Il Film
CARATTERISTICHE DEL FILM:
Stile: low Budget
Ritmo: funky
Humour: testosteronico
Erotismo: sudatissimo
Recensione:
La vendetta è un piatto da consumare funky
Non fa certo difetto la costanza a Michael Jai White, un poco più che onesto faticatore del dorato mondo hollywoodiano la cui carriera è costellata da tonnellate di ruoli da picchiatore e particine rubate ai più disparati serial tv, e pochissimi ruoli da protagonista che - per motivi ora qualitativi, ora più squisitamente narrativi - non gli hanno mai regalato la ribalta che conta (è lui a indossare la maschera dell'antieroe Spawn nell'omonimo, massacratissimo adattamento del fumetto di Todd McFarlane firmato Mark A.Z. Dippè). Si respira quindi un'aria quasi di riscatto personale e (pop)culturale nel vedere che il maggior successo della sua carriera arrivi proprio da questo Black Dynamite, prima pellicola scritta dall'attore dopo vent'anni di fatiche. Nei fatti, nonostante lo spirito parodistico, si tratta del più sincero tributo, da un bel po' di tempo a questa parte, a quell'eccezionale stagione cinematografica chiamata blaxploitation.
Il superfisicato Black Dynamite (interpretato dallo stesso Michael Jai White, poteva essere altrimenti?) è l'eroe definitivo del ghetto nero, l'ubermensch afroamericano rispettato da chiunque abbia cara la pelle in da hood, che scopa vagonate di adoranti bitches, picchia come un fabbro e mantiene l'ordine all'interno del proprio quartiere. Almeno finchè non gli uccidono il fratello in un regolamento di conti: da quel momento in poi, Black Dynamite avrà una sola ragione di vita, e gli darà il nome di Vendetta. Una vendetta condotta a cavallo di una tigre cinematografica che più seventies non potrebbe: il regista Adam Sanders dimostra di conoscere il genere come le proprie tasche, tanto nei suoi pregi, quanto (e soprattutto) nella pletora di quei suoi grandi e piccoli difetti squisitamente fisiologici.
Ed è proprio intorno a questa legittimità che Sanders costruisce tutto l'efficacissimo impianto parodistico della pellicola. Che si tratti di un microfono che dovrebbe essere occultato e invece disturba l'attenzione del protagonista (che simula indifferenza), o di una telecamera che, non sapendo bene come comportarsi in una scena d'azione, si impantana per decine di secondi sul corpo di un bad boy steso dal nostro, o ancora della pletora di comparse assolutamente prive di ogni capacità attoriale, è tutto un portare al parossismo le caratteristiche fondanti del genere, senza per questo scimmiottarlo superficialmente (alla maniera dei primi Wayans di passaggio). È dall'esplosione più puramente commerciale del fenomeno Tarantino che spesso assistiamo solo a presunti omaggi riguardanti ogni tipo di exploitation d'annata, che non fanno altro che rivelare immediatamente la propria natura esclusivamente disonesta e opportunistica: come se bastasse girare con mano maldestra un film dalla sceneggiatura ridicola e dalle immagini di grana grossa per dar vita a un vero “filmaccio d'epoca”. Black Dynamite è qui anche per questo, giusto per ribadire, e molto seriamente, come si debbano fare le cose. Chapeau. (Andrea Avvenengo)
Da notare- Sembra che l'idea della pellicola abbia folgorato Michael Jai White mentre, in una pausa delle riprese di Undisputed II: Last Man Standing, si prendeva un attimo di relax ascoltando Supebad di James Brown nel proprio IPod.
Perché su Bizzarro- Un sincero tributo a una delle stagioni più bizzarre della storia del cinema.
Film (più o meno) Simili: tutta la serie di Shaft, Blacula (1972), Pupe Calde e Mafia Nera (1970), Jackie Brown (1997)
Trailer
NOTE:
Edizione italiana: inedito in Italia
Scheda del film a cura di: Andrea Avvenengo