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Giardino, Il (Zàhrada) Giardino, Il (Zàhrada)
Titolo originale: Zàhrada

Categoria Auteurs & raffinatezze
Tipologia Lungometraggio
Genere Commedia
Parole chiave Religione

Regia: Martin Sulik
Cast:
Marian Labuda, Roman Luknar, Zuzana Sulajova
Sceneggiatura Marek Lescàk, Ondrej Sulaj
Anno: 1995
Nazione: Slovacchia, Francia
Durata: 99 minuti
In breve:
Il ritorno alla vita primordiale dei testi sacri in un racconto di rara leggerezza e armonia
Visite: 4030

Il Film


CARATTERISTICHE DEL FILM:

Stile: regia “piana” vecchio stile senza alcuna concessione alla modernità
Ritmo: compassato, proprio di chi snocciola perle. Piano, piano...
Humor: tipico di chi si approccia all'ingenuità come a una grande scoperta. Sottile e dolce.
Erotismo: la protagonista femminile ha una carica sessuale nascosta dietro a un'ingenuità che farà arrossire anche gli spettatori più puritani.

 

Recensione:

Ritorno al giardino dell'Eden

“La prima inquadratura del film è la più importante”, così recitava il tormentone della mia professoressa di critica cinematografica all'università. Il giardino (Zahrada) si apre con l'immagine di un albero di mele; dopo pochi secondi un ramo si spezza e i frutti cadono rovinosamente a terra. Gli alberi saranno protagonisti del film; sempre presenti, come sfondo, come oggetti, come soggetti. Una scelta quasi scontata in un film che vuole raccontare, in forma allegorica, una sorta di tentato ritorno alle origini dell'umanità, al giardino dell'Eden.

Il protagonista è un giovane insegnante della cui vita conosceremo solo brevi cenni strettamente necessari allo sviluppo della trama. Jakub, questo il suo nome, è alla ricerca di un senso che la routine moderna sembra gli stia nascondendo attraverso distrazioni e incombenze. L'occasione gli si presenta sotto forma di un vecchio podere del nonno paterno, che il nostro tenterà di rendere abitabile. L'azione si svolgerà interamente in questo giardino e costituirà il cammino di redenzione del protagonista.

Ciò che scorre sullo schermo è caratterizzato da un senso di armonia assoluto ricavato da una regia piana e senza fronzoli, una fotografia con palette di colori omogenea e una musica che ben svolge il ruolo di punteggiatura al racconto. Eppure, Zahrada, è indiscutibilmente un'opera che spiazza lo spettatore medio. Nonostante l'obiettivo del film sembra essere quello di mimare il candore e la semplicità dei racconti biblici - e le stesse interpretazioni degli attori (soprattutto i due protagonisti), ricche di una comicità leggera e inconsapevole, ben si attagliano a questo obiettivo - la staticità del racconto, una trama a prima vista inesistente, i dialoghi oscuri e in generale un sistema di azione-reazione ben lontano dagli schemi a cui è abituato lo spettatore occidentale ne fanno una pellicola a cui pochi si appassioneranno. Ed è un peccato, perchè oltre il primo livello di significato giace un sottotesto ricco di valori e riflessioni estremamente stimolanti.

Lo sceneggiatore si è, infatti, preoccupato di disseminare lungo l'intreccio una ridda di indizi, anche molto espliciti, riguardanti ciò che realmente sta succedendo di fronte ai nostri occhi. L'introduzione di ogni capitolo, gli incontri con gli strani personaggi che visitano il giardino e il forte simbolismo di diverse soluzioni filmiche chiedono tutte, a gran voce, un'interpretazione allegorica e un collegamento significativo con i fatti che precedono e che seguono. Qui, in questa costante ricerca di una sutura tra ciò che vediamo sullo schermo e ciò che costruiamo come secondo intreccio del film (quello realmente significativo), sta la vera avventura che Zahrada offre al suo spettatore.

Zahrada è un viaggio interessante, di quelli che si compiono con la faccia schiacciata sul finestrino per ammirare il panorama. Per lo spettatore - proprio come per Jakub - Zahrada è la ricerca di una verità, o meglio di un senso, in tutto quel che vediamo. Un viaggio che non è semplice e che offre più di un punto di perplessità e riflessione allo spettatore; ma la dolcezza della ricompensa è strettamente connaturata allo sforzo. E alla fine, il film sembra dirci proprio questo: il giardino dell'Eden, come uomini, ci è stato negato con la maledizione su Adamo, dobbiamo ottenere le nostre soddisfazioni con il sudore della fronte. (Davide Pessach)

 

Da notare- Zahrada rischia di essere per Martin Sulik quello che per alcuni attori sono state le parti più importanti delle loro carriere; una sorta di identificazione assoluta e unica che non lascia spazio al valore di altre interpretazioni. Anche di fronte a più recenti pellicole del regista slovacco (come il più che discreto Orbus Pictus), il pubblico, specie slovacco, rimane innamorato di Zahrada.

Perché su Bizzarro- Una rara miscela di profondità concettuale e leggerezza narrativa fanno di Zahrada una piccola perla; da vedere e rivedere per riconciliarsi con il senso della vita... o quantomeno per provarci.

Film (più o meno) simili: La Cagna (1972) di Marco Ferreri.

 

Una scena del film

 

NOTE:

Edizione italiana: fuori catalogo

 

Scheda del film a cura di: Davide Pessach


1 Commento

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Commento inserito : Fri 13-09-13
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