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Non toccare la donna bianca Non toccare la donna bianca
Titolo originale: Touche pas à la femme blanche

Categoria Auteurs & raffinatezze
Tipologia Lungometraggio
Genere Grottesco, Western
Parole chiave Battaglia

Regia: Marco Ferreri
Cast:
Catherine Deneuve, Ugo Tognazzi, Paolo Villaggio, Marcello Mastroianni, Philippe Noiret
Sceneggiatura Rafael Azcona, Marco Ferreri
Colonna Sonora Philippe Sarde
Anno: 1974
Nazione: Francia, Italia
Durata: 108 minuti
In breve:
Il western ribaltato nei suoi significati, sbeffeggiato nella sua ideologia, svilito nei suoi simboli.
Visite: 953

Il Film


CARATTERISTICHE DEL FILM:

Stile: sghembo
Ritmo: impegnativo
Humour: derisorio, sbeffeggiante e cattivello
Erotismo: qualcosina

Recensione:

Il western secondo Ferreri.

Marco Ferreri e il western. Sembra qualcosa di impossibile da immaginare. Come può, un regista così controverso, anarchico e destabilizzante cimentarsi in un genere così codificato, sistematico e conformista? La risposta risiede nell’ambientazione del film: la strage di Little Big Horn, in Non toccare la donna bianca, viene ricollocata dall’autore milanese in epoca moderna, nella enorme buca delle Halles, scavata al centro di Parigi negli anni ’70. Non è Ferreri a piegarsi al genere, ma il genere a subire le perforazioni di Ferreri.

In questo ambiente surreale, si muovono personaggi storici come il generale Custer, il generale Terry e Buffalo Bill, vestiti di tutto punto con abiti provenienti da altre epoche. In città c’è un problema: gli indiani. Custer e soci tenteranno di risolverlo a fucilate…

Sebbene la fossa delle Halles abbia tutto l’aspetto di un deserto dell’Ovest americano, il regista, non si preoccupa di nascondere tutto ciò che la circonda e che, di western, non ha nulla (palazzi moderni, strade asfaltate, automobili). Perché? Perché una volta c’era chi ben pensava uccidendo gli indiani e, ancora oggi, c’è chi ben pensa calpestando gli emarginati, le minoranze e tutti coloro che “appaiono” estranei al comune senso della civiltà, della religione, della sessualità. Quel che interessa a Ferreri, è utilizzare il genere come metafora per rappresentare un’epoca barbara, refrattaria all’integrazione, in cui vige la legge del più forte, non di certo del più “morale”.

Ma l’intento del regista non è solo critico e castigatore, è soprattutto satirico e derisorio. Derisorio di un’epoca, la nostra epoca, e di un genere, il western, che ha esaltato e magnificato determinati anti-valori. I cowboy del film di Ferreri non sono affatto degli eroi, men che meno dei banditi (gli mancano gli attributi), sono dei semplici sbruffoni un po’ buffi e un po’ inetti e la loro fama è superiore alle loro effettive capacità. Il genere western (quello classico americano, non lo spaghetti italiano che è altra faccenda) viene ribaltato nei suoi significati, sbeffeggiato nella sua distorta ideologia, svilito nei suoi simboli con un sottile senso di malignità scanzonata. La locomotiva a vapore, ad esempio, vero e proprio emblema del western, nel film diventa un moderno treno elettrico, senza infamia e senza lode. (Daniele 'Danno' Silipo)

Da notare- Marco Ferreri compare in un piccolo cammeo, nel ruolo del reporter.

Perché su Bizzarro- Ricco di anacronismi e totalmente surreale.

Film (più o meno) simili: Le Lacrime della Tigre Nera

Una scena

 

Edizioni home video disponibili

 

NOTE:

Edizione italiana: DVD Medusa Home Entertainment

Premi principali: Gran Premio al Festival di Mosca nel 1989

Scheda del film a cura di: Daniele 'Danno' Silipo


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