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Intervista ad Alberto Corradi
Scritto da Rossana Calbi   
Thursday 05 April 2012

In breve: Il sapore del Día de Muertos, la passione per la cultura nordica, i dolci e tanti, tantissimi, mostri. Alberto Corradi, artista poliedrico che si divide tra scrittura, fumetto e pura produzione artistica, ci racconta il suo lavoro e il suo immaginario...

 

Il suo mondo sembra essere uscito dalla cripta dei frati Cappuccini di via Veneto a Roma; dal suo personale ossario (http://ossario.blogspot.it) l’immaginario di Alberto Corradi si scompone e ricompone tra scrittura, fumetto e pura produzione artistica. Da poco è terminata la sua partecipazione a ONIRIC, la collettiva di MondoPOP (galleria romana che si occupa di lowbrow e pop surrealism) che maggiormente segue questo artista veneto, capace di combinare il sapore del Día de Muertos con la passione per la cultura nordica.

 

Sviluppi i tuoi lavori immaginifici in più ambiti: illustrazione tout court e fumetto. Ti muovi tra l’editoria indipendente e quella mass market, le tue vignette sono pubblicate anche per XL di La Repubblica. Sei un medievalista e i tuoi “mostriciattoli” decorano le tazze e i piatti per stikka.it. Come combini i tuoi vari modi di espressione artistica?
Il mio lavoro ha sempre seguito delle coordinate riconducibili alle mie tematiche più care: il mostro, le ossa, gli occhi, la solitudine. Mi sono laureato con una tesi sul mostro nell’immaginario medievale, incentrata principalmente sull’icona del drago. L’insorgenza del mostro nell’immaginario dei popoli mi ha sempre affascinato, così come le ragioni per cui un mostro abbia una connotazione specifica legata a una specifica parte del mondo. Ai mostri mi sono affezionato sin da piccolo, adoravo le illustrazioni di dinosauri e creature sugli atlanti di preistoria e soprattutto i loro scheletri, che trovavo arcani e inquietanti, carichi di misteri e di storie, come ho raccontato nel mio romanzo autobio-grafico surreale Smilodonte (pubblicato da Black Velvet Editrice, a questo proposito vedere l’intervista su Lo Spazio Bianco www.lospaziobianco.it/4278-dolore-crescita-intervista-Alberto-Corradi). Ecco quindi che la distanza tra mostro e ossa è presto colmata, per poi biforcarsi e svilupparsi su due binari paralleli. Quindi non c’è una rottura, uno scindersi delle mie parti produttive, anche se come è ovvio ogni prodotto necessita di un determinato indirizzo, un quadro necessita di una adeguata dose di astrazione, sia mentale che fisica, contrariamente ai fumetti.

 

 

La tua attenzione alla cultura fantastica è rivolta soprattutto a draghi e vampiri. In quali luoghi della tua formazione li hai incontrati?
Diciamo che la mia attenzione è rivolta a tutto ciò che è creatura fantastica. Il vampiro fa parte del mio mondo sin dall’adolescenza, adoravo terrorizzarmi con i film della Hammer e della American International. C’è una bella frase nella canzone di una vecchia band italiana, che recita “siamo soli dentro gli alberi”. I vampiri sono un po’ così, chiusi in alberi mutati in bare. Come tutti quando andiamo a letto, siamo dentro di noi, compressi, astronauti a bordo di navi stellari umanoidi di carne, pronti a proiettarci in altre dimensioni. I nosferatu sono eterni cosmonauti della carne, solitari esploratori delle regioni più ignote del vuoto siderale che ci circonda ogni giorno. L’immagine del drago è invece qualcosa che ha impiegato molti anni a focalizzarsi nella mia mente, prima ci furono i dinosauri, sui libri dell’infanzia, poi un giorno in gita alle medie, a Venezia, decisi che volevo vivere lì, in quella magica città d’acqua. Così è stato per undici anni della mia vita. Qui i draghi sono venuti a trovarmi nella loro forma immaginata dagli abitanti del Medioevo, e non mi hanno più abbandonato.

 

 

Oltre ad essere un artista, ti occupi anche della curatela delle mostre. Nell’autunno 2011, hai seguito la mostra “Svezia: Laboratorio d’Europa”, nell’ambito de Treviso Comic Book Festival, allestita negli Spazi Bomben interni alla Fondazione Benetton Studi e Ricerche. Come si sta dall’altra parte?
Per mia scelta sin dagli albori della mia carriera ho sempre vissuto da entrambi i lati della “barricata”, ritrovandomi coinvolto in corpi redazionali e in varia veste per molti editori sin dal 1993, per cui il ruolo di curatore non mi pesa, anzi lo trovo sempre una sfida stimolante, specie quando posso lavorare sull’apparato scenografico dell’allestimento.

 

 

Tra le tue collaborazioni, quale artista ti ha più entusiasmato? E quanto può essere importante lo scambio tra persone che si occupano d’arte?
È sempre difficile dire un nome piuttosto che un altro: ormai da alcuni anni sono parte integrante del gruppo di pop surrealisti aggregato da David “Diavù” Vecchiato e che si articola intorno alla Galleria MondoPOP di Roma, diretta da Serena Melandri. Ho la fortuna di poter collaborare frequentemente con molti artisti, in particolare con David, Ale Giorgini e Massimo Giacon, già tra i miei compagni di scorribande su “XL” e nell’ultimo anno con Marco About Bevivino e Nicola Alessandrini. Nella mia ricerca ho sempre puntato alla multimedialità e penso che una figura come quella di Massimo sia un punto di riferimento per chiunque si avventuri per le vie del pop e oltre.

 

 

Nel tuo profilo su Instagram vediamo dolci dall’aspetto succulento, firmati da te come i quadri che esponi, quale dolce affiancheresti alla lettura di un fumetto e quale a un romanzo?
Confesso di avere una passione divorante per il cioccolato, specie se fondente: mi piace cucinare e i dolci sono tra le cose che mi riescono meglio (penso). Un libro credo che più di un dolce chiami a sé una musica, una bevenda, mentre un fumetto... di getto penso a una petit four abbinata alla lettura di The Walking Dead di Kirkman, Moore e Adlard, una torta della nonna per le opere di Paco Roca, dei muffins per Kick Ass, una tazza di Earl Grey e biscotti per 5000 km al secondo di Manuele Fior, un pezzo di fudge o dei marshmallow per Yeti di Alessandro Tota come una tavoletta di cioccolato amaro per Brodo di Niente di Andrea Bruno, una zuppa inglese per Trama di Ratigher, dei profitterol per l’opera omnia di Maicol & Mirco, un Mont Blanc accompagnato con un doveroso estathè per Garibaldi e Il magnifico lavativo di Tuono Pettinato, dei capezzoli di Venere per Amami di Massimo Giacon & Tiziano Scarpa... Penso che ogni autore abbia una peculiarità che vada abbinata a un dolce.

 

 

Sei un appassionato di cinema fantastico, se dovessi dedicare una pubblicazione al genere quali film consiglieresti?
Negli anni novanta, insieme a Maurizio Ercole mi sono ampiamente occupato di cinema fantastico giapponese, nella fattispecie del cinema dei mostri, i mitici Kaiju Eiga. Oltre a un’opera monografica sul primo ciclo cinematografico di Godzilla realizzammo Creature d’Oriente, un saggio che spaziava in tutti i campi delle entità che abitano il cinema fantastico nipponico. Da anni stiamo pensando a una versione riveduta e aggiornata, gli editori interessati sono stati vari, ma per il momento siamo in stand-by. Se dovessi consigliare alcuni film, visto che siamo in argomento Sol Levante, molta della produzione di Shinya Tsukamoto da Tetsuo a Nightmare Detective, di Takashi Miike dal classico Audition a Yokai Daisenso (Guerra di Demoni), di Katsuhiro Otomo, tutto del mai abbastanza compianto Satoshi Kon, Marebito di Takashi Shimizu... ma troppi sarebbero i nomi da fare, mentre sul fronte internazionale i primi che mi vengono in mente sono Il Labirinto del Fauno e Inception.

 

Quali sono i prossimi progetti nelle tue molteplici attività?
Sto cercando tra i mille impegni di riprendere in mano le redini del mio ultimo graphic novel, sono al lavoro su una nuova serie di quadri, mentre le ultime due mostre a cui partecipo con i miei recenti lavori hanno da poco aperto i battenti, Oniric a Roma presso MondoPOP (dall’11 febbraio al 10 marzo 2012) e Memento Mori (fino al 31 marzo) a Perugia presso la Galleria Miomao.

 

 

A cura di Rossana Calbi

 
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