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Intervista a Massimo Giacon
Scritto da Rossana Calbi   
Wednesday 06 March 2013

In breve L’azienda di design Alessi lo definisce un “protagonista del rinnovamento del fumetto italiano”, sicuramente Massimo Giacon è uno degli artisti più poliedrici e inventivi presenti nel Bel Paese. Abbiamo parlato con lui della sua arte e dei suoi gusti...

 

Sul sito (www.massimogiacon.com) ci si perde tra le sue molteplici attività: musicista, performer, fumettista, designer. Ma Massimo Giacon è soprattutto un artista, che propone “forme” divertenti e facili nei contenuti, ben costruite con richiami alla più importante tradizione del fumetto italiano. Un artista pop nel senso letterale del termine, la sua arte si diffonde a macchia d’olio e riesce a investire la carta come la plastica, ma soprattutto invade la mente. Dal 9 al 12 maggio, assieme ad Alberto Corradi, Diavù e Ale Giorgini sarà protagonista della mostra collettiva QU4TTRO al Museion di Bolzano, presentata da MondoPop.
(info: http://www.mondopop.it/main.php?view=exhibitions&id=67)

 

 

Il tuo ultimo lavoro, La quarta necessità edito da Rizzoli Lizard, ha la firma di Daniele Luttazzi per la sceneggiatura, il book trailer recita “Come può un bambino buono trasformarsi in un mostro sociale?”. Senza anticiparci nulla sulla storia secondo la tua personale visione come può accadere una tale metamorfosi?
Per tutte le ragioni che hanno reso la nostra penisola quella che è: mancanza di visione del futuro, opportunismo, mancanza di spirito di collettività, diffidenza nei confronti delle istituzioni, menefreghismo, eccesso di interesse nei riguardi del proprio ombelico, codardia, servilismo, amore per il cinismo, mancanza di ideali, edonismo inutile e sfrenato, invidia nei confronti degli altri, mancanza di riconoscenza, incapacità di autocritica, ammirazione per chi imbroglia meglio, gusto per la menzogna e per chi le spara grosse, disprezzo per il lavoro degli altri, vita al di sopra dei propri mezzi, eccesso di presunzione, piccineria. Potrei andare avanti per pagine. Dovrebbe bastare così, per il momento.

 

 

A me da bambina dicevano speranzosi che, con il tempo, i cartoni animati mi avrebbero stancata, ma non ho mai smesso di guardarli. Quali sono i cartoni animati che guardavi da piccolo, e quali oggi, da “adulto”?
Essendo un po' più vecchio di te appartengo alla generazione che non ha avuto l'imprimatur giapponese, ma americano, anzi, a dir la verità è stato italianissimo, dato che appartengo alla generazione nata con Carosello, che è uguale a dire Bruno Bozzetto, gigante dell'animazione autoctona. Bruno ha avuto sempre grandi difficoltà a produrre i suoi lungometraggi, eppure è riconosciuto internazionalmente come uno dei più influenti autori per le nuove generazioni di animatori. Gli Incredibili e Appuntamento a Belleville, giusto per citare due film molto diversi tra di loro, gli devono moltissimo. Ho avuto la fortuna di conoscerlo tramite il figlio Fabio, che è un mio buon amico. A maggio ho sentito che andrà in California, ospite di Lasseter della Pixar, e tifo per lui, spero abbia nuove opportunità, che in Italia con la RAI sarebbero assai improbabili. Oggi, lavorando (anche se marginalmente) nel mondo dell'animazione, vedo veramente di tutto, dal blockbuster alla raccolta di corti presentati nei festival.

 

 

In Francia e in Germania il fumetto, e l’illustrazione in generale, ha sicuramente una valenza maggiore rispetto all’Italia. Cosa manca all'Italia? Cosa non permette a una cultura di nicchia di allargarsi ad ampio spettro?
Ti faccio un esempio: all'apertura del Festival di Angouleme c'è sempre il Presidente francese di turno. Ve lo immaginate Napolitano all'inaugurazione di Lucca Comics? Il problema è che in Italia molti di quelli che si riempiono la bocca di quanto il fumetto sia una nobile arte sono i primi a non crederci, e poi generano quegli ibridi come il WoW (il museo del fumetto di Milano), o il museo del fumetto di Lucca, che non possono essere paragonati minimamente a quelli francesi. In Francia il fumetto viene associato alla cultura naturalmente, mentre noi siamo ancora in buona parte fermi a una tradizione legata a prodotti popolari di medio, alto livello (Disney, Bonelli, Il Giornalino), con un pubblico di massa (ma purtroppo in costante diminuzione, come tutta l'editoria d'altra parte), e prodotti da libreria molto sofisticati, apprezzati e premiati anche all'estero (Gipi, Fior), che però in iItalia se superano le 5000 copie è un miracolo editoriale. Fare fumetti, così, per molti diventa una specie di missione eroica. In Italia poi il maggiore diffusore popolare del fumetto è “Mr. Banale” Vincenzo Mollica, con un siparietto di 3 minuti a settimana all'interno del telegiornale di mezzogiorno (dove si parla anche d'altro), una cosa avvilente.

 

 

Molti fumettisti hanno imparato a "sfruttare" il web per promuovere i loro lavori, solo successivamente considerati validi per la stampa, come Zerocalcare ad esempio: nato su internet, ad oggi è alla sua quarta ristampa. Segui qualcosa in particolare sul web, che secondo te meriterebbe la resa cartacea?
Io leggo il fumetto Davvero di Paola Barbato…. Ahahaha, a parte gli scherzi, io davvero lo leggo Davvero… Non so è una di quelle perversioni private, come Montanelli che guardava Beautiful. È come quando vedi un gatto spiaccicato per strada e non puoi fare a meno di fermare lo sguardo. Io compulsivamente vado alla puntata successiva per vedere quali vette di prevedibilità e di totale inattinenza con la realtà ha raggiunto. Devo dire che non mi delude mai. Ecco mi sono fatto una nemica, ma non ho nulla contro Paola. Secondo me il prodotto funziona, e se non funziona con gli addetti ai lavori, ma con il pubblico che magari non legge nemmeno comics, pazienza, meglio per lei. A parte questo, non sono un lettore da web, credo dipenda dal fatto che amo ancora leggere su supporti tradizionali, non mi piacciono gli E-Comix, non mi interessano ipercontenuti di testo, mi interessa che il testo di base sia buono. Zerocalcare è divertente, ma in fondo è un prosecutore della tradizione del fumetto autobiografico comico, che parte da Crumb, passa per Pazienza e arriva a Joe Matt, ha semplicemente trovato nel web la possibilità di pubblicare quello che voleva. Il web sta dando nuova linfa al fumetto come mezzo di comunicazione, rendendolo molto vivace, in effetti a chi mi chiede se il fumetto va bene o male, se è in crisi o no, io rispondo che il fumetto sta benissimo, è l'editoria come la conosciamo che è in crisi, ma il fumetto è un media che si sta spostando, e sopravviverà.

 

 

Hai partecipato a diverse collettive e firmato diverse collaborazioni editoriali, oltre a suonare in diverse band. Qual’è stato l’artista, lo scrittore e il musicista con cui ti è più piaciuto collaborare?
Diplomaticamente uno non dovrebbe menzionare nessuno, oppure parlare solo dell'ultimo energumeno con cui sta lavorando, fortunatamente ora sto lavorando con Tiziano Scarpa, con cui ho collaborato già nel passato con il libro Amami, e che conosco dal 2001. Nell'arco di questi anni Tiziano ha scritto per me testi di canzoni, prefazioni, abbiamo fatto spettacoli assieme, per cui abbiamo un felice rapporto di lunga data. Devo poi assolutamente menzionare Mimì Colucci, anche se in questo caso il rapporto lavorativo è molto diverso, quasi simbiotico, ci conosciamo da quando eravamo molto giovani e il nostro lavoro insieme è stato molto esclusivo, abbiamo fatto fumetti, ma anche suonato assieme. Molti si chiedono se Colucci esiste veramente, dato che in pochi l'hanno visto dal vivo. Potrebbe in effetti essere il mio amico immaginario.

 

 

In un post sul tuo blog (fuzzi.blogspot.it) dai una personale interpretazione del film Quasi amici: “il classico buddybuddy movie in salsa francese, ma che allo stesso tempo è piaciuto a qualche cinefilo, un po’ come i film di Ozon. In genere è proprio il tipo di prodotto che io evito come la peste”. Se questo non è il tuo genere cinematografico, cosa ti piace vedere nel buio della sala?
Sono onnivoro, mi commuovono ancora certi film di Truffaut, ma non disdegno il film horror-splatter più becero, ho amato Cronenberg dai tempi di Rabid, quando tutti lo consideravano soltanto un cineasta di horror sanguinolenti, e Romero prima che venisse santificato (il cineasta, non il monsignore). Ho amato Lynch in maniera smodata, e anche se con Inland Empire mi ha sprofondato in un abisso di noia, le sue ultime imprese musicali, con i video relativi, sono momenti entusiasmanti. Mi interessano certe serie televisive, dove mi sembra si sia spostato l'interesse di grandi sceneggiatori e produttori indipendenti, e dove c'è la possibilità di lavorare su una narrazione fluviale impossibile al cinema, penso ai Sopranos o a Boardwalk Empire, a Breakin' Bad, a Lost ma anche ai più popolari Nip & Tuck o Desperate Housewives come a territori di esplorazione, a ogni modo se non c'era papà Lynch ad aprire la strada con Twin Peaks saremo ancora fermi a Happy Days (di cui Twin Peaks è l'anima oscura).

 

Su cosa stai lavorando in questo momento, e quali sono i tuoi progetti più prossimi?
Come al solito sto lavorando su molti progetti in contemporanea, da una parte ci sono i fumetti, con la mia collaborazione per XL che va avanti da 5 anni, poi con RCS Rizzoli sto preparando un nuovo libro a fumetti con Tiziano Scarpa. Il mio lavoro di designer continua con Alessi, Superego e al momento sto iniziando a disegnare delle lampade per Foscarini, ho fatto una mostra il 10 Maggio a Milano da Antonio Colombo, un gallerista che da un po' di anni si interessa ad autori in bilico tra arte e illustrazione (Taxali, Baseman, Elena Rapa, Hescka, Ausgang, Shout, Biskup), lavoro anche con la Galleria Bonelli di Mantova e continuo la mia attività musicale come Massimo Giacon & The Blass (Fabio Bozzetto e Diego Zucchi), che a loro volta ogni tanto collaborano con me con la loro piccola ma preziosa struttura che fa cinema d'animazione (Alienatio Studio). Forse ho dimenticato qualcosa, ma mi sembra che basti così.

 

 

A CURA DI ROSSANA CALBI

 

 

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