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Innocence Innocence
Categoria Auteurs & raffinatezze
Tipologia Lungometraggio
Genere Grottesco
Parole chiave Infanzia, Sesso

Regia: Lucile Hadzihalilovic
Cast:
Zoé Auclair, Marion Cotillard, Hélène de Fougerolles, Bérangère Haubruge
Sceneggiatura Lucile Hadzihalilovic
Colonna Sonora Richard Cooke
Anno: 2004
Nazione: Francia, Belgio, Gran Bretagna, Giappone
Durata: 122 minuti
In breve:
C'è uno strano collegio sperduto nel bosco: le bambine ospiti vi giungono in una bara
Visite: 4226

Il Film

CARATTERISTICHE DEL FILM:

Stile: ermetico
Ritmo: serpeggiante
Emozione: inquietudine
Erotismo: tra le righe e fuori dalle righe

 

Recensione:

Non ho l'età?

Vi è un posto sperduto nel bosco, lontano da tutto e da tutti, dove gli occhi indiscreti del mondo esterno non possono e non devono arrivare. Un luogo dove accadono cose strane, apparentemente inspiegabili. È una sorta di collegio, ma per sole bambine, che vi entrano rinchiuse in una bara…

La regista Lucile Hadzihalilovic è una vera e proprio ammaliatrice, una raffinata visionaria che riesce ad incollare lo spettatore allo schermo per ore, senza che questo ne avverta il peso, quasi fosse mezzo “narcotizzato” e in balia dalla sua poetica. Perché Innocence è l’apoteosi della cura e della bellezza, della pulizia e dell’eleganza, tutte accezioni molto spesso pericolose da rintracciare in un film, ma che nelle mani della regista diventano evidente punto di forza. Siamo ben lontani dalla ricercatezza fighettina che tanto va di modo negli ultimi tempi, quella molto ben confezionata ma piena zeppa del nulla più imbarazzante, per intenderci. Perché oltre il manierismo qui c’è anche qualcosa di profondo da dire e trasmettere, senza fastidiose moralette annesse e connesse ma anzi con la premura di non banalizzare né strumentalizzare concetti delicati come la sessualità, la scoperta del proprio corpo e del piacere, e la relativa perdita dell’innocenza. L’unica ad essere abilmente strumentalizzata è proprio l’immagine, che diventa il solo e peculiare mezzo attraverso il quale innescare un meccanismo di allegorie, rimandi e veli, a dir poco incessante.

Innocence riesce a connettere sguardo, mente e corpo, con una semplicità disarmante, quasi fosse il gioco più facile del mondo. È un viaggio di sola andata, che proprio non intende accompagnare lo spettatore ad un qualsivoglia capolinea: l’intento è piuttosto quello di tracciare un percorso a ostacoli, attraverso mille voltafaccia - dalle sottili venature horror si passa a una sottile linea erotica e morbosa - e una continua sospensione. Almeno fino ad un certo punto, quando ormai soddisfatta d’aver tenuto abilmente per le palle lo spettatore, per quasi due ore, la Hadzihalilovic lo ripaga cinicamente con un bel ceffone in faccia, mandando a monte la dolcezza, l’eleganza e la bellezza che tanto avevano assuefatto l’intera visione. Un film intimo, morboso, serpeggiante e spesso inquietante: scorre sotto pelle e occupa i pensieri senza chiedere il permesso. Per goderne a pieno, si consiglia di non lasciar spazio a dubbi o inutili domande: come dice il sommo poeta (nel film Bios), la verità non è mai una sola, semmai è na sòla(Alessandra Sciamanna)

 

Da notare: Anche nel precedente mediometraggio della regista, La Bouche De Jean Pierre, si prende in esame la sessualità in rapporto ai bambini, anche se qui la morbosità, la tristezza, e soprattutto l’erotismo malato sono molto più accentuati e sviluppati, rispetto ad Innocence.

Perché su Bizzarro: bambine che entrano in un collegio segretissimo attraverso delle bare, in un film che mescola le carte in tavola e che spiazza costantemente…

Film (più o meno) simili: Suspiria di Dario Argento; Picnic ad Hanging Rock di Peter Weir; L'educazione fisica delle fanciulle di John Irvin (tratto dallo stesso libro di Innocence: Mine-Haha ovvero Dell'educazione fisica delle fanciulle di Frank Wedekind).

 

Trailer

 

NOTE:

Edizione italiana: Inedito in Italia

Opere correlate: Il libro Mine-Haha ovvero Dell'educazione fisica delle fanciulle di Frank Wedekind da cui il film è liberamente tratto.

 

Scheda del film a cura di: Alessandra Sciamanna


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