Il Film
CARATTERISTICHE DEL FILM:
Stile: vorticoso e anarchico
Ritmo: sonnolento con risvegli musicali
Violenza: la scena finale è da storia del cinema
Sangue: più nel titolo che nel film
Recensione:
Un Sessantotto da videoclip tra comizi urlati e sode manganellate
Un campo sportivo sta per essere trasformato, per volere dello Stato, in un centro d’addestramento per soldati da spedire in Vietnam. L’apolitico e conservatore Simon a poco a poco si fa prendere dalla causa e, insieme a tanti altri, occupa la Columbia University. Conoscerà così il paradiso della libertà, come l’inferno delle manganellate.
Vincitore del Premio della Giuria al 23esimo Festival di Cannes, Fragole e sangue (1970) è senza dubbio un film di forte impatto, di sicuro effetto, che urta e sconvolge l’impreparato e scioccato spettatore di ieri come quello allenato e appisolato di oggi.
Sin dalle primissime sequenze lo stile registico vorticoso, anarchico, rivoluzionario, ci colpisce alla testa, agli occhi, alle costole. La macchina da presa sposa l’ideologia studentesca e ci strattona i bulbi oculari con movimenti funambolici, altalenanti, come in un girotondo allucinato. Pianisequenza di corse a perdifiato, scavalcamenti di campo come fosse Carnevale tutto l’anno, zoomate e aperture di campo giustapposte seguendo l’enfasi degli urlati comizi di piazza. A questo s’aggiunge un uso della mdp come fosse un terzo incomodo invisibile, invasivo, guardone. E’ così che Stuart Hagmann ci catapulta in caos e bellezza del ’68. Funzionale a questi scopi disorientanti è anche il montaggio. Marjorie Fowler ne ottimizza le potenzialità, spingendoci con forza in un lunapark visivo, in un montaggio delle attrazioni da fare invidia alle avanguardie degli Anni Venti.
A risollevarci da alcune sonnolente e soporifere scene “in interno” di randagie aule universitarie, ci pensano bellissime progressioni musicali. E qui si palesa l’esperienza e il gusto acquisiti da Hagmann nel dirigere per anni clip e spot pubblicitari/televisivi. Come smarriti in un’estasi da trip mentale, queste musiche ci tengono ancorati agli anni Settanta. Oltre all’arcinoto Così parlò Zarathustra di Richard Strauss, omaggio al 2001 – Odissea nello spazio di Kubrick (regista di rottura proprio come di rottura fu il ’68), dominano grandi hit che ci fanno ballettare sul posto e scuotere la testa a ritmo. Su tutte l’intramontabile Something in the air dei Thunderclap Newman e la divina Give Peace a Chance di John Lennon.
Memorabile il pestaggio finale, roba da storia del cinema. Sicuramente oggetto d’invidia e ispirazione per gli attuali film italioti ACAB di Stefano Sollima e Diaz di Daniele Vicari. (Tommaso Tronconi)
Da Notare- Indimenticabile la battuta “Sei disponibile per una relazione extra-rivoluzionaria?”
Perché su Bizzarro- Lo stile registico è sufficiente per rispondere a questa domanda. Vedere per credere…
Film (più o meno) simili: The Dreamers (2003), Easy Rider (1969)
Trailer
NOTE:
Edizione italiana: Fuori Catalogo
Scheda del film a cura di: Tommaso Tronconi