Il Film
CARATTERISTICHE DEL FILM:
Stile: inquietante, oltre lo schermo
Ritmo: serrato ma con diverse dilatazioni
Tensione: alle stelle
Violenza: psicologica, sempre ai margini dello schermo
Recensione:
Vieni a giocare con noi…
Con Funny Games, il regista Michael Haneke, intendeva riflettere su come e quanto la violenza dei media influisce sulla società. Ma a film concluso, ci si rende conto che il suo lavoro è andato ben oltre le intenzioni e le aspettative, riuscendo a veicolare molteplici spunti di riflessione.
Una famigliola felice (madre, padre, figlio e pastore tedesco a seguito) decide di trascorrere le vacanze estive lontano dalla routine quotidiana, raggiungendo la casa sul lago. Tutto sembra tranquillo, ma la perfezione sta per essere spezzata: due giovani, apparentemente innocui, faranno della povera famiglia il loro “gioco” preferito, in un crescendo di agghiacciante crudeltà.
Michael Haneke ci propone un modello di thriller piuttosto inedito, sia per quanto riguarda le scelte stilistiche sia a livello di messa in scena. La violenza, vera protagonista del film, non è mai del tutto esplicita, seppur dannatamente malata e severa. Tutto si svolge secondo un insolito e preciso schema - poco utilizzato in questo tipo di prodotti, più propensi alla violenza tout court che non alla sottile ricerca psicologica e interiore – che mira a sfidare insistentemente la pazienza di chi osserva: l'abuso messo in atto dai due malfattori, è in realtà uno strumento con cui colpire lo spettatore, costantemente messo a dura prova. Sin dalle prime battute, l'arroganza dei due “infiltrati” crea la giusta atmosfera e il giusto tono; poi, gradualmente, la vera natura dei due emerge senza veli, in un vortice di sopraffazione e follia. Scatta così un delizioso e involontario meccanismo: la rabbia dello spettatore cresce di pari passo con quella dei protagonisti, quasi fosse un'esperienza interattiva. Chi osserva non è mai fuori dalla scena ma ne è parte integrante, “messo in punizione” in un angolo, immerso in un contesto malsano. Senza ricorrere a litri e litri di sangue, il regista riesce a inscenare un incubo spaventoso e angosciante, quasi tangibile, che non molla la presa neanche per un secondo. Haneke si abbandona volontariamente, e non a caso, a lunghissime pause e momenti di silenzio claustrofobici, dilatando i tempi delle azioni salienti al limite della sopportazione (non visiva ma, appunto, psicologica). A questo si aggiungono i continui ammiccamenti che uno dei due invasori rivolge al pubblico, guardandolo spesso attraverso la macchina da presa e chiamandolo in causa nelle sue decisioni. In una riuscitissima sequenza, sembra quasi che il film voglia prendersi gioco di chi osserva, spezzando la finzione e dimostrando che basterebbe afferrare il telecomando e mandare indietro o premere stop per essere “salvi”. Ma non si può fare altro che continuare a guardare, coinvolti e oltraggiati quanto gli infelici protagonisti. (Alessandra Sciamanna)
Da notare- Quando Funny Games venne proiettato a Cannes nel 1997, provocò un grosso shock al pubblico, tanto che molti (compresi alcuni critici cinematografici) lasciarono la sala prima della fine del film.
Perché su Bizzarro- Funny Games, oltre che utilizzare soluzioni spiazzanti e particolarissime, è un’esperienza “interattiva” capace di abbattere la “quarta parete”.
Film (più o meno) simili: l'omonimo remake del 2009
Trailer
Edizioni home video disponibili
NOTE:
Edizione italiana: fuori catalogo
Premi Principali: 2 premi al Fantasporto nel 1998, miglior regia al Chicago International Film Festival nel 1997
Film correlati: il remake omonimo realizzato nel 2009
Scheda del film a cura di: Alessandra Sciamanna