Il Film
CARATTERISTICHE DEL FILM:
Stile: debosciato e vagamente dadaista
Ritmo: non molto, il necessario
Humour: anomalo e ‘sfasato’
Emozione: malinconica
Recensione:
Travolti da un insolito destino nel sabbioso pianeta Pluk
Cultissimo nella madre patria Russia, Kin Dza Dza, racconta le avventure di Vladimir Nikolaevich Mashkov, un costruttore edile, e Gedevan Aleksandrovich, un violinista (o presunto tale?). I due si imbattono per caso in un barbone infreddolito e apparentemente ubriaco che dice di provenire da un pianeta lontano e mostra loro un congegno per viaggiare nello spazio. Vladimir e Gedevan schiacciano un pulsante del congegno e si trovano istantaneamente catapultati in un pianeta desertico chiamato Pluk. Luogo folle e inospitale, abitato da gente folle e inospitale. Come ritornare sulla terra?
Il plot di Kin Dza Dza è quello classico di molto cinema di genere: uno o più personaggi, trovatisi per fatalità lontani da casa, intrappolati in luoghi scomodi e pericolosi, devono a tutti i costi trovare un modo per tornare al focolare domestico passando attraverso numerose peripezie. Le ambientazioni sono quelle tipiche da film post-apocalittico anche se più dadaiste e debosciate (la ruggine riveste ogni cosa e tutto appare irrimediabilmente scassato). Anche il pianeta desertico non è una novità (il libro Dune di Frank Herbert ha fatto scuola), così come la coppia male assortita di protagonisti: un cliché le cui origini si perdono nell’alba dei tempi.
Ma allora cosa rende così stramaledettamente alieno e inedito Kin Dza Dza? Sicuramente gli abitanti di Pluk contribuiscono molto, con la loro follia dilagante, le loro manie, la loro delirante esclamazione “Koo!” e la loro struttura sociale basata sul niente. Ma può bastare così poco? Assolutamente no. Il segreto del film è, molto probabilmente, in quel mix emotivo che trapela da ogni scena: si ride di brutto ma sempre con mestizia. Serenità e malinconia, umanità e disumanità, glacialità e partecipazione, comicità demenziale e addirittura angoscia convivono assieme e, mescolandosi, rivestono ogni cosa rendendola nuova. Ed ecco che un film di fantascienza così, non l’avete visto mai. Correte a recuperarlo, è una di quelle cose da non perdere. (Daniele ‘Danno’ Silipo)
Da notare- Il personaggio di Ghedevan, nel film, porta con sé una bottiglia d’aceto che, originariamente, doveva essere di vino: il regista fu costretto a modificare questo particolare a causa di una campagna contro l’alcolismo promossa da Gorbačëv.
Perché su Bizzarro- Un film assolutamente “alieno”...
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Una scena del film
NOTE:
Edizione italiana: inedito in Italia
Premi: premio della giuria al Fantasporto nel 1988, Nika Awards a musiche e suono nel 1988.
Scheda del film a cura di: Daniele 'Danno' Silipo