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Le inquietanti visioni oniriche di John Santerineross
Scritto da Claudia Petrazzi   
Thursday 19 May 2011

Di cosa si tratta Fotografia

In breve Il mondo inquietante del fotografo americano John Santerineross: una cosmogonia composta da ex-voto fatti di chiodi arrugginiti, lettere, numeri e feticci di ogni genere, dalle bambole alle carte dei tarocchi.

 

Una lente d’ingrandimento scruta con il suo occhio vitreo e sgranato l’interno di una casa di bambole decrepita, abbandonata da lunghi anni. La sezione del minuscolo edificio individua stanzette lignee adorne di logori mobili in miniatura, suppellettili inquietanti, pizzi ingialliti dal tempo e bambole dimenticate. Un microcosmo in attesa, eppure per nulla immobile: rosicchiato dai tarli, intessuto di sottili ragnatele in costante divenire, invecchia e marcisce nel tempo respirando polvere.

Gli scatti di John Santerineross sembrano istantanee di un simile angusto universo, una personale interpretazione del mondo visto con gli occhi di una bambola, dall'interno della sua casa. Si può esplorare la vita anche stando fermi in un unico punto, è il potere dell’arte. Come faceva Jan Vermeer seduto nel suo studio: dipingendo sempre lo stesso scorcio di finestra, di volta in volta animato da personaggi differenti, con lievi mutamenti nella scenografia dell’ambiente. L’esplorazione allora diviene intimista, “fiamminga”, attenta al dettaglio simbolico, alla realtà oggettiva che parla d’altro. Santerineross rinnova il significato della pittura e della fotografia da studio, impostando i suoi lavori su visioni di un set di volta in volta ripreparato e riallestito, servendosi dei modelli più appropriati per ciascuno scatto.

Lo spazio in cui ambienta le sue vedute è spesso angusto, occupato da mobili, tappeti, pareti complesse di legno; compaiono palchetti, contenitori di ogni tipo, oggetti metallici e suppellettili che pendono dal soffitto, oscillando. Dunque, prima di tutto una ricerca di materiali. I personaggi che Santerineross fotografa sono delle apparizioni che hanno il sapore dell’icona sacra. Nuovi santi che usurpano il trono a quelli classici infiltrandosi come ombre dal nostro inconscio, dai nostri incubi. C’è molta sacralità e molto dei riti ancestrali e tribali in ogni fotografia scattata, che parla attraverso simboli provenienti da un altro tempo e luogo: una cosmogonia composta da ex-voto fatti di chiodi arrugginiti, lettere, numeri e feticci di ogni genere, dalle bambole alle carte dei tarocchi, scatole a molla, valigette, corde e bende. La predilezione per il corpo nudo contribuisce a rendere le atmosfere rarefatte e ancora più oniriche, al limite dell’inquietante con la loro carica erotica. Un uso che viene spalleggiato dalla scelta del bianco e nero e del seppia, riconducendo la narrazione al livello della memoria e di un passato lontano.

Tali risultati sono ottenuti grazie a lunghi processi di elaborazione dell’idea e della sua realizzazione. Per scegliere il modello o la modella giusti per ogni scatto, il fotografo vaglia attentamente la sua lista di persone disponibili, scegliendo quella più idonea all’idea che ha in mente, sia fisicamente che caratterialmente. Infatti, secondo Santerineross, ogni soggetto che posa per lui deve prima di tutto essere suo amico e farsi conoscere a fondo, per permettergli di entrare nel suo modo di pensare e di sentire: elementi che svolgono il ruolo di protagonisti durante lo shooting.

La critica definisce Santerineross un neo-simbolista proprio per la carica onirica che rivestono i suoi lavori. Lui, da parte sua, non ama le definizioni, né intende esemplificare troppo il suo lavoro al pubblico. L’opera deve parlare da sé, senza tuttavia aver bisogno di un’interpretazione univoca: tutto è concesso nella sfera dell’inconscio. Consapevoli di ciò, gli abbiamo comunque rivolto qualche domanda… (Claudia Petrazzi)

 

Intervista a John Santerineross

Le tue fotografie ritraggono personaggi (principalmente femminili) in ambienti chiusi, set che predisponi di volta in volta, delle vere e proprie still lifes. Come procedi nella ricerca degli oggetti di scena e nella creazione delle tue visioni simboliche?
La maggior parte delle idee derivano dai miei sogni. Soffro di insonnia, ma in quelle rare occasioni in cui riesco a dormire i miei sogni sono molto vividi. Quando mi sveglio, non ricordo tanto i minimi dettagli del sogno, quanto il suo sapore. Questo sapore è il punto di partenza per un concetto di immagine. Così inizio a costruire un set, preparandolo come per uno spettacolo. Pezzo per pezzo comincia a prendere forma e trascorro molte ore seduto in studio, a guardare l'insieme, ascoltare musica, in attesa che il set mi dica di che cosa ha bisogno. Questo lungo processo creativo è la ragione per cui scatto solamente circa 12 volte l'anno e di conseguenza produco solamente circa 12 immagini ogni anno.

 

 

Nei tuoi lavori è presente sempre qualcosa che oscilla, vive. Quanto conta per te la rappresentazione del movimento in fotografia?
Credo che, come in tutte le cose, ci troviamo in una permanente condizione di flusso. Questo è il motivo per cui ho scelto di utilizzare oggetti in movimento nel mio lavoro.

La graffiante provocazione dei tuoi scatti nasconde, sotto la superficie, ampi significati. Ci puoi parlare della tua poetica, da dove comincia e cosa intende comunicare?
Non spiego mai il mio immaginario, per paura di limitare le personali interpretazioni del pubblico. Sono influenzato dalla convinzione che avevano i primi simbolisti: "la creazione di uno stato d'animo è importante quanto la trasmissione di informazioni, che deve (anche) cercare di impegnare del tutto la mente e la personalità dello spettatore facendo appello alle sue emozioni e al subconscio, nonché al suo intelletto".

 

 

Quali sono i tuoi punti di riferimento artistici?
Attingo da tutto ciò che vedo, dal mio passato, presente e dai miei sogni.

La tua esperienza artistica è varia: ceramica, scultura, pittura. Del tuo lavoro fanno parte anche dei cortometraggi, in cui il tuo universo fotografico si amplia e completa. Quale ruolo riveste per te il mezzo espressivo cinematografico?
Ho sempre pensato di cimentarmi con le immagini in movimento: sembra un processo naturale per me. Così ho iniziato a lavorare anche con il mezzo cinematografico. Alcuni dei miei lavori si possono vedere direttamente in rete, dal sito web.

 

 

Biografia

John Santerineross è un fotografo americano nato nel 1955 a New York.
Dopo aver sperimentato ceramica e pittura, inizia a scattare fotografie nel 1994. Il suo immaginario deriva da un’infanzia passata sotto le influenze del Cattolicesimo e della Santeria, mescolate alla passione per la mitologia greca, le religioni del mondo e l’iconografia. I suoi lavori sono stati influenzati, tra le varie cose, da quelli di Irina Ionesco e Jan Saudek.
Il suo primo book fotografico è del 1999, Fruit of the Secret God. Il secondo, Dream, esce nel 2004.
I primi scatti sono stati realizzati con una Mamiya RB67 medio formato. Il fotografo era solito sviluppare personalmente il negativo, per poi mandarlo a stampare. Attualmente John usa una Nikon D7000; nonostante sia passato al digitale, molto poco dei suoi lavori viene ritoccato successivamente al computer: il 95% di quello che si vede, si trovava sul set il giorno dello scatto.
I suoi lavori sono stati esposti in molte gallerie nazionali ed internazionali. Per menzionarne solo alcune: KFMK Gallery di New York, Seattle Erotic Arts Festival, Le Cabinet des Curieux a Parigi; in Italia più di una volta, l’ultima delle quali nel 2010, ospite della galleria Mondo Bizzarro di Roma.

WEB: www.santerineross.com/

 

Santerineross video-presentazione

 

 

Articolo e intervista a cura di Claudia Petrazzi

 

 

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