Il Film
CARATTERISTICHE DEL FILM:
Stile: documentaristico
Ritmo: lento e piovoso
Emozione: per non dimenticare
Violenza: si mira allo shock visivo ma sconvolge di più l’ignoranza degli intervistati
Recensione:
Uwe Boll e l’olocausto, quando la storia diventa exploitation
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Il vero shock è scoprire all'improvviso che Uwe Boll ha girato un film su Auschwitz in completa sordina. Quasi vergognandosene. Del resto un tedesco che parla dell'olocausto si dimostra già di per sé foriero di critiche e discussioni animate, se poi parliamo di un progetto di questa portata realizzato da uno dei registi meno adatti, allora viene subito in mente il sospetto che il film in questione sia una boiata pazzesca. Eppure il nostro buon Uwe aveva già affrontato argomenti difficili come la guerra nel vietnam (Tunnel Rats), la violenza giovanile (Rampage) e il degrado delle carceri (Stoic), perchè quindi stupirsi se un regista nato e cresciuto con filmetti di bassa lega ispirati dai videogame, cerchi un giorno di elevarsi? Anche Corman, del resto, aveva affrontato temi sociali nel suo cinema (droga, bande giovanili, razzismo) e Boll, man mano che passano gli anni diventa un autore molto simile al grande regista americano. Il problema, semmai, è riuscire nell'impresa visto che, in molti casi, le opere prodotte dall'ex pugile non riescono a emergere dalla loro identità exploitativa.
Anche nel caso di Auschwitz il risultato è un prodotto low budget che affronta temi finora ad uso e consumo delle grandi major. Eppure, dopo la visione (breve) di questo film si rimane comunque incerti sul giudizio. Da una parte si grida allo scandalo per la semplicità e la rozzezza con cui viene trattato l'argomento, dall'altra si rimane basiti: il regista ha osato davvero tanto ma sopratutto ha utilizzato un linguaggio diverso nel descrivere il genocidio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Lo stesso Boll sembra non preoccuparsene più di tanto, non avendo timore di apparire all'inizio e alla fine del film per introdurlo/concluderlo, si passa quindi ad una serie di interviste a studenti tedeschi la cui ignoranza riguardo l’olocausto appare agghiacciante. Subito dopo si passa alla fiction con l'arrivo di un carico di ebrei al campo di concentramento, la selezione e l'invio dei predestinati nelle camere a gas, passando per la crudele uccisione di neonati (fatta pure malino) e per i forni crematori. Il tutto sotterrato da una cupa saturazione dei grigi, da una freddezza di intenti e da una cruda ma imparziale documentazione cinematografica.
Boll rifugge da qualsiasi accorgimento estetico, i corpi sono corpi, non ci sono buoni né cattivi, non ci sono eccessi né moderazioni, la telecamera segue impotente tutto quanto fino alla fine, passando poi di nuovo al documentario con un'altra serie di interviste. Quello che rimane dopo la visione è puro sconcerto, ma non per quello che si è visto, ma per quanto non è stato inserito. Boll ha voluto semplificare il male, renderlo comune alla vita di tutti i giorni, come la normale routine della guardia da lui stesso interpretata che raccoglie i vestiti e si appoggia a braccia conserte di fronte alla porta della camera a gas, mentre dallo spioncino l'occhio sbircia decine di persone che agonizzano. Basta quest'ultima scena a spiegare l'intero progetto, tutto il resto è puro contorno esploitativo. (Dr. Satana)
Da notare- Le scene in costume sono state girate in Croazia, sul set di Bloodrayne III The Third Reich. Alla sua prima ufficiale, a Berlino, il film è stato boicottato da tutti critici che non hanno apprezzato la faciloneria con cui Boll si è accostato all’argomento.
Perché su Bizzarro- Ci offre a modo suo una versione alternativa dei film dedicati ai campi di concentramento, con qualche accorgimento in più sarebbe potuto diventare un perfetto nazisploitation.
Film (più o meno) Simili: Reefer Madness (1936), Sex Madness (1938)
NOTE:
Edizione italiana: inedito in Italia
Scheda del film a cura di: Dr. Satana