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Tank Girl (Il Fumetto)
Scritto da R. Fontana, D. Silipo   
Thursday 25 November 2010

Di cosa si tratta Fumetto Inglese

In breve Tank Girl, scorretta punk-pin-up "apocalittica" e fenomeno di culto, personaggio ideato da Alan Martin e Jamie Hewlett (responsabile della band virtuale dei Gorillaz)

 

Tank Girl: il mito

 

Da sinistra: Alan Martin, Tank Girl, Jamie Hewlett.

 

Rebecca Buck, alias Tank Girl, eroina punk protagonista della fortunata serie di fumetti creata da Alan Martin (sceneggiatore) e Jamie Hewlett (disegnatore), esordisce sulle pagine della fanzine AtomTan nel 1987: una singola illustrazione la ritrae nell’atto di imbracciare un’improbabile arma come fosse una chitarra, mentre un carro armato la spalleggia sullo sfondo (vedi illustrazione in fondo all'articolo). Solo nell’autunno del 1988, quando Brett Ewins e Steve Dillon fondano il magazine Deadline, la punk-pin-up Tank Girl diventa un vero e proprio fumetto, proseguendo con periodicità incerta sino al 1995 e trasformandosi in fenomeno di culto, prima soprattutto in Inghilterra, poi un po’ ovunque.

 

Durata solo due numeri, AtomTan fu creata e autoprodotta da Martin,
Hewlett e altri artisti emergenti quando ancora frequentavano il college.

 

Il successo di Tank Girl è sicuramente connesso all’abilità esibita dai suoi creatori nella messa in pagina di un universo dinamico, folle e ricco di personaggi clamorosi. Quello raffigurato dalla coppia creativa Martin-Hewlett è un mondo in preda all’anarchia e in piena apocalisse, sopravvissuto all’impatto con una meteora. Qui Tank Girl campa alla giornata, insieme alle sue amiche Jet Girl e Sub Girl (tutte femmine all’ennesima potenza), ha un’anima genuinamente punk, non teme rivali e incondizionatamente semina pallottole nei crani della gente molesta. Sempre pronta a fornicare col suo amato Booga (un uomo-canguro fricchettone), si aggira seminuda e con disinvoltura tra deserti e domicili improvvisati.

 

Alcune cover della rivista Deadline

 

Per tutte queste caratteristiche, grazie anche al registro più che informale e alla dialettica altrettanto scorretta adottati nella narrazione, Tank Girl assurge in breve tempo a simbolo punk. E la cosa non dovrebbe stupire: siamo in Inghilterra, dove la musica punk-rock di fine anni 70 (derivata dalla scena newyorkese) è riuscita a incorporare il disagio politico e l’irrequietezza delle generazioni, pronte ad accogliere e sviluppare una sorta di seconda ondata nei mitici anni 80. Il punk è tanta roba: nasce come genere musicale, produce uno stile di vita, una sua cultura, travalica l’effimerità di una moda, viaggia controtendenza. Come fa notare Ian Glasper nel suo libro Anarcopunk - Il punk politico inglese (secondo capitolo di una trilogia), il punk inizia laddove “muore la nazione”, al confine eliso dalle macerie della distruzione, dove non c’è spazio per il senso di appartenenza. Così è per la musica, e lo stesso dicasi per le avventure al fulmicotone senza luogo e senza tempo di Tank Girl, una donna che non appartiene a nessuno se non a se stessa e al suo scellerato istinto.

 



Considerazioni a parte merita il film Tank Girl diretto da Rachel Talalay (già nota per Nightmare VI e Killer machine), che è invece fortemente condizionato dal senso di appartenenza, in tal caso sciorinato nei confronti del buon costume e del finto pudore hollywoodiano. Tank Girl è troppo furba e perversa per il grande schermo, e il suo alter ego in cellulosa appare ingiustamente ripulito e addomesticato. Risultato: fans scontenti, botteghino al verde e sensazione di prurito per Martin e Hewlett, che avevano venduto i diritti alla MGM. Nonostante il film sia comunque godibile e divertente, resta pur sempre l’ingombro del paragone con le atmosfere e la vivacità del fumetto. Tom Astor, editore di Deadline, credeva molto in Tank Girl e in un’intervista rilasciata a J. K. Bates nel 1994, accoglieva la notizia di una possibile trasposizione cinematografica del fumetto constatando : "I ragazzi la amano, le ragazze la amano. A Londra, ci sono pure incontri settimanali di lesbiche chiamati Tank Girl nights".

 

 

Il duo Hewlett & Martin collabora fino al 1995, poi un incrocio li separa. I diritti di Tank Girl, pubblicata inizialmente dalla Penguin Books, vengono acquistati dalla Dark Horse Comics e poi dalla Vertigo (marchio della DC Comics). Prima di accantonare il progetto, Hewlett lavora insieme a Peter Milligan all’albo Tank Girl: The Odyssey uscito in 4 numeri nel 1995, per poi dedicarsi intensamente alla creazione della band Gorillaz insieme al cantante dei Blur, Damon Albarn. Tra ’95 e ‘96 esce Tank Girl: Apocalypse, risultato della cooperazione tra Alan Grant, Andy Pritchett e Philip Bond (quest’ultimo, insieme a Martin e a Hewlett, è “nato e cresciuto” lavorando per AtomTan e Deadline). L’altro ideatore della serie, Alan Martin, invece, dopo una discreta pausa rimette in gioco Tank Girl rendendola protagonista di un romanzo intitolato Armadillo, mentre nel 2007 scrive la miniserie Tank Girl: The Gifting disegnata da Rufus Dayglo e Ashley Wood. Martin e Dayglo condurranno Tank Girl attraverso la prima decade nel nuovo millennio, dando alla luce ben 7 storie inedite (tra miniserie e avventure “toccata e fuga”) fino al 2010, anno in cui esce pure Tank Girl: Carioca, nato dalla collaborazione tra Martin e Mick McMahon. (Roberto Fontana)

 

Tank Girl: Le edizioni italiane

In Italia, il fumetto di Tank Girl è edito da Coniglio editore che, fino ad ora, ha sfornato ben quattro albi. Nei volumi Tank Girl (128 pag, b/n, 12 euro), Tank Girl: Sunflower (96 pag, b/n e colore, 13 euro) e Tank Girl: The taste of Paradise (128 pag, b/n e colore, 14 euro), sono raccolte le migliori storie brevi dell’eroina apparse originariamente sul magazine Deadline (tra il 1988 e il ‘95), mentre Tank Girl: L’Odissea (104 pag, colore, 14 euro), pubblicato in Italia per secondo ma in realtà cronologicamente ultimo (1995), propone un’unica e articolata storia autoconclusiva.

 

 

Gli episodi migliori sono tutti raccolti nel primo volume che racconta le origini dell’anti-eroina punk, in cui l’elemento avventuroso e imprevedibile va a braccetto con la goliardia pura, mantenendo però un equilibrio smagliante che la serie - pur rimanendo lettura piacevole e gustosa - perderà strada facendo. Episodi snelli e aggressivi che in poche pagine riescono a incidere l’immaginazione di chi legge attraverso i disegni di Jamie Hewlett (sempre in bilico tra essenzialità e ricchezza) e le sceneggiature vulcaniche di Alan Martin, in uno sposalizio di stili e intenti che risulta galvanizzante: il tratto di Heweltt e la penna di Martin diventano un tutt’uno amplificando la loro potenza già devastante. Tank Girl, ci viene presentata come cacciatrice di taglie dotata di colossale carrarmato che si muove in un outback australiano dominato da canguri antropomorfi, preti futuristi, sciamani fuori di testa e demoni con ciuffi rockabilly. Elementi e presupposti che vengono abbandonati o stravolti nelle storie più “tarde”, in cui Hewlett e Martin pestano sul pedale della demenzialità, giocando ormai con un personaggio completamente smaliziato e diventato di culto, che può concedersi ogni cosa.

 

 

I volumi Sunflower e The taste of Paradise, infatti, ci propongono una Tank Girl “quotidiana”, fuori dal lavoro, che ha abbandonato il carrarmato e l’outback australiano, per recarsi – ad esempio – in visita dai nonni o in gita al mare, ma creando sempre e comunque dei deliziosi casini. A questo si aggiungono anche deliranti divagazioni come L’uomo salsiccia dei frigo degli studenti (in The taste of Paradise) e alcuni brevi spin-off completamente fuori di zucca come Askey & Hunch (in Sunflower) dove Booga - canguro antropomorfo nonché fidanzato di Tank Girl - diventa una specie di poliziotto anni settanta alle prese con dei jeans allucinogeni.

Un discorso a parte va fatto per Tank Girl: L’Odissea, che registra anche un passaggio di testimone: Peter Milligan ai testi al posto di Alan Martin. Un’unica storia lunga 100 pagine che è una rilettura in chiave punk del noto poema di Omero in cui Tank Girl, partita per chissaddove, fatica a tornare a casa dove l’attendono Booga e suo figlio Tele (un ragazzo con una tv al posto della testa). Milligan riesce a coniugare al meglio l’elemento avventuroso dei primi episodi, con la demenzialità estrema degli ultimi, aggiungendo al tutto anche un timido approfondimento psicologico e qualche cenno sul passato dell’eroina finora del tutto assente. Insomma, L’Odissea rappresenta la declinazione più adulta e articolata di Tank Girl che, dopo bagordi e svarioni, guadagna spessore senza snaturarsi. (Daniele 'Danno' Silipo)

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Emuli

A sinistra un folto gruppo di Riot Grrrl.
A destra uno stand in fiera con tanto di Suicide Girls.

La nostra eroina Tank Girl era molto amata dalle Riot Grrrl (movimento femminista sorto negli anni ’90), oltre ad essere considerata un idolo e uno style-symbol dalla compagine delle Suicide Girls (vedi http://suicidegirls.com).

 

La prima illustrazione di Tank Girl

(Apparsa nel 1987 sul primo numero di "AtomTan")

 

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