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Città perduta, La Città perduta, La
Titolo originale: La citè des enfants perdus

Categoria Inclassificabili
Tipologia Lungometraggio
Genere Fantastico, Grottesco, Fantascienza
Parole chiave Steampunk, Infanzia, Mad doctor

Regia: Jean-Pierre Jeunet, Mac Caro
Cast:
Ron Perlman, Daniel Emilfork, Judith Vittet, Dominique Pinon
Sceneggiatura Gilles Adrien, Jean-Pierre Jeunet, Marc Caro
Colonna Sonora Angelo Badalamenti
Anno: 1995
Nazione: Francia, Spagna, Germania
Durata: 112 minuti
In breve:
Una favola visionaria e decadente che abbraccia paesaggi post-industriali e trovate grottesche
Visite: 834

Il Film


CARATTERISTICHE DEL FILM:

Stile: futuristico neoindustriale
Ritmo: compassato
Humour: nero
Tensione: atmosferica
Brividi: inconsci, legati alla sfera dell'infanzia
Emozione: sincera e oscura

 

Recensione:

Jeunet & Caro nel paese delle dark-meraviglie

Film che rappresenta un unicum, un caso irripetuto (probabilmente irripetibile) tanto all’interno della carriera dei rispettivi registi quanto nell’intero cinema fantastico francese. Natura "bastarda" e contaminata, innanzitutto per quanto riguarda lo stile della messa in scena: una fantasia visionaria e decadente che abbraccia paesaggi post-industriali al contempo steampunk, deliri fantascientifici prossimi alla cinematografia horror anni ‘50 (alambicchi, laboratori e mad doctor) e soluzioni favoleggianti archetipe. Un prodotto davvero anomalo, soprattutto per le tematiche e il linguaggio prescelti: una fiaba moderna intrisa di perenne buio, paura e mostruosità. Quindi titolo di culto perché irresponsabilmente (ma sinceramente) trasversale rispetto alle aspettative grottesche e macabre del pubblico adulto e a quelle fantasy/pedagogiche dei bambini.

Un uomo, concepito da uno scienziato con l’ambizione di creare l’essere più intelligente del mondo, invecchia prematuramente per via di un grosso problema: non riesce a sognare. Aiutato dai suoi fratelli, concepiti anche questi in provetta, rapisce i bambini della città portuale per poterne rubare i sogni e trovare la cura alla sua malattia prima di morire. Ma ben presto, sul suo cammino, troverà One, un ragazzo che fa dimostrazioni di forza per strada, e Miette, un’orfana di nove anni a capo di una baby gang di ladri.

Parlare di "poesia" non è affatto fuori luogo, basterebbe solamente citare la lunga e complessa sequenza di causa-effetto che salverà i due protagonisti dall’annegamento (situazione memore delle migliori comiche di Buster Keaton), per trovare conferma della profondità autoriale e tecnica che caratterizza la coppia transalpina. Un tocco unico ed originale, che non esaurisce la sua forza espressiva in un’anacronistica fotografia seppia e nella scelta di volti e personaggi di contorno dal gusto felliniano (Ron Perlman, Dominique Pinon). Al contrario ci si confronta con uno spettacolo visivo che ci immerge senza pudori in un immaginario evolutivo, disseminato più di imprevisti che di probabilità dove, per paradosso, il lato umano risalta spesso nell’ultimo degli emarginati (magari dai tratti aggressivi o violenti) e dove i sentimenti non traspaiono mai così banalmente. (Jacopo Coccia)

 

Da notare- La versione italiana del film, distribuita tardi e male solo sul mercato home video, risulta tagliata di pochi ma preziosissimi minuti, che inficiano completamente la continuità narrativa dell’opera.

Perché su Bizzarro- Progetto alquanto curioso per la sua natura complessa, evidente fin dai presupposti narrativi: a chi si rivolge il film? Bambini o adulti?

Film (più o meno) Simili: Pollicino (2001) di Olivier Dahan

 

Trailer

 

Edizioni home video disponibili

 

NOTE:

Edizione italiana: DVD 01 Distribution

 

Scheda del film a cura di: Jacopo Coccia


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