Il Film
CARATTERISTICHE DEL FILM:
Stile: asimmetrico e spiazzante
Ritmo: cangiante
Humour: sovversivo
Erotismo: da psicanalisi
Recensione:
Piume di struzzo e teste di ca...
Non c’è niente di più illogico della logica, e non c’è niente di più destabilizzante di quelle convenzioni che permettono a una civiltà di essere tale. L’assurdo è un assurdo, non esiste, o meglio esiste, ma solo per convenzione (che non è altro che un “accordo tra le parti”, quindi non esiste). E se la convenzione fosse inversa e quindi il normale diventasse assurdo e l’assurdo normale? E se quella convenzione fosse sbagliata e oggi vivessimo in un mondo assurdo considerato normale? A pensarci si diventa pazzi. Ma, per nostra fortuna, a guidarci in questo labirinto, c’è uno come Buñuel, capace di mostrarci il lato scuro della chiarezza con la stessa grazia di chi sfila una tovaglia da una tavola imbandita senza rovesciare neanche un bicchiere, ma lasciando comunque inebetiti i commensali.
È più o meno in questo modo che funziona Il fantasma della libertà: in un attimo si ribalta ottica mantenendo comunque un ordine apparente (il normale si dimostra anormale con normalità). In questo intrico di storie che scaturiscono l’una dall’altra formando la (non) struttura del film, un attimo prima siamo al parco con delle amabili bambine che giocano, un attimo dopo siamo invitati a una “cena” per defecare. E Buñuel se la ride di brutto, mentre i preti si giocano le madonne a poker, i killer firmano autografi e le bambine spariscono ma non scompaiono.
L’ordine prestabilito (e l’uomo che lo vive, gestisce, fortifica e subisce), si manifesta in tutta la sua ridicolezza, fino a far dubitare chi osserva che un ordine prestabilito esista davvero. In pratica, Il fantasma della libertà, descrive un’apocalisse cominciata tanto tempo fa, quando qualcuno ha dettato le regole di quel gioco per cazzoni canonicamente definito civiltà. Una bolla per pesci lessi in cui la libertà (quella vera e non quella del “come mi pare”) può solo essere un pallido fantasma o, meglio ancora, uno struzzo dallo sguardo inclassificabile che osserva da dentro un recinto. E forse vorrebbe infilare la testa sotto terra. (Daniele 'Danno' Silipo)
Da notare- I molti volti italiani coinvolti nel film: Monica Vitti, Adolfo Celi, Milena Vukotic...
Perchè su Bizzarro- Il nome Buñuel dice tutto.
Film (più o meno) simili: La via lattea (1969)
NOTE:
Edizione italiana: fuori catalogo
Premi: Un Nastro d'Argento (miglior regia nella categoria film straniero) nel 1975
Scheda del film a cura di: Daniele 'Danno' Silipo