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Beket Beket
Categoria Auteurs & raffinatezze
Tipologia Lungometraggio
Genere Grottesco
Parole chiave Post apocalittico

Regia: Davide Manuli
Cast:
Luciano Curreli, Jérôme Duranteau, Fabrizio Gifuni, Paolo Rossi, Roberto Freak Antoni
Sceneggiatura Davide Manuli
Anno: 2008
Nazione: Italia
Durata: 80 minuti
In breve:
Il teatro dell'assurdo, il surrealismo e il 'nulla' in un film inaspettatamente italiano
Visite: 4132

Il Film


CARATTERISTICHE DEL FILM:

Stile: assurdo
Ritmo: slow
Humour: non sense
Emozione: straniante

 

Recensione:

Cercando Godot...

Oltre l’esperienza quotidiana, oltre il cinema scontato delle regolette da manuale, oltre i finanziamenti statali e oltre la spocchia di chi si professa ‘autore’ vendendo solo palate di fumo, si trova il mondo di Beket e di Davide Manuli. Un vuoto in bianco e nero che si riempie di forme e contenuto in controtendenza con quanto accade oggi: confezioni patinate che nascondono soltanto polistirolo colorato.

Beket è un’opera meravigliosamente scarnificata che, anche per ristrettezze produttive, toglie il superfluo e va dritto al necessario: contrariamente a quanto accade nell’opera di Beckett, due personaggi senza passato immersi nel nulla, invece di aspettare il manifestarsi del Dio Godot, decidono di andarlo a cercare. S’imbatteranno in personaggi deliranti e situazioni paradossali, accompagnati da dialoghi non sense e musica tecno-trance.

Lo humour e il surrealismo, che erano solo accennati nell’opera prima di Manuli (Girotondo, giro intorno al mondo) esplodono fragorosamente in Beket, mostrandosi senza freni e senza remore, contribuendo a creare quella atmosfera apocalittica e imprevedibile che ricorda i maestri dell’onirico e i ‘maledetti’ del nostro cinema (Ciprì & Maresco e Rezza & Mastrella su tutti). Quello che ne viene fuori è un’opera ricchissima di stramberie e affascinanti divagazioni, che sembrano dipingere il quadro di una paese “senza responsabili”, ridotto (o destinato?) all’immobilità. Vicende mostrate che si sovrappongono alle vicende vissute dal regista, non a caso Beket nasce proprio dall’immobilità e come reazione all’immobilità: “Il film è nato da una profonda frustrazione, esplosa dopo due anni passati nei corridoi ministeriali aspettando i finanziamenti per un altro film...”, ricorda Manuli. Ed ecco che il vissuto e l’immaginato si completano a vicenda: alla narrazione “pessimistica” che si chiude in un clima di pesante ineluttabilità, si contrappone il film stesso, che è riuscito a concludersi malgrado tutto. Alla sonnolenza culturale di un paese privo di senso, il regista contrappone qualcosa di impagabile: l’istinto, la ‘pancia’, la necessità espressiva di un vero artista. Come un pugile tra i mulini a vento, contro tutto e contro tutti, Manuli continua a manifestarsi, senza aspettare Godot, ma andando a prenderlo in casa. (Daniele ‘Danno’ Silipo)

 

 

Da notare- Beket è il capitolo conclusivo della “trilogia della solitudine”, iniziata con il corto Bombay e proseguita con il lungo Girotondo, giro intorno al mondo.

Perché su Bizzarro- Un film fatto su misura per gli amanti dell’insolito...

Film (più o meno) simili: i corti di Antonio Rezza e Flavia Mastrella

 

Edizioni home video disponibili

 

Trailer:

 

NOTE:

Edizione italiana: DVD Raro Video

 

Scheda del film a cura di: Daniele 'Danno' Silipo


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