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Chocolate Chocolate
Categoria Generi & commistioni
Tipologia Lungometraggio
Genere Azione
Parole chiave Arti marziali

Regia: Prachya Pinkaew
Cast:
JeeJa Yanin, Hiroshi Abe, Pongpat Wachirabunjong, Taphon Phopwandee
Sceneggiatura Chukiat Sakveerakul, Napalee
Anno: 2008
Nazione: Tailandia
Durata: 110 minuti
In breve:
Arti marziali, autoironia, citazioni cult e i disagi sociali di un’intera società
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Il Film


CARATTERISTICHE DEL FILM:

Stile: elegante talvolta patinato
Ritmo: crescente
Humour: sottopelle
Tensione: suspense e fiato sospeso
Azione: abbondante ma equilibrata
Violenza: non compiaciuta

 

Recensione:

L’arte “Zen” di Pinkaew

Ritorno sulle scene del talentuoso Pinkaew dopo la (parziale) rottura artistica con Tony Jaa, star tailandese di arti marziali già diretto nei celebri Ong-Bak e The Protector.

In Chocolate una ragazzina autistica di nome Zen, è alla ricerca di soldi per pagare le cure alla madre malata di cancro, la quale è a sua volta inseguita da una gang di criminali assetati di vendetta.

Un esile pretesto si fa metafora dei disagi sociali di un’intera società: incredibile constatare come, finalmente, sia la trama di fondo a dare spessore ai personaggi e alle situazioni, senza farsi debole pretesto riempitivo tra un combattimento e il successivo. Come paradossalmente avveniva nell’iperpop Spiderman di Sam Raimi, le sequenze narrativamente preparatorie ai futuri confronti con personaggi e situazioni ostili diventano il fulcro stesso dell’opera, quasi a voler sottolineare spavaldamente la profonda differenza prospettica (leggasi autorialità cinematografica) del regista in questione. Non si lesina in autoironia e citazioni cult (la fabbrica di ghiaccio de Il furore della Cina colpisce ancora di Lo Wei, protagonista l’immenso Bruce Lee), ma senza che il risultato finale si trasformi nella baracconata action tanto gradita dall’audience Americana. Sorprendente lo scontro finale, con un antagonista che rielabora senza compromessi l’estetica maudit Europea frammentandola nell’illusoria immortalità di icone horror come Michael Meyers o Jason Vorhees.

Pur se imperfetto e poco incisivo dal punto di vista coreografico, Chocolate rappresenta indubbiamente un importante passo avanti della cinematografia tailandese, progressivamente sempre più prossima ad un agognato equilibrio contenutistico, attoriale e narrativo di impareggiabile splendore. (Jacopo Coccia)

 

Da notare- JeeJa Yanin, al suo folgorante esordio cinematografico, tornerà sugli schermi con Raging Phoenix (2009) di Rashane Limtrakul, purtroppo meno riuscito di Chocolate.

Perché su Bizzarro- Incredibile commistione di dramma e azione, memore del miglior cinema marziale del passato.

Film (più o meno) Simili: Ong Bak (2003) di Prachya Pinkaew

 

Edizioni home video disponibili

 

Trailer

 

NOTE:

Edizione italiana: inedito in Italia

 

Scheda del film a cura di: Jacopo Coccia


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