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Manderlay Manderlay
Categoria Auteurs & raffinatezze
Tipologia Lungometraggio
Genere Drammatico
Parole chiave Location unica

Regia: Lars von Trier
Cast:
Bryce Dallas Howard, Isaach De Bankolé, Danny Glover
Sceneggiatura Lars von Trier
Anno: 2005
Nazione: Danimarca, Svezia, Olanda, Francia, Germania, Gran Bretagna
In breve:
Von Trier dirige un film disturbante e cupo, permeato da una forza attrattiva e subdola
Visite: 3091

Il Film


CARATTERISTICHE DEL FILM:

Stile: oppressivo
Ritmo: calante con riprese
Emozione: opprimente
Violenza: della frusta

 

Recensione:

Schiavismo, prossima fermata Manderlay

Secondo capitolo della “trilogia americana” di Lars Von Trier, Manderlay è un film disturbante e cupo che porta alla ribalta un’onerosa questione della Storia made in Usa: lo schiavismo. Prende le mosse dalla conclusione del precedente Dogville, quando Grace e padre danno fuoco alla città e fanno strage dei suoi abitanti. Giungono quindi in Alabama, nel paesino di Manderlay, e qui la giovane donna scopre un microcosmo retrò, ancora legato alle pratiche della schiavitù, nonostante siano passati settant’anni dalla sua abolizione in seguito alla Guerra di Secessione. Grace si prende a cuore la situazione del villaggio, finendo però per imporre la democrazia. Ma governo del popolo non fa rima con imposizione…

Al posto di Nicole Kidman c’è Bryce Dallas Howard (praticamente la sosia di Jessica Chastain!), ma la prova è ugualmente straordinaria. Il suo è un personaggio combattuto, convulso, contorto, controverso. Sentimenti opposti cozzano dietro il pelo svolazzante del suo cappotto e si scontrano con il cinismo di un padre impersonato da un Willem Dafoe freddo e irrigidito, spietato e a suo modo calmo.

Al loro fianco un cast artistico che sente il film come non mai, capitanato dall’accoppiata di colore Danny Gloover (sono lontani i tempi di Arma Letale!) e Isaach De Bankolè. Tutta una performance corale “asservita” ad una regia di Von Trier che, pur tendendo a discostarsi dal suo ormai antiquato Dogma 95, si mantiene zoppicante - con macchina a mano, zoomate improvvise - ossessiva e oppressiva. A questo fine contribuisce la scenografia, massimo punto d’interesse e genialità della pellicola. Una scena essenziale, sobria, a metà tra palcoscenico teatrale e hangar industriale, incornicia la vicenda. Porte senza pareti, cancelli su strade inesistenti, vie accennate con una scritta a terra. Il tutto è poi calato in un’atmosfera buia e soffusa, che suscita calore e claustrofobia, forte senso di circoscrizione e apertura incondizionata ad un infinito a dir poco fuligginoso.

Tutti questi elementi estetici sono quindi i generatori di quella forza attrattiva e subdola che permea ogni sequenza di Manderlay. Peccato però che l’opera scivoli pian pianino verso la noia e la prolissità. Per fortuna che c’è la voce fuoricampo del narratore a darci respiro e sollievo, a rilanciare le argomentazioni e le aspettative. (Tommaso Tronconi)

 

 

 

Da notare- Lo stesso Lars von Trier ha spiegato come Manderlay, provocatoriamente, richiami e riproponga il fallimentare tentativo degli USA d’esportare con la forza la democrazia nell’Iraq post Saddam.

Perché su Bizzarro- Lars Von Trier è senza dubbio uno dei più originali, discussi e stravaganti autori del cinema mondiale contemporaneo. Un posticino (ma anche qualcosa più!) gli spetta di diritto in Bizzarro.

Film (più o meno) simili: Dogville (2003)

 

Trailer

 

NOTE:

Edizione italiana: DVD 01 Distribution

 

Scheda del film a cura di: Tommaso Tronconi


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