| Zio Tibia Horror Picture Show |
| Scritto da Emanuele Rauco | |
| venerdě 04 dicembre 2009 | |
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In breve Cialtronata colossale non priva di fascino che, ispirandosi a vecchi fumetti americani, faceva da apripista ai film horror di Italia Uno. Imperdibile.
Zio Tibia, ispirato all’Uncle Creepy del fumetto statunitense (portato sullo schermo perfino da George Romero in Creepshow), era il protagonista assoluto di un programma stupido e ridanciano con cui si cercava non solo di attirare pubblico giovane alla visione di film horror (e che film, la trilogia Evil Dead, Hellraiser o Nightmare), ma anche di sdrammatizzare la tensione e il fascino del cinema di paura attraverso l’umorismo.
Tanto di cappello a Pino Pellini, regista e adattatore del fomat originario americano, che ha infuso una deviata verve umoristica al programma con rubriche geniali come Rigor Mortis, la classifica delle morti preferite dal pubblico (per la cronaca vinse “trituramento”, ma la migliore era “per corrispondenza”) e Una rotonda di bare, parodia del revival anni ’60 che imperversava all’epoca. Per chi fosse stato preso dalla nostalgia, il consiglio è di saltare sul sito ufficiale (www.ziotibia.it) e firmare la petizione per il ritorno dello splendido mostro di gomma. (Emanuele Rauco)
Clip dalla prima puntata
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Di cosa si tratta Programma tv
Chiunque sia stato ragazzino sul finire degli anni ’80 avrà sicuramente memoria di Zio Tibia, strana figura che faceva da preludio a uno dei momenti più attesi della settimana teen: il film horror del venerdì notte. Questo mostro verdastro e rugoso che parlava con voce scricchiolante, ha fatto da anfitrione per un’intera generazione.
Lo spettacolo, andato in onda su Italia Uno tra il 1989 e il ’90, era ambientato in una sorta di macabro studio roccioso in cui, questo pupazzone mascherato (“interpretato” da Stefano Cananzi), assieme al suo cane Golem e all’assistente Astragalo, parlava del cinema horror, proponeva stupide gag a base di immagini splatter ma, soprattutto, cercava di far passare tra le maglie della tv berlusconiana un po’ di controcultura di serie B.




















