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El topo El topo
Categoria Auteurs & raffinatezze
Tipologia Lungometraggio
Genere Western, Grottesco
Parole chiave Esoterismo, Freaks

Regia: Alejandro Jodorowsky
Cast:
Alejandro Jodorowsky, Brontis Jodorowsky
Sceneggiatura Alejandro Jodorowsky
Colonna Sonora Alejandro Jodorowsky, Nacho Mendez
Anno: 1970
Nazione: Messico
Durata: 125 minuti
In breve:
Un pistolero vestito di nero dalla testa ai piedi, si aggira per il deserto come un'anima mistica, in cerca di rinomanza
Visite: 1419

Il Film


CARATTERISTICHE DEL FILM:

Stile: surrealismo maledetto
Ritmo: ponderato
Sangue: schizzi e frattaglie
Erotismo: qua e là
Humour: un po’ di sarcasmo

Recensione:

Jodo-western

Corre l'anno 1970 quando, Jodorowsky, in anticipo su tutti i tempi, realizza El topo, primo western surrealista comparso su grande schermo nonché primissimo midnight movie della storia del cinema. Ma la data di realizzazione del film non deve trarre in inganno: ancora oggi, guardare questo film, equivale a perdere ogni logica.

Un pistolero vestito di nero dalla testa ai piedi, in perfetto stile Django, si aggira per il deserto come un'anima mistica, in cerca di rinomanza: il suo obiettivo è sfidare tutti i maestri che incontrerà lungo il cammino, per poi divenire lui - e lui soltanto - il maestro assoluto. Ma ogni sfida che il killer nero supera, in realtà, lo spinge sempre più verso l'inferno. Quando, ormai esausto, si risveglia nei bassi meandri di un sottosuolo abitato da storpi, tenta di risalire a fatica verso l'alto; arrivato in superficie scatena la rivoluzione.

La trama di El Topo non è certamente tra le più comuni e lineari: stratificata in tante e diverse possibili letture, il ruolo che assume è principalmente quello di asservire l'immagine, unica e vera protagonista del mondo onirico e mentale che il regista ci vuole far conoscere. Questo delirante cammino, affrontato da Jodorowsky stesso, protagonista del film, è una sorta di calvario spirituale all'interno di un quadro immaginifico e poco definito, quasi fosse sfumato dal calore del deserto. Tramite l’occhio della sua macchina da presa, “Jodo” dipinge immagini astratte, crea momenti onirici (come le tombe che diventano alveari pieni di miele), mostra mattanze e bagni sangue. Ribalta il western mettendo in scena un mondo barbaro e bigotto, che non ha eroi ma solo scheletri nell’armadio, dove le pistole precedono la parola e dove tutti vanno a sentire messa ogni domenica (tranne gli esclusi).

Mistico e simbolico, l'ambiente creato dal regista, è ricco di influenze e citazioni, manipolate e reinventate in maniera intima e originale: si respirano i paesaggi tipici degli spaghetti western di Sergio Leone, si colgono appieno i rimandi al surrealismo di Luis Buńuel e Salvador Dalì. Inoltre, come di consueto, Jodorowsky inzuppa il film di continui rimandi al mondo dell’esoterismo e della magia, zone d’ombra in cui è arduo addentrarsi.

Un'opera imperfetta, viscerale, che non ha mezzi termini. Un cinema, quello di Jodorowsky, tipicamente e genuinamente sovversivo: da prendere o lasciare. (Alessandra Sciamanna)

Da notare- Il film ottenne una degna distribuzione solo grazie a John Lennon: quando lo vide, ne restò folgorato dicendo che si trattava del suo film preferito. Lennon convinse un suo amico ad acquistare i diritti e distribuirlo.

Perché su Bizzarro- Come El topo c’è solo El topo

Film (più o meno) simili: Le lacrime della tigre nera

Trailer

 

Edizioni home video disponibili

 

NOTE:

Edizione italiana: DVD Minerva/Rarovideo

Certificazione: v.m. 18

Scheda del film a cura di: Alessandra Sciamanna


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