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Incubi Celesti - Intervista a Nicoletta Ceccoli
Scritto da Claudia Petrazzi   
Thursday 16 December 2010

Di cosa si tratta Illustrazione

In breve “Incubi Celesti” è il titolo della mostra, omaggio ad Alice Nel Paese delle Meraviglie, che raccoglie alcune opere di Nicoletta Ceccoli, giovane e ispirata illustratrice italiana

 

Nelle mani di Nicoletta Ceccoli, la tematica di Alice si amplia ed è solo un pretesto per parlare di fiabe, delle loro protagoniste e dei simboli che vi stanno dietro. Le delicatissime attrici dell’artista, fanciulle di porcellana che si trovano a varcare linee di confine, a scoprire che il tempo dei giochi è giunto al termine e la vita adulta le attende nel buio dietro di loro, ci narrano di favole mai udite, nuove pagine dei racconti che tutti conosciamo.

Stupisce la raffinatezza con cui la tematica dell’adolescenza, del passaggio tra infanzia ed età adulta, inserita nel rassicurante contesto delle fiabe classiche, venga esplorata con una prospettiva differente, un occhio pulito e allo stesso tempo indagatore, che rivela i piccoli drammi insoluti, le angosce rintanate dietro ai riflettori. La natura fragile delle eroine di Nicoletta emerge dalle sfumature delle tinte come presentimento, sottile fumo nero che permea i colori pastello dei vestiti, degli ambienti e degli oggetti. Volti cristallizzati nel tempo e pose delicate, anche nel massimo della loro crudeltà, che sembrano essere venuti fuori dal tocco di una mano invisibile, veloce e fatta di aria. La tecnica sublime rende queste eteree visioni indefinite ma anche ricche di piccoli particolari: bottoni con le gambe, giocattoli sparsi, nastri di raso, puntaspilli, fermacapelli, piccoli eroi in armatura cavalcanti insetti.

Squisiti incubi di un’illustratrice che ci dimostra che l’arte non è un castello chiuso, né possiede una direzione univoca; non ha limiti, non ha etichette. É fatta d’ispirazione, poesia, e una forte spinta interiore. Basta sognare e come per magia l’illustrazione può divenire arte, l’arte illustrazione, e noi possiamo tornare bambini senza che qualcuno rida di noi, appassionarci ancora alle fiabe, riviverle con gli occhi dell’adulto che, in fondo, scambierebbe volentieri la malinconica solitudine del fanciullo con la sua inutilmente complessa maturità raggiunta.

Infine, dato che le interpretazioni restano aleatorie come i sogni che ci siamo concessi, chiediamo direttamente a Nicoletta Ceccoli di parlarci del suo lavoro e illuminarci su qualche suo particolare di vita, per toglierci le mille curiosità affiorate dall’incontro con il suo mondo…

 

Intervista a Nicoletta Ceccoli

Prima di tutto ti ringrazio d'aver ritagliato un po' di tempo per noi, così da poterci introdurre tu stessa alla mostra e al tuo lavoro... Partiamo dalla Dorothy Circus Gallery: una realtà rara e quasi unica in Italia, purtroppo. Tu che hai esposto anche all'estero, cosa puoi dirci in merito al clima che si respira, e alle reazioni del pubblico e degli addetti ai lavori?
Ho esposto in numerose gallerie all'estero ma non ho mai incontrato i miei galleristi di persona a parte Alexandra di Dorothy Circus. Sono molto timida e preferisco espormi solo con il mio lavoro. Sono felice che grazie alle gallerie il mio lavoro possa raggiungere tanti sguardi; ma io 'fisicamente' preferisco non pormi al centro dell'attenzione. Da ragazzina avevo paura che se non fossi diventata più disinvolta nel gestire i rapporti con le persone non avrei avuto successo nel lavoro. Per fortuna non è stato così. Nel presentarmi agli editori, ho sempre messo i miei disegni davanti alla mia persona, lasciando che i colori parlassero per me.

Molto interessante il fatto che, nelle opere presentate per "Incubi Celesti", ti sia confrontata con la tematica di Alice Nel Paese Delle Meraviglie. Una scelta classica che nei tuoi lavori non sfocia mai nel banale. Che valore possiedono per te le fiabe e i miti del passato? Che ruolo ritieni rivestano (o debbano rivestire) per adulti e bambini?
Da bambini, le fiabe dovrebbero aiutarci a esorcizzare ed elaborare le nostre paure, a prepararci, incoraggiarci, confrontarci con la vita vera. I bambini amano leggere e farsi leggere libri, e guardare le storie nelle figure: li aiuta a pensare, ad immaginare. Anche le immagini che ho creato ispirandomi ad Alice e Pinocchio per questa mostra contribuiscono a creare un dialogo con queste fiabe classiche, cercando di non diventarne solo didascalia che ripete e replica parole scritte. Come illustratrice cerco di non limitarmi a rendere visibile il testo ma di raccontare con un altro linguaggio la sua storia, che nasce dalle parole.

 

 

Le tue protagoniste femminili, silenziose, si muovono entro spazi cristallizzati, stanze vuote sospese nel tempo. Allegorie e simboli di un mondo nascosto e molto intimo. Qual'è il tuo rapporto con loro e con il microcosmo da te creato?
Amo disegnare giovani adolescenti non più bambine e non ancora donne. Me ne servo per descrivere una delicata nostalgia. Esprimono solitudine, vanità, fragilità, crudeltà con grazia e bellezza allo stesso tempo. Le sento come dei miei alter ego: come loro, dentro di me non mi sento ancora pronta a crescere.

Trovo affascinante l'idea di avere la possibilità di curiosare tra gli strumenti, i tubetti di colore e gli scaffali di un artista... Ci puoi descrivere il tuo studio durante la fase produttiva? Quanto influisce per te l'ambiente, il brodo primordiale entro cui vedono la luce le tue creazioni?
Il mio ambiente di lavoro è estremamente caotico, così come il tavolo su cui si affollano tubetti, pennelli, bicchieri di the e caffè, libri. Le pareti della stanza sono ricoperte di poster e cartoline, ritagli di giornale, il manifesto gigante del film Lady Vendetta, il poster dell'illustratore d'epoca Edward Gorey comprato in America nella sua casa natale, scaffali con tantissimi giocattoli per lo più a pezzi: braccia e testine di bambole raccolte in spiaggia, consumate dal mare. Tutto l'opposto sono i miei disegni dove sono molto pulita, ordinata, rigorosa nella tecnica e nella composizione. Forse cerco un ordine nell'arte che non so darmi nella vita.

 

 

E se esistessero ancora dei luoghi come i Cafè Letterari, dove persone provenienti da diversi ambiti creativi s’incontrano e si scambiano idee e opinioni? Riesci a trovare nella tua esperienza realtà simili, possibilità di genuina comunicazione con altri artisti?
Ho pochissimi rapporti sociali anche perchè non ho molto tempo, viste le moltissime ore dedicate al disegno. Considero il mio “caffé degli artisti” gli incontri che ho con la mia collega Eva Montanari, il confronto su quello che faccio con un'artista così talentuosa è per me molto prezioso.

Ci puoi parlare del tuo percorso artistico e di come hai raggiunto il tuo equilibrio stilistico e tecnico? Quanta fatica, quante ore passate a lavorare incessantemente e raffinare gli strumenti a tua disposizione si celano dietro ai tuoi delicati incanti?
Ho una cassettiera, fabbricata da mio babbo falegname, piena del lavoro di tutti questi anni, quindici dedicati all'illustrazione di libri. Quando la apro mi ricordo tutto il tempo, tutta la fatica che c'è stata. Tuttora disegnare non mi risulta per niente naturale: ogni nuovo lavoro è un parto. La mia formazione è stata importante, ho studiato all'Istituto d'Arte di Urbino, sito all'interno del rinascimentale Palazzo Ducale. La scuola di Urbino per me ha significato respirare una città dove il tempo sembra essersi fermato al 1500 ma anche scoprire attraverso la guida di insegnati sensibili, curiosi e appassionati il cinema d'animazione, un'arte giovane, moderna, che mi appassiona da spettatrice ancora oggi. Da sempre ho sentito l'esigenza di raccontare storie coi miei disegni, e quella dell'illustratrice è risultata una scelta naturale. La tecnica si è affinata col tempo e l'esperienza.

 

 

Infine una domanda sulla settima arte, dato che i tuoi studi di animazione se ne ricollegano. L'illustrazione è in continua comunicazione con il cinema, sembra parlare tramite fotogrammi, frammenti d'inquadrature, tagli "da cinepresa". Cosa pensi di questo rapporto e quanto influisce il cinema sul tuo operato?
Amo molto il cinema perchè sembra riassumere in sé tutte le altre forme d'arte, la fotografia, la pittura, la letteratura. In particolare mi ha influenzata il cinema degli albori di Méliès, così surreale e poetico. Amo il sapore artigianale di quegli effetti speciali, lo stesso che ritrovo nel cinema di Fellini, i suoi set sono grandi giocattoli teatrali che non cercano di imitare la realtà. Per le stesse ragioni adoro Scarpette rosse e I racconti di Hoffman di Michael Powell e Emeric Pressburger, per l'uso dei colori e la messa in scena: visionari, fiammeggianti e antinaturalistici. Quando creo un libro ne sono in qualche modo regista, scelgo i miei attori, i costumi, le inquardature. Ho anche avuto modo di partecipare come character designer a un lungomentraggio in 3d di animazione che dovrebbe uscire il prossimo anno, diretto dal musicista francese Mathias Melzieau. Sono rimasta molto impressionata nel visitare gli studi di produzione e i set in miniatura del film Arthur e il popolo dei minimei in Francia dove ho conosciuto Luc Besson che sarà il produttore del film. É incredibile quanti siano i talenti coinvolti, tutti a contribuire e a dare corpo alla visione del regista. Il fatto di essere stata chiamata a partecipare mi ha veramente onorata. Nel cinema d’animazione ci sono molti autori che sento vicini, da Swankmajer ai fratelli Quay, fino a Roul Servais, la cui opera Harpya ha ispirato uno dei miei lavori 'birdcage' (uccello in gabbia).

 

 

Dorothy Circus Gallery

La Dorothy Circus Gallery è una coraggiosa e irriverente galleria di Roma. Situata in uno scenario magico all’interno della caotica capitale, per chi viene dai vicoli circostanti, può sembrare un piccolo scorcio uscito dalle fiabe: a ridosso di un antico acquedotto romano, affacciata su un viale alberato che in autunno si tinge di rosso cupo, la galleria fa capolino tra i murales di alcuni suoi artisti, facendo l’occhiolino ai passanti con la sua ammiccante vetrina, mentre all’ingresso una fontanella dipinta di rosa echeggia come il ruscello di un bosco.

Lo spazio espositivo, squisitamente arredato, trascina subito chi entra in un’altra dimensione: tra carte da parati arabescate, scorci carminio e un pavimento di assi di legno scricchiolante, assistiamo alla scoperta di un mondo nuovo e quasi inedito in Italia, quello del Pop Surrealism e del Lowbrow. Due movimenti nati negli Stati Uniti dal calderone dell’underground fatto di commistioni tra fumetto, musica punk, Tattoo Art, illustrazione… Eredi del primo pop e dell’arte dell’inconscio, fanno di irriverenza, follia, caos e ironia i loro ingredienti fondamentali. Obiettivo primario: abbattere le barriere esistenti tra le arti cosiddette minori e l’arte d’èlite, o alta.

Una mossa che all’estero ha sicuramente preso piede già da tempo nelle coscienze e nel substrato culturale, ma che ancora in Italia fatica a farsi spazio. La D.C.G., e la sua direttrice Alexandra Mazzanti, si sforzano in questo di offrirci la possibilità di crescere e ampliare le nostre vedute, dando oltretutto l’opportunità ai più giovani artisti, italiani e stranieri, di far sentire la propria voce accanto a nomi già affermati del settore. Elemento prezioso, da seguire ed ammirare, nel prossimo gennaio 2011 la galleria sposterà la sua sede dal quartiere del Pigneto al centro storico, cuore pulsante di Roma. Non resta che farle i più sentiti auguri.

 

“Lo scopo della Dorothy Circus è di avvicinare il pubblico ad un'arte giovane, diversa da ciò che offre il panorama odierno fondato su di un'inutile e pretestuoso esclusivismo. Forti della convinzione che la luminosità fisica dell'opera d'arte è ancora capace di illuminare la mente di chi la contempla.”

 

WEB: www.dorothycircusgallery.com

 

Altre opere di Nicoletta Ceccoli

 

Articolo, intervista e foto della mostra a cura di Claudia Petrazzi

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