Il Film
CARATTERISTICHE DEL FILM:
Stile: erotico-esoterico
Ritmo: ipnotico
Erotismo: tante donnine nude
Humour: volente o nolente?
Recensione:
Un doppio salto “piercarpiato”
C’è chi gioca a fare il grande cineasta, prendendo se stesso (e tutto ciò che fa) dannatamente sul serio e c’è chi, invece, con il cinema ci gioca, mettendo del sano umorismo in quel che fa, e non perdendo mai di vista l’aspetto ludico di questa straordinaria forma d’arte. Dove inserire l’anomalo sguardo di Pier Carpi? È proprio il caso di dire, tra i due litiganti il terzo gode: l’occhio piercarpiano sta un po’ di qua e un po’ di là, ma soprattutto riesce a fondere i due antitetici atteggiamenti, creandone uno tutto suo. La sua - seppur breve - comparsata nel cinema italiano, lascia senza dubbio un segno, grazie a una poetica inedita e inclassificabile (specie se affiancata/paragonata a tutto il contesto del cinema di genere italiano degli anni ‘70). Basti pensare a Povero Cristo - il suo film d’esordio - interpretato da un giovanissimo Mino Reitano, all’interno del quale ‘alto e basso’ si fondono a tal punto da eclissare le loro stesse virtù. Momenti di pura e poetica visione, realizzati con una cura dell’immagine quasi abbagliante, si alternano a momenti di pura alienazione, soprattutto a livello strutturale ed emotivo. Quasi fossero lì ad interrompere una fruizione altrimenti tediosa.
Un’ombra nell’ombra è il suo secondo e ultimo esperimento. Esperimento perché, volendo azzardare un parallelo, il professor Pier Carpi - scrittore, drammaturgo, autore di fumetti, studioso dell’occulto – è un po’ come un piccolo chimico irrequieto, tutto intento a scardinare le regole base della materia per ricrearne delle nuove, a mischiare elementi slegati l’uno dall’altro riuscendo comunque a dare un perché all’insolita miscela ottenuta, e a spiazzare con continue scelte di dubbia – e proprio per questo interessante – natura. Un’ombra nell’ombra è tutto questo: è un’opera felicemente incosciente, derivativa, ridondante e al contempo laconica. Chiaramente ispirato da L’esorcista di William Friedkin, Pier Carpi crea in laboratorio il suo personalissimo esperimento luciferino, sostituendo allo scenario plumbeo e raccapricciante di casa MacNeil, uno scenario dagli spazi più ampi e dai toni decisamente più accesi, addirittura erotici. La Regan indiavolata di Friedkin, impietosamente deturpata quanto indifesa, è qui rimpiazzata dalla maladolescente Daria (Lara Wendel), un visino d’angelo sotto al quale si nasconde la figlia di Satana, spudorata e malavagia. Sin dai titoli di testa, che prendono vita sulle incalzanti e incisive note di Stelvio Cipriani, tutto è tenuto costantemente sopra le righe: sembra quasi di assistere a un colorato musical erotico, in pieno stile varietà televisivo. Neanche Carpi sembra essere troppo convinto dell’impalcatura, ma la struttura tutto sommato regge e i lavori devono continuare. Questa è un po’ l’aria che si respira di fronte ‘all’ombra carpiana’, un’aria scanzonata, pienamente cinematografica e artificiosa, che si rivela anche il vero punto di forza del film. Un loop ipnotico che potrebbe durare ore. (Alessandra Sciamanna)
Film proiettato al Cinema Trevi di Roma (Cineteca Nazionale)
nell'ambito della rassegna
Eccentrico Italiano: il cinema esoterico di Pier Carpi
Da notare- Il curioso balletto che si consuma durante i titoli di testa.
Perché su Bizzarro- Pier Carpi incontra L’esorcista e ne vien fuori quasi un variètà televisivo.
Film (più o meno) simili: L’eretica (1975)
Una scena del film
NOTE:
Edizione italiana: fuori catalogo
Visto censura: VM18
Scheda del film a cura di: Alessandra Sciamanna