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[Generazione di Fenomeni] Claudia Ottaviani
Scritto da Rossana Calbi   
Thursday 27 September 2012

[GDF: giovani talenti creativi italiani]
In breve: Contorni decisi, teste grandi, occhioni spauriti e un po’ persi: i personaggi di Claudia Ottaviani, giovane tatuatrice romana, si rifanno all’antica tradizione del tatuaggio old school risultando nuovi, originali e soprattutto femminili.

 

Il tatuaggio traditional, anche chiamato old school, è tornato in auge in questi ultimi anni, scavalcando lo stile tribale che andava di moda qualche anno fa; come per ogni tendenza legata al tatuaggio questo si caratterizza con dei temi molto rigorosi: teschi, rondini, cuori trafitti da pugnali, marinai, dolci e femminili fanciulle. Claudia Ottaviani riesce a risultare originale nonostante il legame con la tradizione e con i temi dello stile che propone. Le sue tavole diventano veri e propri quadri pieni di particolari, e meritevoli di essere esposti nelle collettive dei locali di Roma che hanno uno sguardo attento all’arte, quali Il Circolo degli Artisti e l’Hula Hoop.

 

Hai aderito con un tuo disegno al progetto Prima di comprarla, rifletti! sulla regolamentazione della prostituzione nella Capitale. Questa campagna di sensibilizzazione, promossa da Matilde Spadaro e Vincenzo Vecchio, è partita dal municipio XII di Roma e si è diffusa a macchia d’olio nei municipi vicini. Hai dimostrato assieme ad altri artisti che l’arte può ancora supportare progetti di impegno sociale in modo disinteressato. Raccontaci la tua tavola...
Scelgo di disegnare perché a mio avviso ci sono cose che, attraverso le parole, perdono di significato. O più semplicemente non sono in grado di dirle in altro modo. Spero che la mia tavola parli per me. Una donna senza volto, nuda e con una serie di parole sul corpo che hanno tutte un filo conduttore: rispetto verso il prossimo.

 

Il tuo amore per il disegno nasce dalla passione per il disegno indelebile: il tatuaggio. Quant’è diverso disegnare sul corpo?
La tua domanda contiene già la parola chiave che fa la differenza tra i due: indelebile. Un’opera, che sia dipinta o pirografata, mi permette di esprimere un'emozione o un'idea totalmente personale e intima, racconta di me. È apprezzabile o meno, la si può comprare oppure no. Il tatuaggio invece viene espressamente richiesto. Nasce da un connubio di idee, dall’intreccio tra il desiderio del cliente e la mia mano (o mente). Ed è l’indelebilità del gesto che rende l'atto del tatuare una cosa speciale. Un corpo tatuato non è solo esteticamente bello (ovviamente dal mio punto di vista), è un libro che cammina e per me essere “autore di un capitolo” sul corpo altrui è una gratificazione non descrivibile.

 

 

Quali sono i tattoo artists che ti ispirano di più?
Considerata la grande quantità di tatuatori che al momento costituisce la scena italiana e internazionale potrei stilare una lista lunghissima di nomi affermati e non. Ma mi limiterò a nominare prima di tutto chi mi ha dato la possibilità di iniziare con questo mestiere, ovvero Carlo Patrignani del Mr.Tattoo di Roma. Inoltre Diego Brandi e Gabriele Vagnoni, dai quali mi sono fatta tatuare nell’ultimo anno. Aron Dubois e Gianni Orlandini ai quali vorrei donare un pezzo della mia pelle. E infine essendo donna sicuramente mi sento attratta da mani femminili come Miss Arianna, Vale Lovette, Lina,Valerie Vargas e Sarah Schor.

 

l tuoi lavori sono una rielaborazione molto personale dello stile traditional. In genere le combinazioni usuali sono con il liberty e le sfumature classiche, tu stravolgi il genere, le tue donne sono delle bambole di porcellana, sono buffe ma conservano e ripropongono le tematiche dei simboli del mondo del tatuaggio. Combini uno stile classico nel mondo tradizionale con un’ispirazione originale e personalissima. Come cresceranno ancora le tue protagoniste?
Sono una tatuatrice giovane, in questi anni di apprendistato e lavoro ho sudato per capire da cosa sono attratta. È poco, in realtà, che ho scelto quale strada intraprendere, sia nell’arte che nel tatuaggio e credo che al momento si noti quanto entrambi siano reciprocamente influenzati. Sarebbe bello poter creare uno stile mio, che si riconosca, venga apprezzato e riconosciuto come un buon lavoro. La strada sarà lunga e piena di salite, sono pur sempre una ragazza che vive in un ambiente ancora prettamente maschile, dove i canoni di un tatuaggio tradizionale sono quelli, e se qualcosa viene stravolto è un errore. Per fortuna il più del lavoro è stato fatto da chi mi ha preceduto, sta a me ora far vedere se e quanto valgo. Come cresceranno le mie protagoniste? Di pari passo con me, le mie esperienze e gli incontri che farò sul mio cammino. Incrocio le dita e dò il massimo.

 

Non ti fermi ai fogli né al corpo. I tuoi disegni sono anche sulle cover degli smartphone, sugli sketchbook della cooperativa sociale Lo Scoiattolo e sulle etichette delle birre artigianali aromatizzate e fragranti. Cos’altro vorresti customizzare con la tua arte?
In realtà ho capito che non amo mercificare la mia arte, motivo per il quale le cover smartphone non sono più disponibili. Mi piace però collaborare quando trovo un’idea interessante, per questo ho donato il disegno alla cooperativa Lo Scoiattolo per il progetto “Tutti matti per l’arte”, e in collaborazione con il grafico Michele Guidarini ho realizzato le etichette del birrificio artigianale Birra Amiata. A breve usciranno per un marchio italiano anche delle maglie con alcuni miei disegni. Tengo però a precisare che questi disegni nascono appositamente per le singole collaborazioni. E speriamo ne arrivino altre.

 

Da luglio ad agosto hai esposto i tuoi lavori presso il castello Aldobrandesco di Arcidosso in occasione della terza edizione del Festival Alterazioni; il tema del concorso e quindi della mostra è Il movimento delle percezioni. Come vuoi che venga percepita la tua arte?
Detto sinceramente non ne ho la più pallida idea. Non mi sono mai chiesta come vorrei fosse percepita. Mi chiedo spesso come è percepita: cosa vede chi guarda? Come lo vede? Cosa ci legge? Che storia crea la sua mente? Che particolari colpiscono? Ma penso che per me resterà ancora un mistero... se qualcuno si avvicina a un mio quadro, io scappo. Un anno fa chiudevo sotto chiave e non lasciavo vedere niente a nessuno, riuscire a esporre per me è già un passo avanti enorme, e si sa che i passi per non cadere all’indietro vanno fatti uno alla volta. In conclusione, credo vorrei solo si percepisse la passione che metto nel mio lavoro. Lo chiedo io a voi: si percepisce?

 

A cura di Rossana Calbi

 

» 1 Commento
1"Amo Claudia Ottaviani"
il Monday 01 October 2012 14:31by valentina zummo
Un fantastico articolo ad una artista che merita attenzioni per tutto il suo talento.  
Respect Vale
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