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I'm a Cyborg but That's Ok I'm a Cyborg but That's Ok
Titolo originale: Saibogujiman kwenchana

Categoria Auteurs & raffinatezze
Tipologia Lungometraggio
Genere Drammatico
Parole chiave Disturbi mentali

Regia: Chan-wook Park
Cast:
Su-jeong Lim, Rain, Hie-jin Choi, Byeong-ok Kim, Yong-nyeo Lee
Sceneggiatura Seo-Gyeong Jeong, Chan-wook Park
Anno: 2006
Nazione: Sud Corea
Durata: 105 minuti
In breve:
Lei crede di essere una cyborg, lui crede di poter “rubare” i poteri altrui: scocca la scintilla d’amore
Visite: 2110

Il Film


CARATTERISTICHE DEL FILM:

Stile: variegato e intimista
Ritmo: puntiglioso
Humour: teneramente oscuro
Emozione: romanticismo emarginato e delirante

 

Recensione:

Dove nessuno è mai stato prima: la mente di un matto

Afferma Woody Allen: “Bisogna deludere il pubblico altrimenti non si farà mai nulla di interessante nell'arte”. Park Chan-wook non se lo fa ripetere due volte e, dopo il grande successo internazionale della trilogia della vendetta (Mr.Vendetta, Old Boy, Lady Vendetta), confeziona un film fatto per spiazzare i fan, prescindendo dai paletti e dai generi.

I'm a Cyborg but That's Ok racconta infatti la tenera storia d'amore tra due pazienti di un ospedale psichiatrico, una ragazza che crede di essere una cyborg, e un ragazzo che fa furti mascherato e crede di poter “rubare” i poteri altrui. La particolarità di questo ottavo film (inedito in Italia) del regista - anche sceneggiatore con Seo-Gyeong Jeong - non sta nel racconto e nella sua costruzione, né tantomeno nella capacità eclettica dell'autore, quanto nella volontà di entrare nella testa e nelle percezioni dei personaggi, mettendoli in scena e compenetrandoli con la realtà.

Park assume fino in fondo le premesse dei due protagonisti e le trasforma in realtà filmica che sostituisce la realtà “vera” (o meglio quella che è semplicemente una diversa percezione delle cose). La rivoluzione in un certo senso ideologica è il non dividere tra malattia e sanità mentale o tra dottori e pazienti (come in Qualcuno volò sul nido del cuculo), ma di farne una questione estetica, artistica, di percezione: è realtà ciò che la nostra mente elabora come tale. E allora non c'interessa sapere se Young-goon comprenda lo scarto tra il suo credersi e il suo essere cyborg, se Li-sun capisca la differenza tra i suoi “poteri” e quelli degli altri: l'importante, ci dice Park, è poter vivere la propria vita e le proprie emozioni in libertà e amore, con la consapevolezze di ciò che si vuole, non di ciò che si è (o peggio, vorrebbe essere).

Il regista mette da parte le stilizzazioni quasi barocche, le sadiche ieraticità dei film precedenti per accogliere un tono delicato e romantico che vive e cresce delle (e nelle) ingenuità e ironie, usando gli effetti speciali per accarezzare lo spettatore e per collegarlo a un mondo, non per espellerlo con ripugnante violenza. E anche le complesse ed eroiche costruzioni narrative delle opere antecedenti lasciano lo spazio a piccoli stralci, situazioni, ritagli di storia che si compongono “naturalmente” sotto lo sguardo sognante e benevolo di un regista che non soccombe al suo culto, ma ne crea altro. (Emanuele Rauco)

 

Da notare- Su-jeong Lim ha dovuto raggiungere il peso di 39 chili per poter girare il film. Da notare anche la bellezza e la perfezione meccanicistica (contraddizione ironica al film) dei titoli di testa.

Perchè su Bizzarro- È facile rappresentare la follia tramite il pathos o il realismo (lo straordinario Fuller de Il Corridoio della paura); molto più gustoso immaginarla, tramite i processi e le visioni dei folli, che diventano il vero corpo – estraneo e conosciuto – del film.

Film (più o meno) simili: i già citati Il corridoio della paura (1963) e Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975), ma anche Spider di David Cronenberg (2002).

 

Trailer

 

NOTE:

Edizione italiana: inedito in Italia

 

Scheda del film a cura di: Emanuele Rauco


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