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School of the holy beast School of the holy beast
Titolo originale: Sei Ju Gakuen

Categoria Shock & oscenità
Tipologia Lungometraggio
Genere Erotico, Horror
Parole chiave Religione, Tortura, Sesso

Regia: Norifumi Suzuki
Cast:
Yumi Takigawa, Emiko Yamauchi, Yayoi Watanabe, Ryouko Ima, Harumi Tajima
Sceneggiatura Masahiro Kakefuda, Norifumi Suzuki
Anno: 1974
Nazione: Giappone
Durata: 91 minuti
In breve:
Impervio sentiero conventuale attraverso incredibili vessazioni psicologiche e torture dal sapore medioevale
Visite: 844

Il Film


CARATTERISTICHE DEL FILM:

Stile: tipicamente ‘‘70
Ritmo: equilibrato
Humour: a tratti inaspettatamente grottesco
Erotismo: malsano
Violenza: abbondante
Sangue: all’occorrenza copioso

Recensione:

Nunsploitation in salsa di soia

Suzuki ha le idee molto chiare: non solo per quanto riguarda la religione cattolica e le innegabili contraddizioni che la contraddistinguono (la mortificazione violenta dei piaceri carnali, l’ostentazione manichea di una morale assoluta) ma soprattutto, tecnicamente parlando, sui modelli cinematogafici di riferimento. L'incipit dell'opera è puro, glorioso bis Italiano: la bellissima Yumi Takigawa passeggia per la città come la Fenech dei migliori thriller di Sergio Martino e, tanto per chiarire l'omaggio, entra in una sala cinematografica dove proiettano un film Italiano sottotitolato... La vicenda è nunsploitation all'ennesima potenza: la giovanissima protagonista Maya intraprende l’impervio sentiero conventuale per motivi piuttosto indefiniti, un percorso che la porterà a scoprire progressivamente le perversioni ed il sadismo celati nelle mura conventuali, più di tutto attraverso incredibili vessazioni psicologiche e torture dal sapore medioevale. Il film, accompagnato da una messa in scena curata e da una regia attenta, trova prevedibilmente la sua forza espressiva nelle tematiche più morbose offerte dal soggetto. Oltre il panorama di affascinanti novizie spesso senza veli, sono le terribili punizioni corporali ad essere stilisticamente e visivamente interessanti: la flagellazione a colpi di rose rosse, la spiazzante cerimonia dell'orinatoio. Nonostante ciò, non mancano sporadici siparietti grotteschi al limite della pochade: la trovata dei due amanti travestiti da suore riporta direttamente a tanti decamerotici del periodo, su tutti il celebre Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno (1972) di Bitto Albertini.

In conclusione, un'opera davvero riuscita all’interno del fecondo (di idee e derive orrorifiche) sottogenere monacale, diretta con mano sicura e senza inutili compiacimenti e lucida nell’elaborare un’attenta e corrosiva analisi senza sconti nè compromessi. (Jacopo Coccia)

Da notare- Il film è un perfetto esempio di “Pinku Eiga” (o “Pink Film”), un genere cinematografico giapponese di contenuto erotico softcore nato alla fine degli anni sessanta e prodotto ancora oggi, caratterizzato dal basso costo di produzione e dai tempi brevissimi di realizzazione (solitamente una settimana di riprese).

Perché su Bizzarro- Orgogliosamente ridondante (nei colori, nelle torture e nelle situazioni), la vicenda è un vero spettacolo per i cinefili più integralisti

Film (più o meno) Simili: Suor Omicidi di Giulio Berruti

Clip

NOTE:

Edizione italiana: inedito in Italia

Altri titoli: Convent of sacred beast

Scheda del film a cura di: Jacopo Coccia


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