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Djustine - Intervista ad Enrico Teodorani
Scritto da Daniele 'Danno' Silipo   
Thursday 15 April 2010

Di cosa si tratta Fumetto italiano

In breve Uno dei più noti fumetti underground italiani, Djustine di Enrico Teodorani, racconta le avventure di un’avvenente cowgirl tra zombi, situazioni grottesche ed erotismo.

 

Personaggio ideato da Enrico Teodorani
Editore italiano:
EF edizioni Web: www.efedizioni.com
Sito web dell'autore: enricoteodorani.blogspot.com
Shop per acquistare Djustine: www.efedizioni.com/cat105.htm

 

Djustine

Il Marchese De Sade, lo spaghetti western, gli zombi di Romero, le pin up di Russ Mayer e (perché no?) qualche suggestione gotica e post-apocalittica: se mettete tutti questi ingredienti assieme, incredibile ma vero, ne uscirà fuori una pistolera biondissima e tutta forme che risponde al nome di Djustine e che, aggirandosi per un far west brutale, mistico e sessualmente vivace, dovrà salvaguardare la sua pellaccia da ogni sorta di orrore. Morti viventi, culti pagani, stupratori bavosi, esseri deformi e gang di banditi troveranno sul loro cammino la “bara armata” (in perfetto stile Django) che spesso compare al seguito della sexy cowgirl. Eroina senza passato, capace di trasformarsi da vittima in carnefice con un battito di ciglia.

Insomma, Djustine, creato nella seconda metà dei ‘90 da un maestro del sexy-horror a fumetti come Enrico Teodorani, per chi ama un certo tipo di cinema (ma non solo) avventuroso, scollacciato e macabro, è un fumetto da non perdere. Le sue storie brevi e veloci, durano il lasso di una suggestione e si lasciano bere tutte d’un fiato: a volte in sole sei/otto pagine viene creato un mondo, altre volte viene realizzata l’istantanea di un momento particolarmente intenso e bizzarro. Un ruolo chiave viene giocato dai colpi di coda finali che puntano spesso (ma non sempre) all’imprevisto con soluzioni surreali, umoristiche o poetiche. Efficaci come un proiettile sparato dritto in testa.

 

Gli albi della EF edizioni

 

DJUSTNE - GLI INIZI
Nel volume, interamente disegnato da Antonio Conversano, sono raccolte le prime storie di Djustine, molte delle quali originariamente distribuite dallo stesso Teodorani per posta in albi fotocopiati. Gli ingredienti tipici ci sono già tutti e, nell’episodio Djustine Kill Kill, fa la sua comparsa un’altra avvenente pistolera, la brunetta con l’uncino Satana, figlia del demonio nonché arcinemica storica di Djustine. Altre storie interessanti da segnalare sono Le 120 giornate di Djustine per il clima claustrofobico/apocalittico e Una nuvola di polvere... un grido di morte... è arrivata Djustine, storiella macabra e po’ folle.

 

DJUSTINE - VOL 1, VOL 2, VOL 3
In questi tre volumi, sono raccolte alcune delle migliori storie di Djustine, molte delle quali successive alla ‘svolta’ hard. Ma non è solo la componente sessuale a risultare accentuata, anche la vena umoristica – mai sbandierata ma comunque onnipresente – risulta più pronunciata rispetto alle storie contenute nell’albo Gli inizi. Formidabile la varietà degli stili: ogni volume è illustrato da almeno sei disegnatori diversi, sia italiani che internazionali. Tra le storie più riuscite: God’s Claw (vol. 1) illustrata da Tim Tyler, che ci trascina in una chiesa dal misticismo distorto in cui riecheggiano elementi post-apocalittici; Dracula all’inferno (vol. 2) illustrato da Joe Vigil, in cui tra demoni e vampiri, Djustine e la sua nemichetta Satana, avranno un bel da fare; La casa dell’incubo (vol. 3), una ghost story in salsa piccante.

 

 

Intervista a Enrico Teodorani

Come nasce Djustine e com’è diventato uno dei più importanti fumetti underground Italiani?
Volevo trasporre in chiave 'spaghetti-western' Justine, l'eroina-vittima di De Sade: lo stesso nome del personaggio è una fusione fra Django, una delle più importanti icone del western all'Italiana, e Justine. Purtroppo però nessuna delle fanzine con le quali collaboravo all'epoca - ed erano tante - aveva il coraggio di pubblicare una cosa del genere. Solo un paio di fanzine a bassissima tiratura pubblicarono i primi due episodi, ma i curatori mi fecero capire che - visti i temi trattati - avrebbero preferito non pubblicarne più, invitandomi a produrre cose supereroistiche o simil-bonelliane. Così, dopo un po', ho deciso di pubblicarla io stesso su albi fotocopiati che distribuivo principalmente per posta e che raccoglievano varie storie brevi. La trasformazione in un fumetto seriale - per quanto con uscite aperiodiche - ha fatto diventare Djustine una moderna erede di certe eroine dei tascabili a fumetti sexy-western degli anni Sessanta/Settanta che io amavo particolarmente (e di cui all'epoca non sembrava ricordarsi più nessuno) come Vartàn (del grande Sandro Angiolini), Walalla o la Vergine Nera. Pian piano il 'tam tam' fra gli appassionati ha fatto diventare Djustine un piccolo fenomeno 'di culto': gli appassionati italiani di tascabili per adulti 'd'epoca' vedevano nei miei albi fotocopiati la rinascita di un certo tipo di fumetto che pensavano fosse oramai sepolto, mentre gli appassionati americani di bondage e fetish a fumetti rintracciavano delle analogie con le pubblicazioni in fotocopia che in anni precedenti erano state diffuse da maestri come John Willie, Irving Klaw o Eric Stanton, tanto che venni da più fonti definito 'il John Willie italiano'. Questa venerazione del personaggio da parte di un piccolo ma agguerrito numero di fan sparsi in tutto il mondo, dopo un po' ha smosso l'interesse degli editori, in primis dell'americana Carnal Comics, che ha poi pubblicato Djustine in USA nella serie Djustine: Tales of the Twisted West, e in Italia dalla Coniglio Editore, che ha subito dedicato a Djustine un volume della collana I Classici dell'Erotismo, cosa alquanto inusuale per un fumetto che in Italia non aveva mai goduto di una pubblicazione ufficiale (considerando anche che tale collana in precedenza aveva ospitato solo fumetti erotici già apparsi su riviste d'autore e firmati da nomi molto noti al grande pubblico come Solano Lopez o Giovanna Casotto). La Coniglio ha poi iniziato a serializzare le nuove storie sulla rivista X Comics e ha fatto uscire anche un secondo volume dei Classici dell'Erotismo dedicato a Djustine. Da almeno tre anni ho deciso di far pubblicare le storie di Djustine in Italia solo dalla EF Edizioni, un editore piccolo ma con cui mi trovo molto bene. Invece in USA - oltre che dalla Carnal Comics - storie di Djustine sono state pubblicate (e saranno pubblicate in futuro) anche su antologie della AC Comics e della Virus Comix.

Djustine non ha mai avuto ‘uscite regolari’ ma è comunque circolato tantissimo in Italia e all’estero passando per le mani di diversi editori. Quali sono state le tappe più significative e quali le più belle soddisfazioni?
Il motivo per cui Djustine è stata pubblicata - e tuttora viene pubblicata - da diversi editori è che io detengo tutti i diritti sui miei personaggi, compresi quelli di edizione: non faccio più fumetti autoprodotti in senso stretto, ma se ci fai caso su tutti i miei albi - sia italiani che americani - c'è il marchio B-Brand Comix, che è lo stesso marchio che usavo sugli albi in fotocopia, come se fossero di una vera e propria casa editrice. Sugli albi in fotocopia ero editor di me stesso, facevo le storie che volevo e avevo una mia 'factory' di disegnatori. Ora che pubblico per degli editori, sia italiani che americani, nulla è cambiato: resto editor di me stesso, mantengo tutti i diritti su storie e personaggi e 'porto in dote' io i disegnatori. L'editore si limita a pubblicare un prodotto che io gli fornisco finito, quindi è un po' come se gli sub-appaltassi la pubblicazione di un albo B-Brand Comix. E i miei lettori sanno che - nonostante l'editore cambi di volta in volta (la EF Edizioni, Coniglio Editore, la Eros Comix/Fantagraphics, la Carnal Comics, la AC Comics, la Virus Comix, ecc...) - se trovano il mio marchio, quell'albo è un albo B-Brand Comix, ed è come se la casa editrice che l'ha prodotto fosse sempre la stessa. Quindi direi che le maggiori soddisfazioni stanno proprio nell'aver avuto sempre la forza contrattuale di fare solo ciò che volevo e, soprattutto, nell'aver potuto collaborare con autori americani che hanno influenzato le mie scelte creative e di cui solo qualche anno prima ero un semplice fan, come ad esempio i fratelli Vigil (Tim & Joe), venendo poi a scoprire - con estremo piacere e quasi con imbarazzo - che anche loro in anni più recenti sono stati influenzati dai miei lavori.

Djustine, pur nascendo come fumetto tendenzialmente erotico, solo in un secondo momento ha preso un svolta ‘hard’...
La svolta 'hard' di Djustine è dovuta al fatto che i primi editori a interessarsi al personaggio sono stati la Coniglio Editore in Italia e la Carnal Comics in Usa: entrambi avevano quel tipo di 'target'. Per cui mi è sembrato naturale fare il salto dal 'soft' (solo bondage e fetish, oppure atti sessuali mai mostrati in dettagli espliciti) al porno, anche se a mio giudizio nelle storie di Djustine la componente sessuale non è mai quella prevalente, almeno non più di quella avventurosa e horror; quindi forse è improprio persino definirlo un fumetto erotico. In ogni caso, proprio in questi giorni ho scritto tre nuove sceneggiature per delle storie brevi di Djustine, dopo un po' di tempo che non mettevo mano al personaggio: una la disegnerà Rich Buckler (che fra gli anni 70 e gli anni 80 ha lavorato su tutti i maggiori titoli della Marvel e della DC), un'altra Val Mayerik (una delle colonne dell'horror a fumetti targato Marvel degli anni 70: Man-Thing, the Living Mummy, Frankenstein Monster...) e la terza Chaz Truog (il disegnatore delle prime storie di Animal Man di Grant Morrison), e in nessuna delle tre c'è una sola scena di sesso.

Quali sono le suggestioni cinematografiche, fumettistiche, letterarie che hanno influenzato e formato l’universo di Djustine?
A livello di fumetti, oltre ai sexy pocket di eroine western già citati in precedenza, direi lo Zagor classico di Nolitta e Ferri, i fumetti horror della Marvel anni '70 e soprattutto il fumetto indipendente americano Gunfighters in Hell di Joe Vigil, un horror-western surreale ambientato all'Inferno. In anni recenti, Joe e suo fratello Tim, hanno recuperato come protagonista di nuove storie uno dei personaggi di quella serie, la pistolera Sinbuck, modificandone l'aspetto e rendendola sempre più simile alla mia Djustine, in un continuo gioco di rimandi fra le nostre opere. A livello letterario, oltre alla Justine di De Sade, soprattutto Poe e Lovecraft. A livello cinematografico le influenze sono davvero troppe per essere citate tutte: i western all'Italiana dall'immaginario più mortifero, con misteriosi personaggi nerovestiti e bare a profusione, i classici film di mostri della Universal degli anni 30 e 40, le tettone di Russ Meyer, i film della Hammer, i film di Paul Naschy e l'horror spagnolo in generale, ma anche l'horror messicano e l'horror gotico italiano degli anni '60 di registi come Bava, Freda, Margheriti, Ferroni, Polselli, Mastrocinque, Caiano o Pupillo. Sicuramente tralascio qualcosa.

Lei è il papà di un’altra avvenente eroina dei fumetti: Calavera...
Calavera - pur essendo nata dopo Djustine - è un fumetto realizzato con una mentalità un po’ più da fan. Da lettore ho amato moltissimo certi personaggi 'maledetti' e iperviolenti del fumetto indipendente americano della fine degli anni 80, primi anni 90, in primis il Faust di David Quinn e Tim Vigil. Infatti, non appena ho avuto la possibilità di collaborare con i due fratelli, ho pensato a un fumetto che riprendesse un po' quel tipo di cose, spazzate via dall'avvento dell'Image (quella storica dei transfughi dalla Marvel), il cui successo fece pensare a quasi tutti gli editori indipendenti che potevano fare i soldi scimmiottando i titoli delle major anziché produrre materiale 'alternativo'. Diversi critici americani vedono Calavera come una filiazione diretta di Faust: 'Italian She-Faust', è stata definita. L'accostamento al personaggio di Quinn & Vigil per me è un grandissimo complimento, e non mi disturba per nulla ammetterne la natura derivativa.

 

Tavole Inedite


Tavola di Val Mayerik


Tavola di Enrique Badia Romero


Matite di Chaz Truog

 

A cura di Daniele 'Danno' Silipo

 

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