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 Categoria Saggistica
In breve Assieme a Luciano Spadanuda, uno dei massimi esperti di storia dei costumi sessuali, ripercorriamo la “storia delle mutande” tra guerrieri romani, dame del cinquecento, compagne sovietiche e donne del novecento.
IL LIBRO
Storia delle mutande.
Dalle «briglie da culo» rinascimentali fino al culto contemporaneo
Scritto da Luciano Spadanuda
Edito da Coniglio Editore
Questo piccolo trattato di antropologia erotica racconta, con grandissima erudizione e abbondanza di notizie finora sconosciute, la storia delle mutande, definite dai libertini settecenteschi lo "scrigno delle natiche" – o più crudamente, nel Cinquecento, "briglie da culo". Indumento controverso, per secoli le mutande non sono state ugualmente ben viste da tutti. Indossare un indumento a contatto con le pudenda è segno di moralità, lascivia o scandalo? Solo alla fine dell’Ottocento, età aurea di busti giarrettiere e guêpièries, le mutande sono divenute indispensabili, man mano che le gonne si andavano accorciando. E oggi, con la moda e la pubblicità che le ripropongono sempre più ridotte e provocanti, sono ormai un culto di massa.
L'autore: Luciano Spadanuda (Roma, 1932) ha fatto studi di filosofia ed è stato per trent’anni giornalista a «Il Messaggero», per cinque anni collaboratore di «Playboy». Attualmente scrive sul mensile «Blue». È uno dei massimi esperti di storia dei costumi sessuali e ha scritto numerosi saggi. Collezionista di stampe fine ‘800 – primo ‘900, ha curato mostre in diverse città italiane.
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INTERVISTA A LUCIANO SPADANUDA
a cura di Daniele 'Danno' Silipo e Alessandra Sciamanna
Perché la scelta di ripercorrere la storia delle mutande?
La sessuologia non è una scienza: le regole non valgono per tutti. Se un uomo e una donna vanno a letto assieme, le emozioni e i sentimenti che essi provano sono differenti e inficiano spesso gli schemi del comportamento umano. Persino Master e Johnson che effettuarono esperimenti dal vivo, nel 1966 si resero conto che i risultati ponevano molti dubbi. I medici, a tutt’oggi, non hanno chiarito completamente gli aspetti della fisiologia sessuale. Esiste nelle donne il “punto G”? Le donne eiaculano durante il coito? Esiste un orgasmo vaginale e uno clitorideo, oppure sono un fenomeno unico? Il famoso critico d’arte inglese John Ruskin (1848), durante la prima notte di nozze rimase terrorizzato alla vista della vulva della moglie; fuggì dal letto e non consumò mai il matrimonio. Per chiarire allora i misteri del sesso non rimane che affidarsi alla storia del costume, indagandone gli aspetti meno conosciuti. È così possibile avere un panorama, abbastanza verosimile, delle passioni sessuali.
Come sono cambiate le mutande dal Rinascimento ad oggi?
È un confronto impossibile, perché uomini e donne non hanno indossato mutande sino ai primi del Novecento. Gli antichi romani le portavano - si chiamavano “subligatula”, cioè legate sotto - soltanto durante gli esercizi fisici in palestra. Alcune statue greche erano rappresentate con un piccolo slip, ma aveva lo scopo di mettere in risalto la parte del pube femminile. Le lunghe vesti e i calzoni riparavano le parti più intime. Infatti le dame del Cinquecento, anche illustri, non esitavano a fare delle “sveltine” dietro alle porte dei palazzi, con i loro amanti e addirittura con alcuni servi. Bastava infatti appoggiarsi al muro, sollevare le vesti, e il gioco era fatto. Caterina dè Medici, regina di Francia, lanciò l’uso delle mutande per le gentildonne che andavano a cavallo, allo scopo di evitare che un improvviso colpo di vento o un’accidentale caduta dalla sella mettesse in vista le loro nudità. Il popolino in breve le soprannonimò “briglie da culo”. Molte dame se le fecero confezionare con pizzi e tessuti preziosi. Diventarono così un optional, riservate esclusivamente alle classi abbienti. Nel Settecento Giacomo Casanova - lo racconta lui stesso nelle “Memorie” - infilzò da dietro una gentile dama mentre stava appoggiata al davanzale di una finestra per assistere alla terribile tortura ed esecuzione di uno sventurato che aveva attentato alla vita del re. La povera Maria Antonietta, quando salì al patibolo, non indossava le mutande. Ancora nel 1905 il gestore di uno zatterone sulla Senna, in cui si davano appuntamento le allegre comitive di parigini per fare merenda e ballare, aveva affisso un cartello: “Le signore che non hanno mutande sono pregate durante il ballo di non alzare la gamba più alta della cintura”.
La storia delle mutande è anche la storia di una rivoluzione?
Non esattamente, ma le mutande furono coinvolte nella trasformazione di grandi avvenimenti. La caduta dell’Impero Romano indusse gli storici a ricercarne le cause. Fu colpa del Cristianesimo, o della pressione dei barbari ai confini dell’impero, oppure la mancanza di comunicazioni in un territorio così vasto? Alcuni azzardarono l’ipotesi che l’uso delle pentole di rame avesse provocato un lento avvelenamento dei romani. Ma esiste anche la tesi che l’Impero cadde perché i romani avevano rinunciato al sistema vestimentario aperto, con i genitali all’aria, per adottare invece quello “chiuso” tipico dei barbari. Durante la Rivoluzione Francese si chiamavano “sanculotti” i rivoluzionari che si rifiutavano di indossare i calzoni dei nobili, sbruffanti e infiocchettati al ginocchio, per infilarsi invece pantaloni lunghi, tubolari, aperti sino alle caviglie. Dopo la dissoluzione del Regime Comunista, un museo di Pietroburgo allestì nel 2000 una retrospettiva sull’abbigliamento delle “compagne sovietiche”. I visitatori scoprirono che il Regime aveva imposto mutandoni ridicoli, e che molte donne si erano arrangiate a cucirsi da sole qualche capo di biancheria più decente. E alcuni “cremlinologhi” sentenziarono allora che il regime bolscevico era destinato a sparire se costringeva le donne a indossare quelle mostruose mutande.
Quali sono state le mutande più scandalose della storia?
Il giudizio è molto relativo, rispetto ai tempi. In certi periodi era una scostumata la donna che le indossava, tuttavia non portarle provocava incresciosi incidenti. Le poverette che dovevano viaggiare sulle diligenze non era raro che se la facessero sotto, per cui imbrattavano camicie e sottogonne. Bèroalde de Verville racconta, in un libro del 1610, che una dama, costretta a cambiarsi in una stazione di posta, si era accorta che un valletto la spiava da uno spiraglio della porta. Allora afferrò la sua camicia smerdata e gliela tirò in faccia.
E quali le più pudiche?
Ai primi del Novecento le donne adulte indossavano mutande aderenti completamente chiuse; invece alle bambine si infilavano mutandine aperte al cavallo. Molte signore e popolane non disdegnavano mutande con lo spacco nei punti strategici per essere pronte, dovunque, ad ogni necessità.
Una domanda alla Marzullo: siamo le mutande che portiamo?
Indubbiamente si. La variante odierna della biancheria intima - slip, tanga, perizoma, sgambate eccetera - può permettere di intuire il carattere e l’umore di chi la indossa. Senza trascurare l’artifizio malizioso di alcune donne che, durante una cena o una festa, sussurrano al loro amante: “caro, stasera non ho messo le mutandine!”.
» 1 Commento
1"chi č il GENIO Spadanuda" il mercoledě 09 marzo 2011 20:38
Salve, sň benissimo che č cosa impossibile da sapere, voglio comunque dire all'illustre Dott. Spadanuda che č un Grandissimo in tutti i sensi. L'ho scoperto per caso negli scaffali di una biblioteca la sala borsa di bologna con il libro storia del bidč ( fantastico) e da allora č stato amore a prima vista! Ho cercato di procurarmi tutti i suoi titoli e li ho letti avidamente con la mia ragazza anche lei partecipe alle mie letture. Un arrivederci alle prossime scoperte e complimenti Ruggero
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