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[Generazione di Fenomeni] Ixie Darkonn
Scritto da Rossana Calbi   
Friday 21 September 2012

[GDF: giovani talenti creativi italiani]
In breve: Attrice cinematografica, regista teatrale, scrittrice e adesso anche pittrice. Ixie Darkonn presenta il suo mondo onirico nascosto tra le nuvole della Dorothy Circus Gallery.

 

Prima di saper interpretare i propri sogni, bisogna ricordarli e saperli raccontare a se stessi e agli altri. Ixie Darkonn ha usato diversi linguaggi artistici prima di approdare alla pittura dove ha trovato lo spazio giusto per raccontare la sua immaginazione. L’artista italiana, dopo un’esperienza espositiva a Los Angeles, approda a Roma con Nuvole Nascoste.

 

Il tuo lavoro Poison Queen, Believe in Dreams Is Not a Sin, è stato selezionato dalla Universal Pictures International per rappresentare il film Snow White And The Huntsman (Biancaneve e il cacciatore), ed è stato esposto nella mostra ufficiale dedicata al film. Ci riveli i segreti della "tua matrigna"?
"Ho creduto in un sogno perché credere in un sogno non è un peccato". Ecco cosa è accaduto. Inviai la foto dell'opera per la selezione, convinta che mai avrei ricevuto una risposta. Una selezione mondiale, migliaia di e-mail... E hanno voluto lei: la mia mela proibita. Ricevere proposte per opere su commissione da attori di Hollywood, come James Pitt, interprete di Avatar, e altri di cui non posso fare il nome, mi ha resa incredula... ancora adesso fatico a realizzare. Comunque, il percorso è lungo, ed è bello gioire, ma sono anche consapevole che la strada verso la crescita artistica è infinita e molto, molto difficile; so di essere all'inizio. Anche se è un bell'inizio.

 

Il White Velvet Project Space, della Dorothy Circus Gallery di Roma dove attualmente sei in mostra con Nuvole Nascoste, avrà modo di essere visitato dal 15 settembre, data di riapertura della galleria. Il White Velvet sembra lo spazio più adatto per i personaggi delle tue opere, piccoli e indifesi quasi da proteggere. Cosa è significato per te esporli al pubblico?
La pittura, per me, è nata come comunicazione intima fra la parte razionale e la parte inconscia. Perciò, anche se banale, direi che è stato come sentirmi messa a nudo. Forte timidezza, il "non sentirmi pronta". Come "non mi sento pronta" mai per ogni cosa che faccio. Costantemente vittima della mia forte autocritica, se ascoltassi quella vocina credo che non farei più nulla nella vita. Ma forse è proprio grazie all'autocritica che non smetterò mai di provare a migliorare. Ho iniziato a "fidarmi dei miei quadri" quando ho visto l'apprezzamento degli altri... e quello di Alexandra Mazzanti, (direttrice della Dorothy Circus Gallery, N.d.R.): nutro profondissima stima per lei e per il lavoro che svolge, e soprattutto per la professionalità e la grande sensibilità con cui lo affronta. Avere la capacità di seguire il lato pratico dell'arte e allo stesso tempo avere la delicatezza per trattare con il lato vulnerabile degli artisti è da ammirare. Esporre le mie Nuvole Nascoste? Come bolle di sapone nel vento. Vederle prendere quota senza scoppiare. Una sorpresa fino alle lacrime di gioia.

 

La tua formazione è molto varia, hai una laurea in psicologia, sei scrittrice, attrice e hai esperienze anche nel campo della regia...
Se sapessi dare una risposta al "chi sono"... probabilmente non sarei un'anima inquieta, probabilmente non sarei alla ricerca di quel riflesso e quel suono impercettibile che è il senso della vita. Sono fortemente convinta che il momento in cui capiamo chi siamo, è il momento in cui smettiamo di creare. Probabilmente il mio voler sperimentare le innumerevoli vie della comunicazione in tutte le sue forme, altro non è che un banalissimo e semplicissimo desiderio di filtrare le emozioni in modo diverso. Non mi sono mai sentita una privilegiata nell'aver "fatto tante cose", anzi, tutt'altro. Mi sono sempre sentita dispersiva e inconcludente, e il mio "esperimentare" è stato interpretato come un "voler far tutto". Il bisogno di esprimermi è stata un'ossessione distruttiva, a tratti vitale e folgorante, magicamente e drammaticamente positiva, in altri. Scegliere la scrittura, il cinema o la pittura, è stato come dare una forma e un sapore diverso alle infinite sfaccettature di quell'energia che alcuni amano chiamare "creatività". Emozioni che impari a distinguere, a filtrare, a elaborare, a vivere senza timore e quindi era nato il bisogno di esprimerle diversamente. Questo mi ha portato a definirmi una “nothingmaker”. Da sempre atrocemente dispersiva. L'esplosione del desiderio di "trovarmi" nelle cose "che facevo" mi portava a cercare, a cercare e a cercare ancora le mille versioni di me stessa. Un percorso di ricerca che adesso ha trovato un po' di pace nella pittura. Che a differenza di un romanzo o di un film, ha il fascino di una comunicazione segreta e non verbale, una sfida, un contatto ancora più intimo con l'anima di chi crea e l'anima di chi osserva, forse. Un po' come cercare di raccontarti una storia con un solo sguardo, un po' come rispondere a queste domande solo con l'inclinazione della testa e l'apparire di una immagine che va interpretata. Il cinema mi rimane nel cuore, e sono strade che non abbandono. La mia giornata è fatta di 24 ore e le ore che dedico al sonno sono talmente poche che è inevitabile sognare ad occhi aperti. Farlo ti guida verso la realizzazione della tua felicità. Ed è quello che mi sono promessa di fare, dopo parecchi anni bui che mi hanno segnata. Dove ho trovato il coraggio di affrontare anche le emozioni più profonde, come quelle della perdita di un padre a cui sono legatissima: lui è l'energia nelle mie vene che muove le dita sulla tastiera oppure il pennello sul legno. Ritenendomi dispersiva e in costante conflitto col mio animo contemplativo a confronto con lo spirito selvaggio, mi ritrovo ad ammirare chi sa avere una forte determinazione. La determinazione ritengo sia un talento mentre l'emozione a volte è un ostacolo. C'è stato un tempo in cui credevo che avrei continuato a scrivere romanzi per lasciarli nel cassetto (invece li ho pubblicati) a girare dei film che non sarebbero usciti. A dipingere, solo per il gusto di farlo. A odiare il quadro che non aveva il riflesso di me (oppure lo odiavo, invece, proprio perché il riflesso di me c'era eccome, solo che era spudoratamente evidente e non riuscivo ad accettarlo?). E invece, a volte sembra che le cose prendano una loro strada autonoma, a prescindere dalle persone.

 

 

Adesso ti stai dedicando alla pittura pop surreaslista, come ti sei avvicinata a questa corrente stilistica così ben caratterizzata nei canoni estetici e formali?
Dire che ho iniziato a dipingere perché avevo cominciato a detestare il bianco della parete, forse è un discorso più realistico, meno affascinante, ma anche meno perverso. Sì, ho iniziato a dipingere un giorno in cui a parole non riuscivo ad esprimere quello che avevo in testa (e con la pittura era persino più difficile). L'immagine è un qualcosa di universale, come la musica. Un linguaggio che tocca l'intimo della percezione. Ma non avevo fatto tutti questi ragionamenti arzigogolati. Avevo solo affondato un pennello nel colore. Mi piace una frase che scrissi in un mio romanzo, e mi voglio concedere questa autocitazione, dissi "come tanti colori mescolati creano il bianco, l'insieme di tanti pensieri creano il silenzio". Credo di non essere riuscita in NULLA di ciò che mi ero prefissata, e sono contenta di non esserci riuscita, altrimenti credo che avrei perso lo stimolo per continuare a provarci. Anzi no, una cosa che mi ero prefissata e che ho raggiunto c'è. Esporre alla Dorothy era un mio sogno. Riguardo al pop surrealismo, da sempre sono affascinata dalla parte più intima e misteriosa dell'animo umano, tanto da studiare psicologia, e la pittura pop surrealista celebra l'onirico all'ennesima potenza. Una tentazione irresistibile, per me. Impossibile stare lontana da quei quadri, quelle visioni, quei messaggi che aprono tutte le porte, persino quelle che non sai di avere.

 

 

Qual’è stato l’artista che più ti ha colpito la prima volta che sei entrata alla Dorothy Circus Gallery?
Entrai alla Dorothy qualche anno fa, aveva aperto da poco tempo. Come si dice "passavo di lì per caso" (o per destino,mi chiedo adesso) ed entrai. Immediatamente mi sentii risucchiata, come se stessi passando attraverso lo specchio magico che ti catapulta nel mondo parallelo. Come vedere sovvertiti i parametri. Come ritrovarti all'improvviso a fare i conti con una porta che avevi tenuto chiusa per troppo tempo e che si spalanca all'improvviso. Una ventata, non esagero quando dico che mi ha travolto una ventata di qualcosa che non avevo ancora saputo decodificare, qualcosa che mi aveva chiuso la gola. Ebbi i brividi per tutto il tempo e a distanza di qualche anno mi viene da pensare che probabilmente fu proprio l'entrare lì, ad aver abbattuto quella barriera in me stessa che avevo cercato di superare in nottate insonni davanti al computer o con la penna in mano, da piccola, quando riempivo centinaia di fogli di diario. Un minuto in quello scrigno magico aveva paradossalmente placato settimane, se non anni, di inquietudine: placata un'inquietudine con un'inquietudine più grande, più bella e più misteriosa. Ed è stato proprio il fatto di essermi ritrovata in una "zona a me sconosciuta" ad avermi dato la voglia di ricominciare da zero lungo un percorso tutto nuovo. A volte è meglio affrontare una strada nuova e più difficile piuttosto che la strada che conosciamo a metà ma che continuiamo a percorrere in su e in giù perdendo il senso dell'orientamento. Avevo iniziato già da qualche anno ad "imbrattare qualche tela" ma dopo l'incontro con la Dorothy e l'impatto con la corrente pop surrealista (che fino ad allora conoscevo poco) nulla fu come prima. L'artista che mi folgorò fu Nicoletta Ceccoli, i cui quadri di primo impatto ti colpiscono per la loro infinita dolcezza e poi, subdolamente, ti mandano messaggi che colpiscono il tuo lato inconscio prima ancora che il lato razionale possa averli decifrati. Quindi non hai difesa davanti ad una sua opera, ti ci accosti con la guardia abbassata e non hai il tempo di difenderti.

 

 

Sviluppato e caratterizzatosi negli Stati Uniti, il pop surrealism coinvolge personalità molto differenti tra loro; ci racconti due degli artisti d’oltreoceano che in modo differente hanno colpito il tuo immaginario?
Razionalmente non saprei dire chi abbia "colpito il mio immaginario". Senza dubbio tutto quel che viviamo e osserviamo lascia in noi un seme, che elaboriamo senza rendercene conto. È un alimentarsi reciproco, non a caso l'arte viene definita "una corrente" e se è una corrente è inevitabile nuotare insieme (o, quantomeno, sperare di farcela, un giorno). In passato artisti come Michelangelo e Caravaggio hanno fatto impazzire gli esperti fino ai giorni d'oggi per l'appartenenza delle loro opere attribuite a loro, ad altri o ai loro allievi. Evidentemente quello era un vero e proprio "nuoto sincronizzato". Certamente i colori di Joe Sorren mi hanno colpita e affondata. La luce nelle sue opere mi lascia senza respiro. A seguire altri artisti meravigliosi come Dan May, Lola Gil. Amo collezionare l'arte di altri artisti, è come se "mettesse in circolo l'energia".

 

Se dovessi ispirarti a un altro film per una tua opera d’arte, quale sceglieresti o magari sceglierai?
Ogni quadro, per esempio, "ha la sua canzone". Ovvero, mentre dipingo ascolto sempre lo stesso brano. Ma quando il quadro è finito, raramente riascolto quella canzone, per dipingerne uno nuovo. E infatti questo legame fra musica e pittura, oppure cinema e pittura, lo sento molto. Non saprei dire adesso a quale film potrebbe ispirarsi il mio prossimo lavoro, sono in quella fase in cui aspetto di vivere "nuove emozioni per ricaricarmi". Ora sono in Grecia e penso solo ad osservare il mare.

 

WEB:

www.ixie.jimdo.com
www.dorothycircusgallery.com

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