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Milano Criminale
Scritto da D. Silipo, A. Sciamanna   
Thursday 25 February 2010

Di cosa si tratta Fumetto italiano

In breve Suspense, humour, azione e belle donne, Milano criminale è un poliziottesco formato fumetto ambientato nei mitici anni '70. Cult come il cinema che intende omaggiare.

 

Autori: Diego Cajelli, Giuseppe Ferrario, Maurizio Rosenzweig
Editore:
Edizioni BD Web: www.edizionibd.it
Volume 1: 64 pag. a colori, 7 €
Volume 2: 64 pag. a colori, 7 €

 

Il fumetto

Milano. Anni Settanta. Le pallottole volano, la legge sotto la Madonnina è in mano a sbirri duri. E quando iniziano a piovere i guai entra in scena una coppia unica di piedipiatti: il commissario de Falco e l'ispettore Lo Russo.

Per ambientare le vicende in un contesto storico corretto, è stato fatto un lunghissimo lavoro di documentazione, sono state ricostruite visivamente la città, gli ambienti, gli oggetti, i vestiti, i volti. La cura quasi maniacale della componente storico/estetica dell’immagine ha portato alla decisione di colorare l’albo usando tonalità decisamente Pop, unite ad un particolare effetto di stampa, il puntinato tipico della colorazione dei fumetti degli anni ’70. L’effetto è quello di un viaggio nel tempo. Il lettore viene preso per mano e portato nella Milano del 1975. La ricostruzione storica prende gli elementi che di solito rimangono solo sullo sfondo e li colloca in primo piano, al centro dell’attenzione del lettore, trasformando così l’ambiente in un vero e proprio attore, al pari dei personaggi.

Questa è una caratteristica forte di Milano Criminale, oltre alle psicologie dei personaggi e all’intreccio delle vicende.

 

 

Intervista agli autori

Diego Cajelli (Sceneggiatore)
Giuseppe Ferrario e Maurizio Rosenzweig (Disegnatori)

 

Presentate Milano Criminale ai nostri lettori...
DC: Milano Criminale è una serie a fumetti piuttosto strana, visto che non ha mai avuto una cadenza regolare. Questo fattore però non ha impedito che si creasse uno splendido rapporto con i lettori e una vera e propria affezione. Di base è un poliziesco ambientato a Milano nel 1975. Ci sono due sbirri: Simone DeFalco e Rosario Lorusso, che fanno il loro lavoro da piedipiatti. Nella loro prima avventura, Milano Criminale Il Gioco del Falco (uscita nel 1999), disegnata da Maurizio Rosenzweig, indagavano su un giro di prostituzione, poi ci si infilava anche uno psicopatico scappato dal manicomio e le cose finivano malissimo. L'albo è stato ristampato negli Stati Uniti, nel booklet del DVD: "Convoy Buster" (Un poliziotto scomodo). Nella seconda avventura, del 2003: Milano Criminale La banda del Muto, disegnata da Marco Guerrieri, avevano a che fare con una sanguinosa rapina in banca: insegiumenti, sparatorie, gentaglia che si rintana in una cascina... La storia si trova dentro Alta Criminalità, antologia sul giallo italiano edita da Mondadori. In questa terza avventura, iniziata nel 2007, Milano Criminale, la città esige vendetta, disegnata da Giuseppe Ferrario e colorata da Flavio Fausone, c’è un rapimento che forse non è proprio un rapimento, poi ci sono i servizi segreti, torna Vittorio L'Obitorio e si sta apparecchiando un gran casino per il finale. Per ora, di questa ultima "stagione", ne sono usciti due volumi su tre.
GF: Milano criminale? Azione, umorismo, suspance, intrigo in perfetto stile anni '70!

 

Da quali fonti grafiche, letterarie ma soprattutto cinematografiche avete attinto? Ci sono dei film (o dei registi) in particolare che hanno influenzato il vostro lavoro?
DC: Milano Odia: la Polizia non può sparare di Umberto Lenzi, Milano Violenta di Mario Caiano, Milano Calibro 9 di Fernando Di Leo e La Mala Ordina sempre di Di Leo, occupano un posto d'onore sullo scaffale delle mie visioni filmiche fondamentali. Fondamentali non solo per il genere poliziottesco, ma per il cinema inteso in senso ampio e generale. Registi come Di Leo, Massi, Lenzi, e sceneggiatori come Gastaldi, nonché scrittori come Scerbanenco, hanno contribuito in modo preponderante sulla formazione del mio immaginario ben prima che iniziassi a scrivere. Poi, come è logico che sia, tutte quelle visioni e tutte quelle letture sono venute a galla quando ho iniziato a scrivere Milano Criminale. Era il 1999. L'unico modo per vedere quel tipo di film era aspettare le tre di notte su Rete4, e sopportare il widescreen spanato.
GF: Il materiale su cui ho lavorato mi è stato fornito da quell'enciclopedia bipede che è Diego. Io non so praticamente niente della cinematografia o della letteratura del periodo, lui ha portato dvd, fotografie, libri..
MR: Per quanto mi riguarda più che un film in particolare o un regista significativo, di quelle pellicole mi interessano le atmosfere, i colori caldi, e le donne come Edwige Fenech, che da disegnare sono piuttosto affascinanti. Confesso che più che i polizieschi io preferisco i “neri”, di quel periodo, capolavori come La corta notte delle bambole di vetro di Aldo Lado, Tutti i colori del buio di Sergio Martino, La morte ha fatto l’uovo di Giulio Questi. Bastavano solo i titoli ad incuriosirmi. I polizieschi italiani me li ha fatti amare Cajelli; io preferivo quelli americani come L’uomo dalla cravatta di cuoio di Don Siegel del ’68, o L’uomo nel mirino di Eastwood (senza dire di tutti i film del ciclo di Callaghan). Inoltre ho una predilezione per i polizieschi degli anni ’80, come quelli di Walter Hill, per intenderci; mi trovo più a mio agio con film come I falchi della notte interpretato da Stallone, o come Cobra che è un bel film di genere, nonostante sia una posa vincente alle feste dire il contrario. Ad ogni modo, Milano Calibro 9 rimane indiscutibilmente un bel film, ma 48 ore è meglio! Lasciando da parte il cinema, mi sono ispirato anche a certi grafismi che si trovavano in alcuni fumetti dell’epoca. Mi piacevano quei segni decisi ammiccanti alla Pop Art e le atmosfere di alcuni fumetti underground, o l’uso di pennellate nette e ingombranti che si vedevano nelle tavole del primo Crepax, non un gran disegnatore ma un regista ancora adesso insuperato.

 

Che tipo di lavoro è stato svolto in fase di sceneggiatura (ricostruzione del periodo storico, cliché del genere ecc...), per rendere al meglio il mondo del poliziottesco anni ‘70?
DC: Il lavoro di documentazione è stato titanico. In una prima fase ho visto (quasi) tutti i film del periodo ambientati a Milano, ricavando elementi estetici, arredi, facce, eccetera. Ho attinto a foto storiche, foto di famiglia, libri di design e di architettura e ho letto tante riviste del periodo, come L'Espresso o Epoca, per documentarmi sui linguaggi, sulla cronaca e sulla politica. Ho preferito accedere a materiale storico, e non a libri di storia scritti in seguito: volevo documentarmi su un qualcosa di "vero" e non su un qualcosa di interpretato. Vivere a Milano ci ha consentito di andare fisicamente sulle location e scattare milioni di foto. L'unico problema è che, per integrare le foto nel fumetto, abbiamo dovuto fare un lavoro certosino di rimozione delle Tag e delle scritte sui muri, cancellando poi il parco macchine moderno, parcheggiato a lato marciapiede. Una volta fissata l'ambientazione, ho mosso due sbirri classici in un ambiente molto preciso. E come succede qualche volta, i personaggi hanno cominciato a muoversi da soli in un contesto che "conoscevano". Rimane il fatto che non si tratta di un poliziottesco "puro". È una reinterpretazione, un remake, un muoversi in quel contesto con occhi moderni.

 

Nella foto: Cajelli, Rosenzweig, Ferrario

E dal punto di vista grafico quale scelta stilistica è stata fatta per omaggiare il poliziottesco?
GF: L'idea è quella di usare il più possibile sfondi fotografici presi proprio dai fotogrammi delle pellicole, una scelta sicuramente originale e che crea un risultato davvero impattante. Le vignette hanno quasi sempre la stessa dimensione e anche questo dà un effetto cinematografico.
MR: Io lavoro lasciando scorrere le immagini di quei film sul computer, mentre disegno. Poi uso vecchi numeri dell’edizione italiana di Playboy che era pieno di pubblicità caratteristiche di quegli anni. Per i vestiti, a parte i film, uso dei numeri di Arkam (sempre dei ’70) e dei libri che raccolgono un po’ a volo d’angelo foto di vestiti e accessori di quel decennio. Cerco di non inventare niente, di lasciarmi prendere dalla curiosità osservando com’erano i telefoni o le fibbie delle cinture, le scarpe e i soprabiti, i borselli (gli uomini se ne andavano in giro con i borselli… che roba…). Penso che l’abbigliamento e le automobili siano il cardine della nostra caratterizzazione, per quanto riguarda il disegno; i dialoghi e i toni cupi di vicende.

 

Cosa dobbiamo aspettarci dal terzo volume e quando uscirà?
DC: Il terzo volume è un inferno di piombo. Paolone il Pazzo, il personaggio che entra di prepotenza alla fine del secondo episodio, darà il meglio di sé. Vittorio farà un macello e ci sarà uno degli inseguimenti in macchina più spettacolari mai visti a fumetti. Oltre a una parentesi molto amara sulla politica del periodo e sulla strategia della tensione. Uscirà quest’anno.
MR: Luciana Cassini sarà sempre più affascinante!
GF: Sull'uscita dipende da me e dal tempo che riuscirò a dedicargli, spero entro la fine del 2010.

 

A cura di Daniele 'Danno' Silipo, Alessandra Sciamanna

 

Booktrailer

 

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