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Carogne
Scritto da D. Silipo, Michele Senesi, A. Sciamanna   
Thursday 13 January 2011

Di cosa si tratta Fumetto indipendente

In breve Quei temerari della Krakatoa Ink, dopo tanto cinema, si cimentano nel fumetto, coprendoci di zombi e restando fieramente autoprodotti.

 

Una doverosa introduzione

Per chi ancora non li conoscesse, prima di leggere l’articolo e l’intervista che seguono, è lecito spendere qualche riga introduttiva sui personaggi che si celano dietro la realizzazione di Carogne. Chi sono i Krakatoa, o meglio, i Krakatoa Inkorporescion? Prima risposta (la più banale): sono un gruppo di giovani artisti un po’ matti che, lavorando in piena indipendenza (leggasi autoproduzione totale), si sono fatti un nome nell’ambiente del cinema underground italiano, realizzando film altamente alcolici come Z-Movie e Ai confini della fandonia. Ora, senza nesso apparente, se ne escono fuori con un fumetto di zombi. Seconda risposta (la più vera): sono un gruppo di sbandati incontenibili che fanno arte sui tavolini dei bar bevendo birra a rotta di collo, e realizzano film per sfuggire al loro destino di teppisti. Eppure... riescono sempre e stramaledettamente a trasformare la cialtroneria più insostenibile e la sciatteria più esibita in forma d’arte. Nessuno potrebbe fare i film (e in questo caso i fumetti) della Krakatoa senza essere linciato, perché nessuno saprebbe farli funzionare in modo così autentico e privo di vergogna come solo loro sanno fare. I Krakatoa sono punk. I Krakatoa sono dadaisti. I Krakatoa sono teppisti del buon gusto che riescono a dimostrare la bellezza dell’inaudito. Ma più probabilmente, i Krakatoa, sono solo dei pazzi fuggiti dal manicomio che ce l’hanno data a bere. E magari, leggendo queste righe, mi stanno anche prendendo per il culo... (Daniele ‘Danno’ Silipo)

 

Recensione

Carogne, lussuosa opera cartacea robusta e interamente a colori dei Krakatoa. Insomma, un loro fumetto. Per chi li conosce già (grazie alle loro origini audiovisive), se non una conferma, una zona altra e oltre; per gli altri un probabile trauma. I Krakatoa sono così, prendere o lasciare; all'inizio ci si pongono legittime domande. Ci sono o ci fanno? Cos'è quest'ironia infantile e poco fortunata? Fa ridere? Perché l'approccio con la comicità dei Krakatoa è traumatico. Battute cantilenanti, dialettali, evocate da omaccioni villosi e muscolosi ma permeate di infantilismo e parole gonfie di scemenza d'antan. Ci sono o ci fanno? Solo andando avanti, solo approfondendo, si giunge alla comprensione. Solo la ripetitività di talune cifre stilistiche scopre che quell'ironia non solo è consapevole e ricercata ma è pure marca autoriale, riconoscibile e totalmente personale, coerente all'interno dell'intero corpus filmico. O cartaceo, in questo caso.

Grezzi e brutali come fabbri (ma chiedere finezza e pulizia formale a degli indie autoprodotti è come accusare il punk di essere mal registrato) tranne rari brillantissimi casi (come nel maestoso e straordinario cortometrggio Z-Movie) riversano nel fumetto in questione tutto il loro background senza cullarsi o rallentare ma donandoci un ennesimo tassello di una poetica, facendo scorrere brividi consapevoli e pensieri preoccupati all'idea di una eventuale e ipotetica riduzione filmica di questa opera. Zeppo di refusi, e con uno stile brutale e secco, arriva di nuovo a sorprendere nell'ennesima dicotomia tra cialtronaggine e innegabile riuscita del tutto; a fondali saturi di stimoli e a tavole cariche e massimaliste si alternano zone di straordinario impatto, rigore e composizione che dimostrano in un lampo il talento del gruppo.

Tralasciando la follia intrinseca al tessuto narrativo, ovvia e prevista, l'opera si snoda alterna e, perché no, discontinua con un ritmo tutto arbitrario, tipico anche delle opere video, non sempre pertinente ma anche questo personale e ubriaco come in un film cazzone di Miike Takashi. Va ammesso che le scelte cromatiche sono ottime e il risultato finale è visivamente interessantissimo. Lo stile adottato evoca un fortunato crogiolo tra tanto fumetto underground italico dei tempi delle fanzine e opere proibite e nasty internazionali (non chiedetemi perché ma al sottoscritto ha evocato più di una volta l'estremissimo Back-Anal en el Cemeterio Municipal di Enrique Lorenzana).

Non spenderò una parola sul soggetto affinché voi spendiate 2 euro per leggerlo. A corredo dell'opera il supporto grafico di tanti amici fumettari, illustratori e filmakers. La cultura underground non è mai stata tanto viva negli ultimi 20 anni. Nella speranza riesca ad emergere al più presto con forza (de)tonante. In bocca al lupo, Kraka! E grazie. (Michele Senesi)

 

Intervista alla Krakatoa Ink

A cura di Alessandra Sciamnna

 

Come nasce Carogne? E da dove la scelta di realizzare un fumetto, dopo tanto cinema?
Carogne nasce da una sceneggiatura per un nostro film datato 1998 - da notare il fatto che trattasse di zombi in periodi non sospetti, prima del boom degli ultimi anni sull'argomento. Lo script è rimasto parecchi anni in un cassetto, poiché eravamo consci dell'irrealizzabilità del progetto: sarebbe stato un colossal soprattutto a livello economico, dunque non era il caso. Rimaneva il fatto che si trattava di una storia vincente, un peccato lasciarla nel dimenticatoio, quindi vista la passione comune per i fumetti ci siamo detti: “perché no?”. Dagoberto Brasile e Pepito Federstone si sono messi al lavoro per approfondire ed esagerare la trama (date le possibilità illimitate del supporto cartaceo rispetto alla realizzazione filmica) e Camme Fantaman si è applicato ai disegni... il risultato è Carogne.

Raccontateci qualcosa della lavorazione, difficoltà e soddisfazioni...
È stato un lavoro lungo e travagliato, riadattare i dialoghi e le battute, ma la perseveranza ci ha ripagati a pieno. La lavorazione essenzialmente avveniva la sera al pub, davanti a qualche birra: tanto sudore dunque, ma altrettante risate grasse. Tutt'ora, a opera ultimata, citando certe battute ci scompisciamo dalle risate, e questa credo sia una piccola garanzia di riuscita.

 

 

Quali sono state le principali fonti d'ispirazione?
Beh, per quanto riguarda le tematiche e il tono generale del fumetto, sicuramente il background cinematografico da cui proveniamo, quindi le commedie all'italiana anni 70, l'horror/splatter anni 80, svariati film trash serie B (ma anche Z), nonché tantissimi fumetti underground. Mentre per quanto concerne la veste grafica: Andrea Pazienza, Jacovitti, Simon Bisley, Bonvi e Massimo Bonfatti che, oltre a omaggiarci di una stupenda tavola nella cover gallery del fumetto, è diventato un nostro caro amico e sostenitore.

Dal cinema al fumetto. Quali le differenze tra l'autoproduzione di un film e l'autoproduzione di un fumetto?
L'autoproduzione, indipendentemente dal prodotto, comporta impegno e sbattimento, poiché non c’è nessuno che promuova, distribuisca e pubblicizzi l'opera al posto tuo. Di base i film e i fumetti hanno elementi in comune quali la narrazione di una storia per immagini e la scelta delle inquadrature, la grande differenza sta nell'organizzazione logistica e nell'impiego di risorse economiche e umane. Un film per quanto a zero budget, comporta piccole spese: attrezzature, oggettistica, costumi ecc... e necessita di diverse persone (e del loro tempo). Organizzare tutto questo non è un'impresa così semplice, in certi casi diventa addirittura una piccola epopea! Mentre per realizzare un fumetto le spese sono molto più contenute (perlomeno prima di andare in stampa) e a grandi linee servono meno persone, anche se poi dipende sempre dalle capacità individuali.

 


Nella foto: I Krakatoa con Massimo Bonfatti

 

Che riscontro ha avuto e sta avendo il fumetto?
Il nostro pubblico affezionato è rimasto entusiasta di Carogne, loro conoscono già la nostra follia lucida. La vera sfida è stata allargarci a un pubblico nuovo, quello del mondo dei fumetti. Ci siamo proposti con un nostro spazio espositivo sia a mostre del fumetto locali che alla mostra per eccellenza, ovvero Lucca Comics & Games. La risposta è stata ottima, tenendo presente che è stato il nostro debutto nel panorama cartaceo. Sia gli avventori della mostra che gli espositori degli altri stand sono rimasti piacevolmente colpiti dalla nostra possibilità di scelta (oltre al fumetto, i vari corti e lungometraggi in dvd) e dall'unità stilistica che connetteva il tutto. Ci è venuto a trovare anche Massimo Bonfatti, con nostra somma gioia e stupore.

Se è vero che il futuro non è scritto, cosa dobbiamo aspettarci dalla Krakatoa Ink? Ancora cinema, ancora fumetto, o altre belle sorprese?
Di progetti ce ne sono tanti, al momento abbiamo più o meno tre idee per futuri corto-mediometraggi, il "problema" è sempre contenere le idee nel campo del realizzabile, abbiamo la tendenza a strabordare, a traboccare i limiti di ciò che ci è possibile fare. Ultimamente abbiamo collaborato con Federico Sfascia (Rubaffetto) nella realizzazione della sua ultima opera I.O.U. (che uscirà nel 2011) nelle vesti di assistenti-comparse-effetti speciali, un film che suggeriamo di seguire perchè raduna il meglio dell'underground cinematografico italiano (Palonero, Licaoni, Krakatoa) in un'unica opera. Per quanto riguarda i fumetti, anche qui abbiamo alcune opzioni in mente, un'ideuzza per un possibile seguito di Carogne c'è già, dipende da come andrà la vendita del fumetto. Oltre a questo stiamo preparando delle nuove grafiche per le magliette della Krakatoa Ink, visto il successo della “prima serie”. Dunque non mi resta che invitare tutti a seguirci e sostenere le iniziative indipendenti.

 

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