Il Film
CARATTERISTICHE DEL FILM:
Stile: caliente e fortemente cromatico
Ritmo: brioso con rallentamenti
Violenza: stretta intorno ad una fune
Erotismo: soft e mirato, ma efficace
Humor: tipicamente almodovariano
Recensione:
L’amore ai tempi delle manette
Un matto da legare (Antonio Banderas) viene dimesso dal manicomio e rapisce un’attrice porno (Victoria Abril) di cui è invaghito. La chiude nel suo appartamento e la lega al letto. Le funi saranno sciolte solo quando lei si dimostrerà veramente innamorata di lui, decidendo di volerlo sposare.
Questa la bizzarra ed eccitante idea di fondo di Atamè – Légami! di Pedro Almodovar. Lo spunto è provocante e provocatorio, ma la riuscita è in parte deludente, poiché non così audace come le premesse. Infatti i primi 30-40 minuti sono frizzanti, ritmati, scanditi da un montaggio palpitante e da una colonna sonora (realizzata dal maestro Ennio Morricone) da film giallo con sprazzi horror. Almodovar inizia a giocare coi generi e con la settima arte, inserendo lunghe sequenze di metacinema, pescandole dal set del paralizzato ma sessualmente pimpante regista Maximo Esperjo (interpretato da Francisco Rabal). Tra cavi scoperti e imbracature, vento e pioggia artificiali, personaggi trash e sfigurati, esploriamo il set. Poi pian pianino il film perde smalto e mascara, si adagia, non osa più. L’animo ribelle del malandrino Pedro si affloscia, si perde per strada e scade nella prevedibile storia d’amore a lieto fine tra vittima e carnefice, rapita e rapitore. Tutto il resto non è noia, ma quantomeno il mix di tutti quei clichè che ormai da decenni Almodovar ci ripropina sistematicamente, a partire dall’acceso cromatismo delle scenografie e dei costumi, o i dialoghi senza peli sulla lingua. Insomma, non riesce a gettare il cuore oltre l’ostacolo, a fare quel passo più lungo della gamba necessario per bissare il successo del precedente Donne sull’orlo di una crisi di nervi.
Nonostante quindi questi dubbi inestricabili sulla riuscita complessiva dell’opera, c’è da dire che la sceneggiatura di Yuyi Beringola ci regala una schiera di personaggi tratteggiati con fare certosino ed immediato. E non solo i due protagonisti, ma anche la sorella factotum Lola, la spacciatrice motorizzata, la direttrice del manicomio, ecc. Una fauna umana colorata e viva. Mettendo in scena un sentimento violento, forzato, indotto, fatto di funi strette alle caviglie, pugni in volto e cerotti alla bocca, bicchieri frantumati e lazzi volanti, Almodovar forgia un tassello curioso all’interno della sua filmografia, tutta incentrata nell’indagare le infinite sfaccettature dell’amore. In merito agli attori, è da applausi la prova di tutto il cast, a partire da un genuino e schizzato Antonio Banderas, pupillo di Almodovar sin da Labirinto di passione del 1982. Da segnalare un finale di richiamo morettiano con cantatina “in interno di autovettura”. (Tommaso Tronconi)
Da Notare- Memorabile il bagnetto in vasca di Marina Osorio con “sommozzatore vibratore”.
Perché su Bizzarro- Almodovar è più che bizzaro: è ribelle!
Film (più o meno) simili: Donne sull’orlo di una crisi di nervi (1988)
Trailer
NOTE:
Edizione italiana: Medusa HE
Scheda del film a cura di: Tommaso Tronconi