| Arcimboldo e l’arte della meraviglia |
| Scritto da Claudia Petrazzi | |||||||||||||
| giovedì 17 giugno 2010 | |||||||||||||
|
In breve Con i suoi folgoranti ritratti composti da oggetti ed elementi naturali, Giuseppe Arcimboldo esplorò i molteplici effetti della meraviglia, del bizzarro, del gioco.
Giuseppe Arcimboldo (o Arcimboldi, che dir si voglia) è un pittore spesso dimenticato o sorvolato nelle panoramiche di studio della storia dell’arte. Lavorò in un periodo storico di cambiamenti artistici e di pensiero, in cui si stava attuando un sostanziale rovesciamento dei principi rinascimentali. Razionalità, purezza e immediatezza, principi che avevano regolato l’opera di artisti come Raffaello o Brunelleschi, vengono a poco a poco sostituiti da elementi ambigui e simbolici, guidati da una nuova filosofia di pensiero. Arcimboldo nei suoi dipinti esplorò i molteplici effetti della meraviglia, del bizzarro, del gioco. La sua attività artistica più rilevante si svolse principalmente presso la corte asburgica. Protagonista indiscusso della sua opera matura è il volto umano, catturato in una maniera molto originale, fuori da ogni schema artistico. Realizzò infatti una serie di allegorie e ritratti burleschi che si componevano ciascuno di oggetti ed elementi appartenenti alla stessa categoria (ortaggi, frutta, pesci…), rimandando così nell’immediato a significati simbolici. Le opere che eseguì in questo stile insolito, grazie al quale oggi noi lo ricordiamo, furono quasi sempre ritratti su commissione. Sappiamo che ebbe modo di sviluppare la sua particolare tecnica mentre lavorava per l'imperatore Ferdinando I (e in seguito anche per Massimiliano II e Rodolfo II); nell'ambito della corte imperiale venne a contatto con opere di artisti quali Bosch o Bruegel, che probabilmente influenzarono il suo modo di dipingere. Purtroppo, le opere superstiti di questo geniale artista, sono limitate rispetto a quello che riportano le fonti, dalle quali sappiamo peraltro che egli lavorò a corte anche come architetto, scenografo e ingegnere edile e idraulico, oltre che come intenditore d'arte. È particolarmente rinomata la sua attività come allestitore di tornei per i festeggiamenti della corte imperiale: si trattava di grandi manifestazioni in cui comparivano personaggi in costume (allegorie e figure riprese dalla storia antica o dalla mitologia) e vere e proprie scenografie, preparate per l'occasione. Arcimboldo divenne l'ideatore di queste feste, inventore inesauribile di nuovi costumi e travestimenti, carri allegorici, svaghi di ogni tipo e maschere sorprendenti.
Altro elemento importante che con ogni probabilità influenzò la sua arte, fu la presenza a corte delle Kunst und Wunderkammern (gallerie d'arte e di meraviglie), particolarmente amate dall'imperatore Rodolfo II, interessato alle arti e alle scienze con pari curiosità. Queste camere erano dei veri e propri musei privati in cui veniva raccolto tutto ciò che era considerato esotico o strano: oggetti e animali stravaganti (uccelli impagliati, insetti, pesci spada e sega, ecc...), conchiglie enormi, pietre preziose, diavoli imprigionati in contenitori di vetro, mummie, oggetti portati dagli esploratori appositamente inviati in America o India dall'imperatore. Animali e piante che compaiono nei dipinti di Arcimbolto, così minuziosamente studiati, trovano quindi una fonte plausibile di derivazione. La serie più conosciuta di quest'artista è quella delle Stagioni e degli Elementi. Gli otto dipinti che ne fanno parte (e che furono riprodotti più volte dall'artista), raffigurano le quattro stagioni e i quattro elementi naturali accoppiati tra loro in base a corrispondenze simboliche. Ogni dipinto consiste in una personificazione rappresentata da un volto di profilo: La Primavera è un volto di donna composto da petali di fiori, boccioli, steli, corolle, foglie; L'Acqua è un'altra donna con il volto e le spalle formati da un insieme di elementi marittimi (pesci, conchiglie, perle, coralli, crostacei).
L'opinione degli studiosi sul significato di questi dipinti e sui rapporti di Arcimboldo con i committenti è controversa. Alcuni sostengono che fossero solo giochi bizzarri donati ai regnanti per divertirli, altri invece che fossero espressamente richiesti e nascondessero una ricca simbologia legata al potere. Probabilmente entrambe le affermazioni sono in parte vere, ma quello che interessa realmente è notare come l'artista, in un certo senso libero di dare sfogo alla propria fantasia, abbia creato una perfetta simbiosi tra fisionomia umana e natura, tra conformazione anatomica del volto, mimica facciale, ed elementi di per sé esterni all'uomo, apparentemente non assimilabili al corpo umano. L'apparente confusione degli oggetti che si presentano sulla tela, in realtà ha un senso ben preciso: quel pomodoro, quel ramo d'albero, quel cervo, non potrebbero avere altra collocazione di quella che è stata loro assegnata, altrimenti il dipinto perderebbe senso e l'uomo così raffigurato scomparirebbe senza lasciare traccia. È un nuovo stadio della metamorfosi, è qualcosa di diverso ma, allo stesso tempo, ne è il picco più alto.
L’arte di Arcimboldo fu possibile anche grazie al fatto che, all'epoca, i confini tra arte e scienza erano così poco definiti che risultava normale mescolarne i precetti, scuotere le fondamenta di entrambe le discipline per arrivare ad un'esasperazione suprema, una fusione completa tra le due. La filiazione con Leonardo da Vinci è evidente sia in questo modo d’agire (anche se da Vinci, pittore rinascimentale per antonomasia, non arrivò mai a creare fantasticherie così lontane dal dato reale), che nel carattere grottesco e caricaturale dei personaggi. Forse, il significato profondo dell'opera di Arcimboldo è quello di rappresentare il forte legame tra microcosmo (l'uomo e le sue leggi interne) e macrocosmo (la natura che costantemente deve affrontare, l'universo in cui egli vive), come per affermare con derisione: "È di questo che siamo fatti, da questo proveniamo e alle leggi della natura dobbiamo sottostare". Per citare la considerazione personale di Werner Kriegeskorte, nel suo libro dedicato ad Arcimboldo: «(…) è palese che Arcimboldo, come Platone, considerasse l'universo, il mondo, gli uomini, gli animali e le piante come un'unità e, da questa prospettiva, dipingesse i suoi quadri». (Claudia Petrazzi)
» Nessun commento
Non ci sono commenti fino ad ora.
» Invia commento
|
|||||||||||||
| < Prec. | Pros. > |
|---|


Di cosa si tratta Pittura

























