla critica nei loro confronti (vedi la co-produzione di Comunicato nr.2 di Fuzz Orchestra). Però l’ascetismo mi interessa poco, a me piace sporcarmi le mani e confrontarmi con la realtà circostante, cercando di combatterla dall’interno, la fuga di cui si parla è sempre interiore e mentale, mai fisica. La rinuncia ai beni materiali, per quanto pesi davvero poco, è una conseguenza di una serie di scelte di vita, per me i beni materiali sono i dischi, i concerti, le persone che gravitano nel circuito e quindi non sento di avere intrapreso una via ascetica bensì solo una strada diversa da altri. La componente mistico-psichedelica invece mi rimane molto cara, con forme ed immaginari diversi, che vanno dal ritualismo ancestrale di gruppi come Mamuthones, agli esperimenti sulla percezione acustica di Maggiore/Brasini fino anche alla messianica ritualità delle canzoni di Father Murphy. Sono tutti momenti di elevazione dello spirito che passano attraverso forme diverse ma che raggiungono sempre lo scopo principe, quello di lasciarsi alle spalle la quotidianità, almeno per qualche momento.

 

Cosa pensi del trend della musica new age e del patinato misticismo che ne consegue?
È un po’ una baracconata, come tanti altri corsi e ricorsi nella storia recente della musica. Nel momento in cui sono uscite le prime produzioni che pescavano un po’ dalla Kosmische Muzik un po’ dalla synthwave anni ’80, sono usciti un bel po’ di dischi carini, poi come sempre accade quando i generi diventano popolari sono uscite un sacco di porcate che non valgono nulla. La new age era un pacco già negli anni ’80, figurati adesso. Sono molto contento che gruppi come gli Emeralds siano diventati popolari (se mi passi il termine) ma era inevitabile che molti meno talentuosi sarebbero saliti sul carro dei vincitori, con corollario di riviste non specializzate che sponsorizzano il pilates e la dieta del limone. Affari loro, io salgo in macchina e guido per 300km ascoltando a tutto volume Flying Saucer Attack e mi sembra di stare in un altro mondo.

 

Cosa ti annoia?
Mi annoiano le formalità e le cose prevedibili. Non riesco a prestare attenzione a quello che so già come andrà a finire. Mi annoia il jewel case e mi annoiano le “novità incredibili”. Mi annoia la vita quotidiana dentro al mio ufficio e mi annoiano le lamentele delle persone che non hanno ancora accettato che la vita è una merda di suo, sta a noi non peggiorarla ulteriormente. Mi annoia il reggae e mi annoiano le persone “coscienziose” che sanno sempre cosa è giusto fare.

 

Lavori molto con l’estero? Cosa c’è che non va nel mercato italiano?
L’estero è la mia mira da sempre, purtroppo nonostante le magnificenze dell’internet, la geografia ci frega ancora moltissimo ma comunque mi rivolgo molto all’estero. Tieni conto che il mio obiettivo principe è quello di produrre musica fatta da italiani e promuoverla all’estero. Finora ci sto gradualmente riuscendo, grazie anche a persone che hanno una grande voglia di sbattersi andando a suonare ovunque, su tutti Father Murphy, Above the Tree ma anche altri. Proprio lo scorso weekend sono stato approcciato, durante il festival Musica nelle Valli, da dei portoghesi che sostenevano di conoscere il mio operato, avevano conosciuto l’etichetta tramite Marco/Above the Tree che era stato a suonare dalle loro parti. La diffusione della musica fuori confine è un affare tosto, ma io ormai sono più di dieci anni che mantengo contatti con l’estero facendo suonare gente in Italia, scambiando dischi etc e ho intenzione di farlo sempre di più. Cosa non va in Italia? Domanda da un milione di dollari, che difficilmente si riesce a riassumere in poche righe. Manca coraggio e manca la voglia di sbattersi, chi ha avuto questi due elementi finora ha fatto cose buone. C’è ancora poi la cultura musicale degli anni novanta, prima dell’azzeramento operato da internet su un sacco di modelli: molte indie-band italiane pensano ancora che non gli convenga andare a suonare in un posto se non ci guadagnano dei soldi, tutti vogliono capitalizzare in fretta e sembra che la gavetta sia una cosa ormai dimenticata. Poi ci si lamenta però che siamo invasi dai gruppi americani. Grazie al cazzo! I gruppi che la svoltano meglio infatti sono quelli che hanno accumulato negli anni esperienza all’estero e che si sono confrontati con i musicisti che hanno incontrato sulla loro strada. Poi mancano i posti dove suonare, sono sempre troppo pochi, ma anche qui: ci si deve accontentare di quel che si ha e cercare di migliorarlo, finché si snobbano alcuni posti perchè troppo piccoli, troppo poveri, troppo inadeguati, troppo questo o troppo poco quello, si continua a non suonare in giro e a lasciare spazio agli altri, che son più furbi (o ci tengono di più). Poi ancora: si dice che in Italia non gliene frega niente a nessuno della cultura/musica. Vero. Nemmeno dalle altre parti però, da noi ci si fanno troppe pippe mentre da altre parti fanno le cose e basta. Questo però è un discorso che riguarda l’Italia in generale, di realtà che fanno belle cose ce ne sono molte, basterebbe seguirle invece che stare a casa e già le cose andrebbero meglio.

 

Qual è il vantaggio di essere una One Man Label?
Quella di poter decidere tutto in completa autonomia, dopo anni passati a fare cose assieme ad altri, dovendo mediare obiettivi ed idee, ho deciso di ricavarmi uno spazio tutto mio, che sia espressione totale delle mie personalità, che già di suo devono mediare tra loro (ebbene si sono schizofrenico).

 

Hai mai pensato di produrre o distribuire qualcosa di visuale?
Si, anche se poi non è ancora mai successo in una forma definita. Ho trovato molto interessanti le uscite in DVD dei miei amici della Von (Nico Vascellari e Carlos Casas) ed altri esperimenti come Cadeo dal giro romano. Io di mio ho sicuramente dei contatti col mondo visuale con Satan is my Brother, entrambi i loro album nascono dalla musicazione di pellicole. Alle prime cento copie del nuovo album dei Satan è allegato un DVD con l’intero film L'Inferno musicato da loro, e nel cassetto ho ancora un breve filmato di un esperimento audio/video di Be Invisible Now! con Eeviac. Non escludo che in futuro possano esserci cose legate ai visuals, che se ben fatte mi attraggono molto.

 

Cosa è Bizzarro per Onga?
La gente è bizzarra. Mi piacerebbe avere il tempo di starmene seduto per ore ad osservarla. Si va dal bizzarro divertente al bizzarro disgustoso, ma davvero il campionario umano a disposizione è incredibile.

 

Esiste una rete di etichette indipendenti di cui BM si sente parte?
Sicuramente. Non la chiamerò “scena” come spesso si tende a fare troppo velocemente, ma ci sono una serie di ispirazioni/connessioni con alcune realtà nazionali che fanno si che non ci si senta soli al mondo ecco. Mi sentirei di citare Fooltribe che mi ha appena donato una intera serata del festival Musica nelle Valli per ospitare una “puntata” del mio Ongapalooza, ma anche Bar La Muerte e Fratto9 Under the Sky con i quali organizzo il Tagofest e ho coprodotto dischi. Ci sono affinità nel modus operandi con etichette come Madcap Collective, Holidays Records, Afe, Die Schachtel, Hundebiss, Avant! Records, Smartz, Escape from Today, il giro Codalunga a Vittorio Veneto, i romani di questi giorni conosciuti come Borgata Boredom che da anni smazzano cose da Roma in giro per lo stivale ed oltre. Ma anche cose extra-musicali come Occulto Magazine, Raw Raw edizioni, Lamette Fumetti e tutta una serie di locali in giro per l’Italia che supportano queste splendide realtà. Siamo in pochi, siamo agguerriti e siamo bellissimi.

 

Be Invisible Now! Non è solo uno degli artisti pubblicati da BM, ma anche il superlativo curatore dell’artwork dei vari dischi usciti sino a oggi. È già un’esperienza avere tra le mani ogni singolo disco. Continuare ad osservarlo e toccarlo durante l’ascolto mi ricorda una ritualità piuttosto vicina a quella dell’ascolto del vinile.
Ah! Il vinile. Ne ho fatto uscire qualcuno anche io, purtroppo i costi di produzione, in relazione alle potenzialità di vendita sono ancora scoraggianti per quanto mi riguarda. Sto cercando di farne altri ma oltre al costo di produzione rimane la difficoltà di farlo circolare, le spese postali per un vinile sono folli. L’oggetto in se però è talmente bello che qualche pazzia ci sta. Gli artwork di Boring Machines sono curatissimi proprio per questo motivo: quale che sia il media su cui vengono pubblicati gli album ci tengo molto che siano degli oggetti belli in tutto e per tutto. È per questo che voglio sempre che le band si scelgano l’artwork, per sentirsi rappresentate al 100%. Poi affido il tutto alle sapienti mani di Be Invisible Now! che ha un gusto incredibile ed è artefice dei layout delle copertine, dei poster, delle pubblicità e di quasi tutto quello che rappresenta Boring Machines. Se potessi, ritornando al discorso Constellation, farei uscire tutto quello che posso su vinile perché il formato da un sacco di possibilità riguardo all’artwork e la cosa sarebbe ancora più divertente.

 

Diffondi cultura di cui si parla poco e selezioni lavori preziosissimi! Fai parte di una piccola schiera di “operatori culturali” che andrebbe tutelata e finanziata pubblicamente (Lasciami passare la rivendicazione!). Stai facendo già quello che volevi fare da grande?
Non lo so ancora cosa voglio fare da grande, per il momento faccio questo che mi diverte un tot e mi fa sentire giovane. Pur facendo parte di quella generazione che era già in grado di capire cosa stava succedendo quando morì Berlinguer o quando arrestarono Tortora continuo a fare scelte scellerate da teenager, ad essere un nullatenente e a non avere una famiglia. Sono decisamente uno spiantato e va benissimo così. Per quanto riguarda i finanziamenti pubblici, non sono molto bravo a cercare supporti esterni, non prego nemmeno in chiesa, figurati se riesco a pregare le persone. Però se qualche persona di buon animo vuole supportare la causa e donare quattro muri per fare dei concerti o dei soldi per produrre le uscite si faccia avanti, qui non si dice di no a nessuno.

 

Bizzarro Cinema ti offre un posto in prima fila al cinema dell’Insolito. Cosa ti piacerebbe guardare?
Grazie dell’invito! Io passando la maggior parte del mio tempo perso in cose di musica non sono un espertissimo di cinema, quindi mi fiderei della vostra proposta. Alcune linee guida: non mi piace molto il genere splatter, sono un fan di Carpenter e di tutta la sci-fi anni 50/60/70. Stupitemi.

 

Il nostro cine-consiglio per Onga:

ORFEO 9 di Tito Schipa jr (1973)

Film-musical parecchio "difforme" tratto dalla prima opera rock italiana (omonima)

 

 

A cura di Anthony “antz” Ettorre

 
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