Il Film
CARATTERISTICHE DEL FILM:
Stile: speziato
Ritmo: saporito
Humour: dolce-amaro
Erotismo: piccantino ma non troppo
Recensione:
Un piatto d’alta cucina
Fu una delle più belle sorprese cinematografiche alla terza edizione del Festival di Roma, Estômago, assieme ai più fortunati JCVD e Louise-Michel, che in Italia sono riusciti ad ottenere la dovuta visibilità. L’opera del regista brasiliano Marcos Jorge, invece, è purtroppo rimasta nell’ombra: e pensare che il film è il frutto di una coproduzione italo-brasiliana. Colpa di una distribuzione distratta, o di un film poco appetibile per un pubblico di massa? Forse tutto, o forse niente di tutto questo… Di certo vi è soltanto che, un gioiellino così, non merita di essere gettato via frettolosamente nelle larghe e interminabili fila dei film da riscoprire dopo dieci, venti, o trent’anni: ha tutte le carte in regola e gli ingredienti giusti, per sollazzare anche il più fine dei palati.
Partiamo dall’ingrediente di punta, Raimundo Nonato, giovane e scapigliato protagonista del film: la vera essenza di Estômago. Faccia simpatica e sorniona, che nasconde una personalità controversa e in certo qual modo “doppia”. La sua è una storia avvincente, quasi eroica: da vagabondo senza casa e senza un soldo in tasca, a talentuoso cuoco d’alta cucina. Passando attraverso una bettola sgangherata e le tostissime mura carcerarie, all’interno delle quali riuscirà a sopravvivere prendendo tutti i tamarri malavitosi per la gola. L’intera vicenda si spalma su due piani narrativi distinti, il presente e il passato, che si danno la staffetta senza mai ledere la normale fruizione, e finiscono col toccarsi soltanto nelle battute conclusive del film. In questo marasma temporale, Raimundo scopre non solo l’amore per l’arte culinaria, ma anche l’amore passionale e carnale per la prostituta Iria: una donna ingorda (anche piuttosto “cloaca”), che ha un rapporto del tutto malato con il cibo, per il quale baratta volentieri il suo corpo e le sue prestazioni a qualsiasi ora del giorno e della notte. Una di quelle che venderebbe anche la madre pur di farsi una sana e bella mangiata, tanto per intenderci.
Su queste insolite basi, il regista Marcos Jorge costruisce un’opera fortemente originale e piena zeppa di suggestioni: difficile rinchiudere la libertà espressiva e contagiosa di Estômago in un genere specifico, poiché composto da mille toni diversi, che spaziano dal nero più cupo e grottesco, alla commedia più frivola e divertente, e non solo... Come Raimundo Neonato, anche il regista brasiliano conosce bene i suoi ingredienti, sa fare accostamenti arditi senza perdere di vista il gioco d'insieme. Così, oltre a storie d'amore, celle fatiscenti e filosofia del mangiare, riesce a inserire nell'impasto anche spezie apparentemente azzardate come la suspense e un pizzico di pulp. Nessun sapore sovrasta l'altro, nessun elemento si disperde nell'amalgama. Dolce, salato, dal retrogusto esotico: un piatto di altissima cucina. (Alessandra Sciamanna)
Da notare- Tra gli sceneggiatori del film, l’italiano Fabrizio Donvito.
Perché su Bizzarro- Un incredibile mix di generi
Film (più o meno) simili: Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante (1989)
Trailer
NOTE:
Edizione italiana: inedito in Italia
Premi: premio della giuria al Raindance Film Festival nel 2008, 5 premi (film, regia, sceneggiatura, attore non protagonista, premio del pubblico) al Cinema Brazil Grand Prize nel 2009
Scheda del film a cura di: Alessandra Sciamanna