Il Film
CARATTERISTICHE DEL FILM:
Stile: sporco ma elegante
Ritmo: ipnotico, quasi psichedelico
Tensione: forte, ai limiti della sostenibilità
Erotismo: stupri omosessuali, zoofilia, tutto però concettuale
Violenza: disturbante, da pugno nello stomaco
Recensione:
Un tranquillo calvario psico-fisico
Marc Stevens (Laurent Lucas) è uno chanteur girovago dotato di un particolare fascino che gli conferisce un certo successo con il gentil sesso. Dopo un'esibizione in una residenza femminile si dirige verso un'altra località per tenere un concerto, ma durante il viaggio si perde nelle campagne. Il suo furgone va in panne e Marc è costetto a prendere alloggio presso la vecchia locanda di Bartel, un uomo anziano che gli rivela di essere stato anche lui un artista in gioventù. Da principio Bartel sembra essere molto affabile e gentile, ma ben presto Marc si accorge che qualcosa non va... comincia un'agghiacciante discesa nell'incubo.
A metà tra Un tranquillo weekend di paura e Non aprite quella porta, infarcito da una spruzzata di Cane di Paglia e Misery non deve morire, l'esordio cinematografico del belga Fabrice du Weltz è un vero e proprio pugno allo stomaco che però, passa prima dal cervello. Non solo violenza e splatter, ma un lavoro sui cardini psicologici della follia attraverso atmosfere ambigue e oniriche, che giungono al loro massimo zenith con la messa in scena di un delirante balletto, dove tutti gli abitanti celebrano la loro allucinata solitudine ondeggiando a braccia distese uno di fronte all'altro, mentre risuona una cupa musica uscita direttamente dagli spartititi dell'inferno. Basterebbe questa sequenza per annoverare Calvaire (mai titolo fu più appropriato) tra i capolavori del nuovo horror europeo, ma Du Welz non si ferma qui. Accompagnato da un cast di prima qualità, celebra la lenta agonia del protagonista alimentandone il dolore attraverso l'umiliazione psicologica anziché la violenza fisica, non a caso risulta più straziante il pianto infantile di Marc che le torture subite. Du Welz conclude poi con un atto di reale bravura tecnica realizzando un piano sequenza dall'alto durante l'aggressione dei villici e il conseguente stupro finale che non lascia un momento di respiro, in netto contrasto con la generale immobilità che si riscontra all'inizio del film.
Calvaire è una sorta di girone dantesco dove il protagonista vive il dramma del contrappasso, passando da un mondo di sole donne alla ricerca di compagnia maschile - che lo bramano regalandogli foto osè o approcciandolo in modo brusco - a un paese di soli uomini dove la sua parte maschile viene completamente ribaltata. Calvaire, quindi, non è solo un film di terrore, ma un profondo viaggio nell'incomunicabilità umana, nell'abbruttimento sociale delle generazioni passate e presenti, una porta dolorosa verso la sofferenza pura. (Dr. Satana)
Da notare- Ad eccezione della criptica sonata di piano e violino nei titoli, il film non ha praticamente musica. La scena del bar è un omaggio del regista al film Un soir, un train del 1968 diretto da Andrè Delvaux.
Perché su Bizzarro- Basta l’assurda ballata tra soli uomini nella locanda del paese per catalogare Calvaire fra i film più bizzarri degli ultimi anni.
Film (più o meno) Simili: Martyrs (2008), The Texas Chainsaw Massacre (2003), Cane di Paglia (1971), Un tranquillo weekend di paura (1972)
Edizioni home video disponibili
Trailer
NOTE:
Edizione italiana: DVD Gargoyle video
Premi: Grand Prize of European Fantasy Film in Silver all'Amsterdam Fantastic Film Festival nel 2005, tre premi al Gérardmer Film Festival (International Critics Award, Premiere Award, Special Jury Prize) nel 2005
Altri titoli: The Ordeal (titolo internazionale)
Scheda del film a cura di: Dr. Satana