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Saprofita, Il Saprofita, Il
Categoria Inclassificabili
Tipologia Lungometraggio
Genere Drammatico
Parole chiave Intrighi familiari, Religione

Regia: Sergio Nasca
Cast:
Valeria Moriconi, Al Cliver (Pierluigi Conti), Giancarlo Marinangeli, Janet Agren
Sceneggiatura Sergio Nasca
Anno: 1974
Nazione: Italia
Durata: 100 minuti
In breve:
Ambizioni intellettuali e contaminazioni di genere: l'esordio di Sergio Nasca
Visite: 1465

Il Film


CARATTERISTICHE DEL FILM:

Stile: grande assente
Ritmo: inclassificabile
Tensione: sottesa
Erotismo: di bocca buona
Violenza: silente ma crescente

 

Recensione:

Amore e morte in salsa religiosa

Col termine saprofita, dal greco sapros (marcio) e phytum (pianta), si indicano quegli organismi che si nutrono di materia organica morta o in decomposizione. Ottima intuizione concettuale quella di Sergio Nasca alla sua prima regia, piena di ambizioni intellettuali e contaminazioni di genere.

Un aitante giovanotto, figlio di povera gente, lascia il seminario, poiché l'incapacità di parlare normalmente - conseguenza di un trauma - gli vieta di farsi prete. Grazie a una raccomandazione del suo confessore, egli viene assunto dalla baronessa Bezzi come autista di famiglia nonché infermiere dell'adolescente Parsifal, il figlio della nobildonna costretto in carrozzella da un'infermità alle gambe. Da assistente e amico del ragazzo, l'ex seminarista diviene ben presto amante della baronessa (il cui consorte già estromesso dall'amministrazione del patrimonio familiare si uccide), ma disdegna invece le offerte della giovane sorella di Parsifal.

Se innegabile è la forza simbologica di Al Cliver (Pier Luigi Conti), incarnazione beffarda di un anticlericalismo molto sentito dall'autore - sinceramente distante dalle denunce più blande e divertite di colleghi come Magni o Montaldo - ben diversa è la fattura tecnica dell'opera. La fotografia piatta mal ci invita a sposare gli assunti critici del film: il fallimento della famiglia tradizionale, i vizi perversi dell'alta borghesia annoiata, i rigurgiti del fascismo, la fragilità del clero e dei suoi insegnamenti. Il ragazzino paraplegico (Giancarlo Marinangeli) erotomane e nostalgico del ventennio fa sorridere più che riflettere (soprattutto se visto con gli occhi dello spettatore contemporaneo). Gli attriti e le debolezze della classe abbiente appaiono invece tremendamente macchiettistici, privi di quel prezioso "non detto" che avrebbe risposto, con maggiore efficacia, all'impellenza denunciataria di Nasca. Plauso comunque all'epilogo intelligente e blasfemo della vicenda: in una Lourdes affarista, confusionaria e turistica avverrà il disvelamento del saprofita, ben più ambiguo di quanto si possa prevedere, letterariamente molto vicino al cinismo del Dostojevski di Delitto e Castigo. Chi ne esce profeticamente sconfitta è quindi la religione cattolica (evitiamo di accennare oltremodo alle sequenze ambientate in seminario), le cui profonde contraddizioni sembrano rappresentare il principale cruccio del singolare regista romano. (Jacopo Coccia)

 

Da notare- L'antipatico Giancarlo Marinangeli lo ritroveremo in pellicole dalle medesime caratteristiche pruriginose come Peccatori di provincia e Cicciolina amore mio.

Perché su Bizzarro- Privo di qualsivoglia uniformità narrativa od estetica, resta indiscutibilmente un'opera dai tratti più unici che rari

Film (più o meno) Simili: Spell, dolce mattatoio aka L'uomo , la donna e la bestia (1977) di Alberto Cavallone

 

NOTE:

Edizione italiana: fuori catalogo

 

Scheda del film a cura di: Jacopo Coccia


1 Commento

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Fonzo Splendida Janet Agren al suo apice, una scena di sesso tra le più riuscite.
Commento inserito : sab 12-06-10
Federico Lazzeri Visto da piccolissimo su una privata. Ricordo vago, non mi colpì molto...
Commento inserito : gio 05-11-09


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